Missioni all'italiana

8 Aprile Apr 2015 1038 08 aprile 2015

Diaz e Psywar

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Arnaldo Cestaro riceverà 45mila euro dallo Stato Italiano come risarcimento. Eppure nessuna somma potrà giustificare quello che si consumò in quei giorni a Genova. Cestaro ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'Uomo per vedere riconosciuto quello che da anni testimoniava, e cioè di essere stato vittima di tortura durante l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di del 2001. Originario della provincia di Vicenza era partito per Genova con gli amici delle sezioni di Rifondazione comunista di Vicenza e Montecchio Maggiore. La sera del 21 luglio, dopo aver manifestato tutta la giornata, aveva trovato un posto dove dormire all'interno della Diaz. Il suo sonno fu interrotto dal rumore dei poliziotti che erano entrati con violenza nell'edificio. Intimorito si era messo contro il muro con le braccia alzate. Qui, inerme, aveva ricevuto colpi alla testa, sulla testa e sulle gambe che gli avevano provocato fratture multiple costringendolo nel tempo a vari interventi. Oggi la Corte Europea gli dà ragione riaprendo una delle pagine più ambigue e vergognose della storia italiana. L’elemento essenziale di quel luglio genovese non furono solo gli scontri, le provocazioni o le violenze poliziesche o la sconcertante impreparazione dei tutori dell’ordine italiani. La notizia più eclatante, e perciò la più accuratamente occultata, fu quel fiume di uomini e donne che aveva invaso le strade di Genova per manifestare le proprie idee nonostante quella violenza, quegli scontri e quelle provocazioni. Il sangue sparso nelle piazze e nelle scuole servì a una parte dell’Italia a coprire quell’immagine di popolo in piazza, ma soprattutto a favorire la trasformazione di una parte dei manifestanti in terroristi. La violenza poliziesca fu una sorpresa, ma per il G8 erano state preparate varie contromisure. Si andava dai videoattivi del centro sociale Forte Prenestino, bravissimi con la rete e la telecamera digitale, agli studenti del Tasso organizzati in gruppi dotati ciascuno di almeno un medico e un avvocato, sino alle indicazioni di Liberazione per la trasferta al G8 che individuavano un tipo nuovo e potenzialmente assai efficace di manifestante: disarmato e senza alcun “oggetto che possa sembrare atto ad offendere”, ma autonomo dal punto di vista logistico (sacco a pelo, bevande energetiche eccetera), con sistemi multipli di comunicazione (cellulari, walkman) e orientamento (carta topografica di Genova), con difese semplici ma efficaci contro i lacrimogeni (occhialini, limone e aceto) e con un articolato sistema di tutela legale, dalle indicazioni sul comportamento in caso di arresto al modo di contattare gli avvocati del Genova Social Forum. Alla fine quei manifestanti e i leader del Gsf divennero l’obiettivo di un’azione prolungata di psywar le cui infondate avvisaglie si erano avute con le indiscrezioni dei servizi segreti su palloncini pieni di sangue infetto di Aids preparati dagli anti-G8. E mentre si parlava di ordigni chimici per paralizzare le forze dell’ordine, la parte diplomatica della psywar fu affidata al ministro degli Esteri Ruggiero, un sostenitore storico della globalizzazione che fingeva di dialogare con i no-global. Una guerra psicologica molto più incisiva di una classica guerriglia urbana le cui conseguenze sono visibili ancora oggi.