Missioni all'italiana

9 Settembre Set 2015 1716 09 settembre 2015

La Cina e la strategia del pachiderma

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Nel celebrare i veterani e i caduti della II guerra mondiale, il presidente cinese ha voluto dare una dimostrazione di forza soprattutto in direzione della politica interna cinese. Il taglio dell'esercito è una segno di autorità nei confronti dei vertici delle Forze Armate. Xi Jinping vuole dimostrare di avere il timone ben saldo.

Le forze armate cinesi oggi contano 2,2 milioni di soldati e subiranno un taglio di 300 mila unità. Pechino ha voluto mostrare i nuovi mezzi a disposizione delle proprie forze armate, l'84% dei quali comparsi durante la recente parata celebrativa. Nonostante il rallentamento dell'economia il governo ha destinato ingenti fondi all'ammodernamento della Difesa con un budget cresciuto del 10,1% nel 2015. Tra le nuove armi presentate durante la parata, sono sfilati i nuovi droni ma soprattutto i missili balistici Dongfeng-21D con una gittata di 1.450 chilometri, in grado da solo di affondare una delle enormi 10 portaerei Usa in pieno Pacifico. Pechino avrebbe già sviluppato una versione a lunga gittata dello stesso missile, il DF-26 che può centrare una portaerei a 3.500 chilometri di distanza. Fino agli anni Ottanta la dottrina militare cinese era basata sulla “guerra popolare”: questa dottrina, elaborata da Mao-Tze Tung durante la guerra contro il Giappone (1937-’45) e la successiva guerra civile (’45-’49), prevedeva la cooperazione tra truppe regolari e milizie popolari e puntava sulla mobilità e sulla guerriglia. Dalla fine della guerra fredda l’esercito cinese è passato attraverso diverse fasi: la guerra popolare in condizioni moderne, la guerra limitata in condizioni di tecnologia avanzata, la guerra limitata in condizioni di tecnologia avanzata e informazione. La modernizzazione della Marina cinese mette in apprensione non solo gli Usa ma soprattutto gli Stati del Pacifico a cominciare dal Giappone. Eppure molti analisti cinesi ritengono che l’agire della Cina sulla scena internazionale segua la “strategia dell’elefante”. I movimenti lenti del pachiderma rendono bene l’immagine della Cina come potenza regionale rispettata sul piano internazionale, un paese che non minaccia la sicurezza dei paesi vicini e non ne teme le minacce. Nella sua interpretazione delle leggi secolari della politica fra le nazioni, Shi Yinhong classifica gli Stati in tre categorie: leader, contendenti e seguaci. Oggi il titolo di leader e guida mondiale sembra non interessare la Cina nonostante metta in vetrina il suo arsenale militare. Gli Stati Uniti e il Giappone hanno diffuso la teoria della “minaccia cinese” che la Cina rigetta accusando gli Usa di vendere armi a Taiwan. Il problema è che nella regione non esiste un sistema collettivo per la sicurezza mentre restano aperte numerose dispute di confine che portano i singoli paesi ad aumentare sempre di più le spese militari per sentirsi più sicuri.