Missioni all'italiana

9 Novembre Nov 2015 1132 09 novembre 2015

L'Italia avrà droni armati

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Un drone MQ-9 Reaper, in volo sulla base dell'Air Force americana a Indian Springs, Nevada.

Gli Usa hanno accordato la vendita all’Italia dei kit di armamento per i droni in servizio nell’Aeronautica Militare che li ha acquistati negli ultimi anni dalla statunitense General Atomics impiegandoli in Medio Oriente dall’Iraq all’Afghanistan o per le operazioni contro l’Isis, fino al Nord Africa, vedi il caso della Libia. Londra era fino a oggi l’unico alleato degli USA ad essere stato autorizzato non solo ad armare i propri Reaper ma addirittura ad imbarcare sui velivoli teleguidati i missili Brimstone. La richiesta dell’Italia era stata presentata nel 2012, di armare due suoi droni MQ-9 Reaper con missili aria-terra Hellfire, bombe a guida laser e altre munizioni. Un accordo dal valore di 129,6 milioni di dollari. Attualmente abbiamo due General Atomics MQ-9 Reaper, conosciuti anche come Predator B. A differenza dei sei Predator A che pure abbiamo alla base di Amendola (FG), i Reaper si possono armare. Gli attacchi dei droni hanno provocato però ad oggi diverse vittime civili. Spesso avvengono in contesti di cui si ha una conoscenza molto limitata. Può succedere, per esempio, che la fonte dell’intelligence sia poco affidabile e si finisca per bombardare la casa sbagliata. I casi di errori di valutazione che hanno portato all’uccisione di civili sono molti, soprattutto in Pakistan. In quel paese gli Stati Uniti hanno fatto spesso ricorso ai cosiddetti signature strikes. Al contrario dei personal strikes, in cui i droni sono usati per colpire una persona o un gruppo di persone di cui si conosce l’identità, i signature strikes vengono ordinati sulla base delle attività che il potenziale obiettivo sta svolgendo. In merito ai costi di un drone si va si va dal piccolo e poco costoso Shadow – circa tre metri e mezzo di lunghezza per quattro di apertura alare, che viene lanciato con una catapulta pneumatica e costa 750 mila dollari a pezzo – fino al Global Hawk, che è il più grande (35 metri di apertura alare) e costoso (104 milioni di dollari a pezzo). Anche l’Italia è in grado di produrre droni. All’epoca del generale Musharraf, l’Italia aveva venduto al Pakistan ben 25 droni, tanto da dotare “il paese dei puri” di un piccolo arsenale telecomandato. Progettato dalla Selex Galileo il “Falco” era arrivato ad Islamabad per contrastare il terrorismo.