Missioni all'italiana

14 Maggio Mag 2016 1002 14 maggio 2016

Continua l'impegno italiano in Iraq

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Il ministro della Difesa Roberta Pinotti. «Roberta è il generale e io il sergente che fa eseguire i suoi ordini alla truppa», ha ammesso il marito.

Ricostruire l’esercito iracheno per contrastare l’Isis è stato sempre un obiettivo italiano e non solo. Sono oltre 800 gli appartenenti alle forze di polizia irachena che gli istruttori della Task Force Carabinieri hanno addestrato e formato per circa due mesi a Baghdad e che ieri hanno completato il loro ciclo addestrativo. Presso la base Camp Dublin a Baghdad, 550 polizotti di 12 Province irachene e 268 poliziotti della 4° Brigata della Federal Police, di Baghdad hanno preso parte alla cerimonia di chiusura (Graduation Ceremony) del 4° corso “Law and Order” e del 21° corso “Carabinieri”. I due corsi conclusi erano incentrati su 8 moduli addestrativi relativi a temi di natura tattica e tipici di polizia, tra le quali diritti umani, etica professionale, ordine pubblico, controllo del territorio, comunicazioni, polizia di prossimità, sopralluogo e repertamento sulla scena del crimine, primo soccorso medico e contrasto agli ordigni esplosivi improvvisati (C-IED). Al termine della cerimonia i poliziotti iracheni hanno simulato alcune attività pratiche di ordine pubblico, di arresto di un pericoloso terrorista e di bonifica di un edificio, che hanno dimostrato l'ottimo livello di capacità e di preparazione raggiunto dal personale iracheno. Sono circa 3000 (70% Sunniti e 30% Sciiti) i poliziotti iracheni addestrati dal giugno 2015 ad oggi, dai circa 90 carabinieri della Task Force Carabinieri, inquadrata nella missione "Inherent Resolve – Prima Parthica", con lo svolgimento di numerosi corsi basici e specialistici, quali un corso di Tutela del Patrimonio Culturale, un corso di Anti-Terrorismo e Criminalità Organizzata. Restano però problemi passati ancora irrisolti come l’incapacità tattico-militare e lo scoraggiamento spesso dichiarato dalle autorità militari irachene. Per non parlare della corruzione o delle armi italiane poi ritrovate in vendita nei mercatini di Baghdad. A questo punto è lecito domandarsi perché inviare dei soldati italiani a difesa della diga di Mosul quando potrebbero farlo quelli iracheni addestrati dai Carabinieri? L’Iraq vive una situazione complessa derivante dal post Saddam e dalla politica americana in quell’area. A livello mediatico ci si concentra molto sulla presenza dell’Isis ma nella dissoluzione dell’Iraq una buona colpa va attribuita alle autorità di Baghdad e nelle scelte scellerate compiute in precedenza da Al Maliki.