Missioni all'italiana

10 Luglio Lug 2017 1216 10 luglio 2017

In Burundi più di mille morti negli ultimi due anni

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Secondo un rapporto dalla Federazione Internazionale dei diritti dell'uomo (FIDH) diversi stati africani stanno sprofondando nella dittatura e nella violenza. Il rapporto reso noto il 4 luglio mette in evidenza anche la crisi economica che sta impoverendo sempre più la popolazione. In merito al Burundi si parla di “un regime dittatoriale sempre più violento” che in due anni ha fatto già 1200 vittime. Inoltre diversi civili sono stati vittime di sparizioni forzate, centinaia o addirittura migliaia di persone sono state torturate e più di 10.000 sono ancora detenute arbitrariamente. Nella speranza di fuggire alla violenza politica circa 400.000 burundesi hanno cercato rifugio nei paesi vicini. La maggior parte delle violenze sono state commesse dai servizi di sicurezza burundesi e delle milizie che agiscono sotto il loro controllo. Il Burundi è immerso in una grave crisi da quando il presidente Pierre Nkurunziza si è ricandidato per un terzo mandato violando la Costituzione e respingendo un tentativo di colpo di stato. Inoltre c’è stata una evidente violazione degli accordi di Arusha che prevedevano la condivisione di potere tra Hutu e Tutsi dopo una guerra civile durata tredici anni dal 1993 al 2006. Allo stesso tempo, il regime ha installato un comitato per modificare il testo costituzionale ed eliminare i limiti di mandato presidenziale. Accanto a ciò una campagna punitiva gestita con l'aiuto dei servizi di sicurezza e delle terribili milizie Imbonerakure che nel giro di due anni hanno messo a tacere tutti i rappresentanti dell’opposizione e i possibili avversari sospetti. In questo contesto si è sviluppato il partito stato del CNDD-FDD, attraverso un culto della personalità del presidente. Diversi monumenti si moltiplicano in tutto il Burundi. Le informazioni raccolte dalla Federazione Internazionale dei diritti dell'uomo sono chiare. Nelle 470 testimonianze di rifugiati del Burund,i che sono al riparo nei paesi vicini, risultano particolarmente evidenti le crudeltà subite così come ha dichiarato Fatsah Ouguergouz, il presidente della commissione, nel corso di una relazione al Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra. Di fronte a tutto ciò il partito di Nkurunziza fa orecchie da mercante e preferisce continuare a scagliarsi contro i diversi giornalisti stranieri, su cui il regime minaccia mandati di arresto internazionali, poi contro il Rwanda, accusato di preparare il genocidio di hutu in Burundi, e infine contro la Chiesa Cattolica accusata di essere la fonte istigatrice di tutti i colpi di stato avvenuti nel paese, compreso quello fallito nel maggio 2015.

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