Mister Right

8 Giugno Giu 2012 0204 08 giugno 2012

Mediomen

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Shaun The Sheep. La pecora di Wallace & Gromit.



Sono quasi le due del mattino e forse dovrei dormire, invece di stare qui ad interrogarmi sul perchè il fatto di essere una donna fa sentire gli uomini in diritto di rivolgersi a te con frasi infarcite di allusioni sessuali e riferimenti più o meno espliciti al mondo della copula.
Mondo che, evidentemente, questa generazione di Mediomen ha visto solo in cartolina.
Ma trovo la cosa talmente fastidiosa che lanciare un SOS è quasi un dovere morale.

Racconto alle amiche tre episodi successi nell'ultimo mese e mezzo.
L'inguaribile ottimista prova a giustificare i soggetti in questione, dicendo: «Gli uomini sono tutti timidi e imbranati, quindi, per rompere il ghiaccio, attaccano sull'unico terreno su cui sono ancora convinti di dominare. Il sesso». No vabbè. Questa non regge. Ben venga la timidezza. A chi verrebbe in mente di mascherarla con la maleducazione?
Quella delusa dagli uomini pesantemente commenta: «Brutte merde» e ordina il terzo Chardonnay. Già più accettabile.
L'ultima, che si sta per laureare in Antropologia, mi attacca un pippone di ore sul fatto che già dalla preistoria l'uomo si è sentito investito del ruolo di cacciatore e come tale, legittimato a dominare. Il fatto che ora lo faccia (o almeno ci tenti) verbalmente e non al grido di: «Wilma, la clava» è semplicemente segno dell'evoluzione dei tempi.
(Ndr: non montatevi la testa. Se ci fate caso, noterete che la maggior parte degli uomini è ancora ferma alla soddisfazione dei bisogni primari fame-sonno-cacca-sesso. E MAMMA. Quindi, non è che poi i tempi siano così cambiati).

Ma torniamo al punto. Ovvero: ai tre episodi imbarazzanti.
Il primo: lui è uno stimato professore universitario. Ha scritto libri, è titolare di un paio di cattedre, lo invitano ai convegni. Però ha la faccia da Ispettore Gadget e il trapianto di capelli a cui si è sottoposto non lo ha reso meno sgradevole di prima. Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirglielo. Questo forse gli farebbe passare la voglia di uscirsene con la perla che ha regalato alla sottoscritta. Entro nel suo studio per consegnare del materiale che dovrebbe diventare parte del suo prossimo saggio. Ho con me la borsa da signorina chic e un sacchetto di tela su cui è riprodotta la pecorella di Wallace & Gromit che vedete nella foto.
E lui commenta: «Che cos'hai sulla borsa Valeria? Una bella pecorina?». E ridacchia, facendomi l'occhiolino. Una bella pecorina??????? Farfuglio qualcosa, mollo i fogli sul tavolo ed esco, meditando di tornare con un ariete, vivo, che se lo incorni sì, stavolta, alla pecorina. Giusto per chiarirgli il significato di un termine di cui, sono certa, ignora la corretta accezione.

Il secondo: Bar Magenta. Ora di pranzo. Arrivo da una mattinata pesante e ho un unico desiderio: mangiare qualcosa di caldo, leggere il giornale, non pensare a niente. MA. Il bar è strapieno. E io sono da sola in un tavolino da due. Il cameriere mi chiede se mi dà fastidio che un'altra persona da sola si sieda con me. Come posso rifiutare?
Lui è un incrocio tra un piazzista e un venditore di auto, come genere. Di quelli che vogliono fare i brillanti ma crollano sui dettagli. Abito comprato alla GinaLebole, con il colletto della camicia smangiato. Conversazione di questo tenore: «Ma come mai una ragazza così carina non ha nessuno che le fa compagnia a pranzo?». Sono tentata di rispondere: «Perchè sono affetta dal virus Ebola», ma preferisco abbozzare e sperare che finisca tutto molto presto. Lui rilancia: «Senti, io a Milano ho un certo giro...la sera sono sempre al Roialto (ah, bhè, allora...ndr)...perchè non vieni? Ci beviamo qualcosa poi...lo sai com'è no...quattro dischi, un po' di whisky...».
Allora, improbabile pirla che mi stai rovinando il pranzo: ficcati bene in testa che hai appena citato un pezzo di Il Triangolo di Renato Zero. Ovvero, stai proponendo a una sconosciuta di fare una cosa a tre...e senza nemmeno saperlo. Devo aggiungere altro????

E infine: ricevo la proposta di un collaboratore di scrivere un pezzo. Il cui tema dovrebbe essere «Come mai le auto un tempo erano dei posti in cui si faceva l'amore (il mio sopracciglio si alza leggermente), cioè delle alcove (storto la testa con aria perplessa) mentre adesso sono decisamente frigide? (eh no, adesso basta)».
Di fronte al mio sbigottimento, argomenta che si riferisce al fatto che le auto oggi sono sempre più piccole e quindi farci l'amore dentro è complicato.
Cerco di uscirne con eleganza, perchè in questo caso ho la certezza di avere davanti un uomo intelligente a cui si può concedere il beneficio del dubbio che avesse buone intenzioni. Ma non posso evitare di raccontarlo a una collega decisamente più cinica della sottoscritta che commenta: «Dovevi dirgli che, con l'uomo giusto, si può fare l'amore anche sul monopattino». Ecco, questa me la tengo per la prossima volta. Qualcosa mi dice che ci sarà senz'altro....

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