Mister Right

24 Giugno Giu 2012 1616 24 giugno 2012

L'ultimo dei gentiluomini

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Julio Iglesias. L'ultimo dei romantici.



Julio, salvaci tu. Julio inteso come Iglesias. L'uomo dai capelli impomatati e tinti di nero metallizzato, l'unico a cui sia consentito indossare una giacca bianca in un contesto diverso da un matrimonio in Colombia, il pirata e il signore, professionista nell'amore.
Lui aveva capito. Aveva capito che ci sono regole che ogni uomo deciso ad essere percepito come tale DEVE conoscere. Una sorta di galateo implicito, di cui i rappresentanti del genere maschile dovrebbero essere dotati di default. E invece no. Mi tocca assistere a delle scene inenarrabili, che contraddicono ogni regola di buon senso. E ancora una volta lasciano me e le mie amiche interdette.

Weekend a Riccione con gli amici. Ho deciso di dotarmi di una paletta scacciamosche per tenere lontani tutti quelli che, visto che sono single, danno per scontato di potermi approcciare con la più classica pacca fintamente amichevole sul didietro, con diverse varianti sul tema, che vanno dal grattino sul collo all'abbraccio non richiesto, allo sbavamento a distanza ravvicinata, dato dai troppi cocktail, al fastidioso strusciamento sulla pista da ballo. Che praticato da gente che forse ha mosso il bacino l'ultima (e unica) volta come si deve quando ha avuto le coliche renali...è uno spettacolo degno del Bestiario di Aberdeen.

Le frasi generalmente utilizzate per accompagnare queste mosse spaziano da: «Senti, ma perchè non ci facciamo una notte di sesso e poi amici come prima?» (ndr. perchè non siamo nemmeno amici come credi, figuriamoci se vengo a letto con te), al: «Senti, secondo me adesso dovresti goderti la vita e non stare lì a sottilizzare troppo» (ndr. e il fatto che tu abbia pronunciato la parola GODERE  con quel pizzico di enfasi in più e un ammiccante, poco curato sopracciglio che si alza...è ovviamente casuale...), al grandioso: «Senti, io te lo dico, tu non sai cosa ti perdi» (ndr. casomai, chi non sa cosa si perde, sei tu, sfigato...).
Nella peggiore delle ipotesi (mi è ovviamente capitato anche questo), il lui in questione si fa bello della possibilità di un vostro amplesso davanti agli amici, con frasi come: «Adesso sto lavorando per farla diventare la mia amante, secondo me tra un pò ci riesco» (ndr. bravo, scommettici sopra e magari vinci il televisore da MediaWorld).

Queste cose ve le dovete dimenticare. Vi prego. Una donna non si approccia così. Noi non vogliamo l'ultimo dei gentiluomini, vogliamo l'ultimo dei romantici. Il romanticismo non è passato affatto di moda. È un po' come la linea editoriale del sito su cui scrivo. Il direttore mi dice sempre che dobbiamo dare il sogno e il servizio. Ecco: il servizio è l'ABC dell'avere a che fare con una donna.
Poi spezzateci pure il cuore, ma almeno scegliete la delicatezza, l'ironia, la cortesia, la seduzione intelligente. Al ristorante dovete entrare prima voi. Quando incontriamo i vostri amici, è carino che ci presentiate. Non volete aprirci lo sportello? Va bene, però quando saliamo in macchina lasciate almeno intendere che avete notato la nostra presenza. Il sesso fatelo, invece di blaterarne tutto il tempo. Non dite frase poco gentili sulle mestruazioni, la cellulite, i soldi che spendiamo per le scarpe, il fatto che non sappiamo guidare.
E se una donna vi manda un sms carino perchè è in un posto super romantico e ha pensato a voi, non è che per forza sta scritto che:
A) non dovete rispondere, se no sembra che ci teniate troppo
B) se rispondete, ve la tirate pure un pochino, dicendo che «non si può avere tutto dalla vita» (ndr. frase il cui significato subliminale è «sei andata al mare con le amiche invece di uscire con me? Eccoti servita»).
Anche perchè un sms del genere scatena un consesso di cervelli - tre amiche a confronto - che si interrogano sul perchè gli uomini non capiscano mai qual è la cosa giusta da fare (ndr. in questo caso, la risposta dell'ultimo dei romantici sarebbe stata «il tempo di mettermi in macchina e ti raggiungo. Preparati al bacio più mozzafiato della tua vita, sulla terrazza di cui mi hai mandato l'mms». Non importa se poi non l'avreste fatto davvero...).

Forse non vi è chiaro, ma noi dalla vita vogliamo proprio tutto. Subito. E non avete proprio niente per cui tirarvela. Per un po' ho frequentato un ragazzo che aveva la perversa idea che non farmi mai sapere quando ci saremmo visti mi facesse impazzire d'amore per lui. Il che poteva avere un senso le prime due volte. Una baggianata del tipo che l'attesa aumenta il desiderio ci sta quando noi siamo in tempesta ormonale e pensiamo solo a quando sentiremo suonare il citofono. Ma alla terza notte passata ad aspettare lui che doveva arrivare alle 10, mentre era la una, o con la sveglia puntata alle 4 di mattina per aspettare che lui tornasse dalla serata con gli amici, mi sono fatta una doccia fredda e mi sono resa conto che a farmi impazzire era la mancanza cronica di sonno, non di lui.

Il premio del peggior comportamento da tenere con una donna, in ogni caso, va al genio che ha fatto sì che il mio sabato sera finisse così: una ventina di amici in moto, aperitivo, cena, dopocena a ballare, poi la decisione di andare in un'altra discoteca sulla spiaggia.
Io sono l'unica che non ha un marito, un fidanzato, un accompagnatore ufficiale, per cui ogni volta salgo in moto con chi non ha una passeggera.
E quindi si intende che in qualche modo sono sotto la sua responsabilità. Ovvero, anche se so badare a me stessa, sono legata a lui per rientrare in albergo, per esempio. Arrivati al locale, il tomo in questione, con un paio di compagni di merende, mi fa capire che vorrebbe rimanere al locale...da solo. Io, perplessa, chiedo come faccio a tornare in hotel, visto che dista 22 km. Lui suggerisce di prendere il casco e vedere se trovo qualcuno. Anzi, di uscire dal locale dove ci sono mille persone, andare alla moto, prendere il casco, rifare la coda per entrare (oltre alle mille persone dentro il locale ce ne sono altrettante fuori e lui ha il coraggio di osservare che siccome sono una donna mi faranno saltare l'attesa) e riportargli le chiavi. La fettina panata quando te la porto, invece, amore?

Senza dargli nemmeno la soddisfazione di fanculizzarlo apertamente, esco dal locale con i miei due amici salvavita, strappo il casco dalle borse laterali del tomo e a quel punto comincio a usare il mio senso pratico per capire come diavolo tornare in albergo. Tento la ricerca di un taxi. Impensabile. Mi sfiora l'idea, per una vendetta implicita verso tutto il genere motociclistico made in Usa, di salire dietro il primo Ducatista che passa, ma mi rendo conto che è troppo anche per me. Il cuore Harley non si tradisce. Poi, un barlume. Mi sembra di ricordare che in Riviera c'è un servizio notturno di autobus per evitare che i ragazzini si schiantino in macchina. Cerco la fermata e insieme alla mia amica, mentre il marito ci segue in moto, mi sparo prima un Rimini-Riccione alle tre del mattino sul bus, con diciottenni impasticcati, vomito a terra e bottiglie di birra che rotolano, e poi un Riccione-Cattolica, con la stessa modalità. Per finire, arrivati a Cattolica, decidiamo che torneremo in albergo in tre sulla moto. Da filmare. Avevamo il casco tutti e tre, almeno.
Sono così incazzata che non mi resta che mettere a tacere il nervoso con la più buona piada squaquerone e rucola della storia recente. E il disgraziato che mi ha messo in questa situazione che fa? Telefona, ubriaco, alle 4....per sapere se sono in albergo sana e salva.
Sana, di mente, soprattutto. Tanto che stamattina sono rientrata in treno.
Non ci siamo. Proprio no.

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