Mister Right

27 Giugno Giu 2012 2312 27 giugno 2012

Fenomenologia dell'uomo con il gilet

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L'uomo con il gilet. Ovvero: l'anti-maschio.



Se è vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, allora ultimamente ci dev'essere qualcosa che non va nella disposizione dei pianeti. Prova ne è che assisto all'assunzione da parte dei cosiddetti rappresentanti del genere marziano di comportamenti del tutto inappropriati per un MASCHIO, che a volte sconfinano nel ridicolo.
E la cosa peggiore è che se glielo fai notare...
a) si offendono. Nel caso non l'aveste ancora colto, gli uomini di oggi sono dei fighetti permalosi. Tutti. Indistintamente. Loro possono massacrarci in ogni modo. Noi guai a fargli una battuta.
b) si vendicano. Già, perchè per loro vale ancora la legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Ed essendo i soliti esagerati...tu fai una battuta e loro...ti rispondono con una mina antiuomo (anzi, antidonna). E più sono carini e consapevoli del loro essere interessanti...più si risentono.
Ma torniamo ai comportamenti.

L'UOMO CON IL GILET
Premessa. Io ODIO l'aria condizionata. Sono una di quelle che in estate gode ad andare in giro in macchina con una temperatura di crociera di 36 gradi, con il solo finestrino abbassato. Una di quelle che in aereo si avvolge la coperta in dotazione attorno tipo sarcofago, per non passare 12 ore di inferno. Una di quelle che aspetta per un anno che arrivi l'estate per sfoggiare la sua collezione di abitini monospalla, senza maniche, con la schiena nuda...ed è è costretta a trascorrere circa 10 ore al giorno in un ufficio in cui, tra colleghe con le caldane e colleghi che «fa troppo caldo, diminuiamo la temperatura dell'aria» di default...non resta che ingozzarsi di biscotti e taralli della macchinetta, nella speranza di alzare la temperatura corporea. E salutare i pinguini del corridoio, passati ormai da nomadi a stanziali.
Però al massimo mi metto una pashmina sulle spalle. Cioè, modero il livello di scene che si possono fare anche se muoio di freddo. Evito di sclerare, insomma.
Diversamente da quanto fa l'uomo con il gilet. Ha iniziato in modo sottile e quasi anonimo ad estrarre dallo zaino un gilerino viola e a posarlo sullo schienale della poltrona. Tanto che per un attimo mi ha regalato l'illusione che non so, fosse un maglione della fidanzata, finito a lui per sbaglio. Poi ha incominciato a lamentarsi come gli anziani all'ospizio (mancava che parlasse in dialetto milanese con le mani giunte dietro la schiena): «Eh no. Così non è possibile. Io ho mal di schiena. Io ho mal di gola. Io sono tutto bloccato». E via con curiosi tentativi di interpretare la direzione del getto dell'aria, neanche stesse illustrando la teoria della relatività di Einstein. Finchè. Finchè decide di prendere la situazione di petto - o meglio di schiena - e passa dal gilet viola al cashmerino grigio. Maniche lunghe, fila di bottoni...e via, mancano la pipa e le ciabatte e mio nonno al confronto è un dilettante. Ma insomma...com'è che certi colleghi se ne stanno impavidi in t-shirt e altri si devono mettere il paletot? E soprattutto: ma se non ci imbacucchiamo noi...vorrete mica farlo voi??? Per far sentire meglio il povero collega in questione, che si riconoscerà in queste righe, segnalo che mi è capitato di uscire con un tipo che a metà cena, in un ristorante in cui c'era un normale livello di aria condizionata, ha preso il maglione che aveva in vita (sì, lo so. Dovevo mollarlo solo per il fatto che si era presentato con un maglione in vita)...e se lo è avvolto intorno alla pancia. Di fronte alla mia espressione allibita, ha argomentato: «Se non mi copro, poi non digerisco». Come distogliere l'attenzione di una donna dallo spaghettino alla bottarga, portandolo su un potenziale dopocena a base di Imodium. (FAIL)

IL DIETOLOGO
Di questa tipologia di uomo fastidiosa abbiamo già parlato. Lui è magro. Anche troppo (approfitto per spezzare una lancia a favore della pancetta, che se modesta ci sta pure. Meglio la pancetta, che un dinoccolato zombie). E si sente in diritto di parlare di argomenti che un uomo neanche dovrebbe avvicinare. Come la dieta, le calorie, il peso femminile. L'ultimo che ho incontrato me lo ritrovo come vicino di pranzo. Lui mangia le salutiste polpette con verdure preparate con amore dalla fidanzata. Io, stranamente, non sto scofanando tre fette di pane e Nutella, ma un avocado. Frutto che adoro, che mangio di continuo e che fa pure bene. Lui alza lo sguardo e con aria schifata e superiore (aria che aveva già assunto mentre la sottoscritta si era permessa di interrompere la sua lettura della Gazza per parlare dell'Europeo - sì, io essere donna, ma io essere in grado di sostenere una conversazione che ha per oggetto il calcio in senso lato e non solo le chiappe sode dei giocatori - ) osserva: «Ma lo sai che l'avocado è un frutto grassissimo ed è pieno di calorie?». Immaginate con quanto gusto ho continuato a mangiarglielo davanti. Cioè. Tu non dovresti nemmeno sapere cos'è l'avocado. Figuriamoci conoscerne le calorie. Mi consolo pensando che forse l'ha letto sull'ultimo numero di ViverSani e Belli, spiato alla fidanzata. (FAIL)

L'IPOCONDRIACO
E qui ne avrei per ore...ma mi limiterò a un paio di esempi. Lo sapete, vero, che quando un uomo sta male...STA MORENDO? Che un semplice raffreddore deve essere debellato con un'arma atomica, secondo loro? Che una febbre si trasforma in una malattia incurabile dalla quale non guariranno mai? Che un'allergia al fieno li invalida al punto che ancora un po' non riescono a lavorare, a dormire, a smettere di soffiarsi il naso rumorosamente tutto il giorno? Ma insomma...siete uomini o mozzarelle? Comincia sempre così: «Porca eva. Non mi sento bene. Mmhhh...no, no. Qui c'è qualcosa che non va». La donna, pragmatica, osserva: «Cos'hai?». Lui non riesce a spiegarlo. E riprende: «Non lo so, ma così non va bene. Mi sto ammalando». Se per sfiga la cosa si conclama, appunto, in una febbre...il range di cazzate va dal: «Dammi l'antibiotico» al «Ma se di Tachipirina ne prendo due per volta invece di una, visto che sono un uomo? (ndr. adesso non esageriamo...)» al «Vale, ma non è che non guarisco più? (ndr. non farmi cadere nella tentazione di augurarmelo...). Inutile sdrammatizzare. Ci prendiamo un vaffa. Inutile cercare di essere coccolose. Ci prendiamo un vaffa. Inutile ignorarli. Ci prendiamo un vaffa e ci sentiamo dare delle stronze.
L'unica soluzione è chiamare la mamma (loro). Abbandonarli al loro destino. Tanto, che sono in punto di morte, non ci crede nessuno. (FAIL)
E intanto, uscire con le amiche.

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