Mister Right

1 Luglio Lug 2012 1236 01 luglio 2012

Ti mangio la testa, maiale. Aspettando Spagna-Italia

  • ...

Mario Balotelli. Un perfetto mammone all'italiana.



Non spaventatevi. La frase del titolo è una fra le più carine che ho sentito pronunciare giovedi sera al panel di giovanotti riunito in ufficio davanti al plasma per seguire Germania-Italia. E ancora una volta, questo consesso di ormoni maschili allo stato brado - il calcio è forse l'espressione più primitiva dell'essere uomo, in Italia soprattutto - è stata un'occasione ghiotta per osservare l'altra metà del cielo e fare un paio di riflessioni.
Bar Sport 2.0: occhi sullo schermo, dita sulla tastiera del computer e dell'Iphone.

Fischio d'inizio. Si materializza, come previsto, la curiosa relazione tra il maschio medio italiano e Mario Balotelli. Che si aggiunge alla lista, ben rimpolpata da questi europei (vedi Carroll) dei bad boy, toyboy, sexy boy, scegliete voi la definizione che preferite. Tanto il concetto è chiaro.
Appena scendono in campo, il povero Mario è il «nero», lo «scansafatiche», il «cazzaro». Ogni errore è una pioggia di insulti irripetibili. Non vi dico la reazione mentre noi fanciulle commentiamo le cose più improbabili e irripetibili sulla sua cresta bionda: tutti a massacrarlo, gelosi cronici consapevoli del fatto che quel che ha Mario, loro non ce l'avranno mai (sto parlando del talento calcistico, tranquilli). «Ma ragazze, per favore, parla bresciano! E poi, non gioisce nemmeno quando fa gol! E poi, sparava con la pistola scacciacani dalla sua R8! Un tamarro vi piace, siete scandalose!!!».
Poi arriva il primo gol. Delirio. E i toni cambiano. Il Balo è sulla strada della beatificazione. Al secondo gol è santo subito. Diventa persino bello agli occhi di chi lo ha massacrato sino a 10 minuti prima. Mi vendico scrivendo su Facebook «Mario, al terzo togliti i pantaloncini», raccogliendo una vagonata di Like, mentre la collega twitta «Dio è nero. Ne ho le prove». E via così.

Poi c'è spazio solo per la scaramanzia. Guai a chi sposta la sedia. Guai a chi parla. Guai a chi si alza per fare pipì. L'unico che si azzarda a prendere un bicchiere d'acqua viene accusato di essere causa del rigore che ci fischiano contro. Sento persino dire che è vietato ordinare una pizza diversa dal solito, non si sa mai.
Noi donne capiamo che i primati sono talmente presi dal panico che è il momento di approfittarne. Rubiamo fette di pizza a chiunque, spilucchiamo salame piccante dalla Calabrese che non abbiamo ordinato per decenza, ma che avremmo volentieri mangiato al posto della smilza Margherita, diciamo frasi provocatorie a caso per vedere come reagiscono. Faccio un esperimento scientifico, sdraiando i miei jeans attillati e le mie scarpe nere con il tacco, abbinate a smalto rosso sulle unghie, su una delle cassettiere. Niente. Non reagiscono. Sentono solo la voce di Gentili, che ha il coraggio di dire Pirlesque. Non funziona nemmeno buttare lì che se l'Italia vince, magari improvvisiamo uno spettacolino di BURlesque.
Zero assoluto. Siamo percepite come uomini anche noi. Tanto è vero che al fischio finale mi sento strapazzare al grido di «Bella li!!!!!», come se fossi una di loro. Che meraviglia.

C'è spazio anche per la nemesi celeste, quando SuperMario sveste i panni del bello e maledetto per abbracciare la mamma che piange. Ora è ufficialmente l'uomo che tutte noi vorremmo presentare alla nostra, di mamma.
Stasera si replica. E guai a chi si muove. Mario, mantieni la promessa: segnane quattro.
Noi intanto pensiamo a cosa farti togliere, dopo i pantaloncini...

Correlati