Mister Right

7 Luglio Lug 2012 1943 07 luglio 2012

Prove tecniche di resistenza

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Il pantalone rosso. No. No. No.



Raduno in moto con gli amici. Tra loro, un residuato bellico. Ovvero, lo yuppie di ritorno. L'uomo che ancora ha il coraggio di indossare i jeans Levi's...rossi. Sì, perchè c'è stato un momento - eravamo più o meno a metà degli anni Novanta, in pieno mood «possiamo essere fighetti anche in modalità understatement» - in cui gli uomini si erano fatti la curiosa idea di poter indossare i jeans color verde mela, giallo limone, rosso mela. Se la cosa era improponibile allora, figuriamoci adesso. Non vorrei che ad averli confusi sia stato il deprecabile ritorno del fluo degli anni di Alberto Camerini. Ad ogni modo.
Il tizio in questione, 40 e qualcosa, alto, brizzolato, ha come tratto distintivo il sopracitato calzone, portato rigorosamente quei tre cm troppo sopra la caviglia, strategici per
a) far pensare alle donne che non ha vicino nessuno che gli faccia gli orli come si deve e suscitare l'innato spirito da crocerossina (o da sartina, in questo caso)
b) mostrare il mocassino (altra mostruosità a cui dedicherò presto un post). Un Tod's, in questo caso. Perchè il concetto è: «con quello che mi sono costati, almeno guardatemeli».
Cintura strettissima in vita, polo blu. Talmente magro che tra noi amiche sentenziamo: «Impossibile andarci a letto. Siamo più in carne noi di lui».

Lui è il re del Radetzky. Di un bar in zona Garibaldi a Milano che inspiegabilmente attrae centinaia di persone ogni sera all'ora dell'aperitivo. Un 60% di chi lo frequenta ci va perchè è sotto casa di Fabrizio Corona. E quindi:
- sperano di vedergli lanciare ancora delle mutande
- speravano di vedere Belèn
- in assenza di mutande e di Belèn, gli lumano la Bentley parcheggiata, rigorosamente, sul marciapiede

Clientela media, appunto, gli yuppies di ritorno. Le modelle e i modellari. I driver. Gli aspirazionali. E lui. Che lì ha arricchito, a suo dire, il proprio «parco donne» in maniera significativa. E proprio lì ha conosciuto quella che ci descrive come «la sua attuale fidanzata». Mentre sento questa frase penso che allora c'è speranza per tutti. Che anche il numero uno dei cazzari si innamora. Che forse, anche in un non luogo come il Radetzky...si può trovare l'anima gemella. Povera illusa.

Il soggetto in questione condivide con noi donne questa perla: «Mah, potenzialmente potrei innamorarmi, ma vedete, la prova dell'altra sera non l'ha superata». Incuriosite, conoscendolo, pensiamo a qualche performance da Kamasutra che la malcapitata non ha saputo replicare al meglio. Invece no. La prova a cui la poverina è stata sottoposta è un «test di reazione all'insulto». (Vi vedo, che state strabuzzando gli occhi).
Ovvero: mentre stanno cenando, parlando amabilmente di quanto è bella Milano di sera, lui le punta gli occhi addosso e le dice «baldracca».
Io e le amiche ci guardiamo per un attimo. Chiedo: «Scusa, non ho capito, le hai dato della baldracca, così, a gratis?». Risposta: «Si, ogni tanto lo faccio con le donne con cui esco. Mi piace metterle alla prova e vedere se mi sanno tenere testa».
Mentre nella mia, di testa, già prende forma questo post, una delle mie amiche si allontana turbata. All'altra sta partendo l'embolo. La fermo, perchè devo sentire come è andata a finire la storia prima che lo meni.

«Sono molto deluso. Quella (ndr. ma non era la tua fidanzata e potenziale innamorata?) si è messa a piangere. Io avrei voluto, non so, che mi scuotesse, che mi mandasse a quel paese, insomma che non se ne stesse lì come un'ameba».
Da persona tendenzialmente problem solving e razionale quale sono, osservo: «Considerando che io ti avrei tirato la cena in faccia e me ne sarei andata, tu come avresti reagito?». E il genio: «Lo avrei preferito. E poi mi sarei impegnato per recuperare la situazione». Oddio.

Due considerazioni. La prima: giovani donne milanesi, vi prego. Se incontrate un tipo con i Levi's rossi in zona Corona...scappate a gambe levate.
La seconda. Chiedo che fine ha fatto la poverina, dopo le lacrime. E lui mi risponde che lei è ancora lì, esattamente come prima, nel suo ruolo di fidanzata zerbino. Si è bevuta la performance con cui il pirla di categoria le ha detto: «Ci tengo a te, ecco perchè ho voluto metterti alla prova». E lo ha perdonato.
Invece di picchiarlo pesantemente sui jeans con una spranga di ferro.
E con un pizzico di amarezza mi tocca ammettere che se non troviamo Mr. Right....è anche un po' colpa nostra.
Ma c'è una soluzione. Un esperimento che ho intenzione di attivare quanto prima. Ovvero: la prima volta in cui mi trovo a cena con uno di cui non mi importa molto, me ne voglio uscire con un: «Sai, in fondo non è che stare con te mi faccia impazzire. Voglio dire, sono stata a cena con persone molto più interessanti. La tua conversazione è noiosetta, sai? E scusami...ma anche il modo in cui mi baci....mi aspettavo qualcosa di meglio». Picchiarmi con la spranga non può. Al massimo torno a casa in taxi.
Speriamo solo che non pianga.

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