Mister Right

22 Luglio Lug 2012 0003 22 luglio 2012

Passo a due

  • ...

Mr. Right, portami a ballare.



Modalità Fotoromanza della Nannini (ti telefono o no, io non cedo per prima, mi telefoni o no, chissà chi vincerà). Succede, a 36 anni e anche oltre, che ci ritroviamo improvvisamente con quello stato di paranoia proprio delle 15enni per un sms che non arriva, per una finestra che è chiusa, per un pallino di Facebook che non diventa verde, per una macchina che non è parcheggiata dove dovrebbe (ndr. se ne sentite l'esigenza, ragazze, ci possiamo mettere in circolo e darci una pacca sulla spalla. O in alternativa, alzarci a turno ammettendo che siamo ancora nella fase «oh, mi chiami che non sono sicura che il telefono funzioni?». Dicono che prima o poi passa. Speriamo.)

Ma non avevamo detto che siamo noi donne a scegliere? Che siamo noi a comandare il gioco? Com'è che basta un niente per far crollare le ataviche certezze femminili?
Mentre per tirarmi su sbeffeggio l'ultimo marziano che mi ha comunicato con grande convinzione di voler trascorrere ancora un po' di tempo da single, prima di scegliere la donna che gli starà accanto per tutta la vita (ndr. partiamo bene. Ancora non l'ha scelta e già questa non ha diritto di parola. Scappa, ciccia, chiunque tu sia, finchè sei in tempo), inizio una conversazione con un amico, che ha una teoria interessante.
Ovvero: l'uomo può conquistare tutte le donne.

Ho un sussulto. Lui aggiunge: «Certo, si deve impegnare. Ne sono straconvinto». In un momento dimentico la menata di qualche riga sopra e penso che finchè ragionano così, noi siamo a cavallo.
Rido sguaiatamente, ripensando a tutti quelli che ho rimbalzato, domandandomi se avrebbero avuto una chance (no, no, no) e chiedo di spiegarmi meglio. «Siamo noi a premere come il Milan di Sacchi. Lo sfinimento è l'arma migliore».

Sarà che se c'è una cosa che le donne mal sopportano è l'accozzamento pesante, ma sono un po' perplessa. La butto sul romanticismo. E da brava figlia di Maria de Filippi con una cotta per Valerio Pino (sì, sì, prima di sapere che Valerio Pino è diventato un attore di film porno...), gli rispondo che ho tutta un'altra visione del corteggiamento.
Per me è conquista, gioco, flirt, detto e non detto...un passo a due, insomma, in cui si avvicina, ci si allontana...finchè non resta che arrendersi all'evidenza che ci si è innamorati. Solo allora spariscono le paure, i retropensieri, il questo è giusto e questo è sbagliato. E quello che mi parla del Milan di Sacchi...ma insomma!

Però. Il ragazzo tira fuori un colpo da maestro dal cilindro. E risponde che lo sfinimento nasconde «quel cercare sempre qualcosa per continuare a ballare».
Dio, come ha ragione. Come ha maledettamente ragione.

Perchè in fondo siamo tutti ad una festa, in attesa che qualcuno ci inviti in pista.
C'è chi è arrivato per ultimo perchè fa figo e gli piace essere guardato (è quello che studia il tempo di risposta al tuo sms), chi fa il deejay perchè crede di non essere bello abbastanza e quindi la butta sulla simpatia (e non si rende conto che invece è il più carino della festa), chi beve per darsi coraggio (e poi ti si presenta tre volte e ti guarda domandandosi perchè non capisci quanto sarebbe fantastico uscire con lui), chi ti invita a ballare e ti tiene lontana come se fra voi ci fosse un'enorme palla da flessioni come quella su cui Jill Cooper ballonzola su Mediaset Extra, chi non ti invita perchè «non ti voglio far vedere che mi piaci. Se vuoi mi inviti tu» (ndr. Il problema è che le donne, anche le più all'avanguardia, hanno questo imprinting da Elisa di Rivombrosa, per cui siete VOI a dover fare la prima mossa. Quindi, in questo circo del tocca a te-tocca a me, finisce che passata la festa, gabbato lu santu).
Un disastro, insomma. Tutti inconsapevoli che scendere in pista è solo il primo passo. Del tutto impreparati a riconoscerlo, l'amore. Pronti a fraintenderlo, idealizzarlo, sognarlo. E a lasciare che la musica finisca, senza cercare, appunto, un motivo per continuare a ballare.

Credo di avere molto da imparare, in questo senso. La scena: avrò avuto 17 anni, finalmente il ragazzo dei miei sogni di allora, a una festa, mi invita a ballare motivato dal deejay che suona Everything I Do di Brian Adams. Due minuti di estasi pura. Finisce la musica. Io, menosa già all'epoca, dico: «Grazie per il ballo». E gli schiocco due bei baci sulla guancia. Lui mi guarda e dice, ammiccante: «Bhè, ma ci salutiamo così freddamente?». E il genio, cosa pensa bene di rispondere? «Bhè, se vuoi puoi baciarmi la mano». Giuro che gli ho porto veramente la mano. E lui, comprensibilmente, non mi ha più filato. Ci penso ancora, ogni tanto. E mi prendo a badilate da sola.

Subito le Pagine Gialle. Subito un corso. Che ci crediate o no, ci sono anche quelli dedicati ai single. Recitano: «Frequentare il Corso di Ballo per single, è un ottima opportunità per socializzare e conoscere nuove persone, nuovi amici ed amiche, e perchè no, avere così anche la possibilità di conoscere finalmente la tua anima gemella» (ndr. notare la malcelata disperazione dell'avverbio finalmente). Eccomi.

Correlati