Mister Right

5 Agosto Ago 2012 1603 05 agosto 2012

Bestiario estivo

  • ...

Una settimana di mare con un'amica. Due donne giovani e carine, oggetto delle attenzioni di uomini di ogni nazionalità. Tutti decisamente improponibili.
Giuro. Altro che cercare Mr. Right. Qui la missione è diventata sfuggire a stalker, nani, over 50 che se la credono. Abbiamo avuto a che fare anche con un uomo con il gilet, stavolta verde smeraldo, che con l'abbronzatura risalta di più.
Un lavoro, gestirli tutti. E soprattutto sfuggire al loro fastidioso corteggiamento.
Dedicherò i prossimi post alla descrizione di ognuno.

LO STALKER. Gli spetta senza dubbio il podio. Italiano, veneto per la precisione, ancorato in porto con la sua barca a vela. Ci approccia una sera, mentre passeggia sul lungomare in camicia azzurra, bermuda beige, mocassini. Ha circa 50 anni, brizzolato, abbronzato. La modalità è la seguente. Ci incrocia. Ci guarda con sguardo famelico.
Noi ridiamo pensando «Guarda il vecchio bavoso, Briatore de 'noaltri». Decide di seguirci. Ce lo ritroviamo accozzato nel locale dove suona la nostra band preferita, nuovamente sul lungomare, al bar. Ci fa la radiografia, ammicca, aspetta una nostra mossa. Finalmente capisce che non è aria e se ne va.
Crediamo finalmente di poterci rilassare. Ma la sottoscritta, che non brilla per fortuna, alle due del mattino decide che ha fame. E quindi molla l'amica al locale, per dirigersi 100 metri più avanti a comprare una fetta di pizza.
Come avrete intuito...c'è qualcun altro che ha avuto la stessa idea. Smadonno appena lo vedo. Ma non posso darmela a gambe, a quel punto. Lui dice: «Continuiamo a inseguirci tutta la sera, o ci presentiamo?» (ndr. veramente sei tu che stai sbavando da ore e su quella bella camicia inamidata ci starebbe bene un bavaglino di quelli raccogli pappa in plastica. Visto che sei uomo di mare, te lo compro con una barchetta disegnata sopra).
Si presenta. E mi attacca una pezza di dieci minuti sul fatto che è titolare di una catena di palestre per sole donne, in cui puntano tutto sulla diffusione del concetto di benessere legato a un'alimentazione sana. Il che, detto a me che ho vissuto la vacanza all'insegna di un solo mantra - dove si mangia stasera? - e mi sto scofanando una fetta di pizza Vesuvio, non è proprio il lasciapassare ideale.
La sua conversazione è talmente banale che rischio di addormentarmi. Meno male che sono seduta su una panchina, altrimenti manca poco che pieghi la testa come i cavalli.
Lui comincia con: «Ma dimmi di te, cosa fai?». Resto sul vago, dicendo che sono una giornalista. Lui mi chiede se non ho un bigliettino. Mi aspetto che stia per chiedermi se voglio fare un pezzo sulle sue palestre. Invece no, mi porge il suo cordonnier e dice: «Ma tu e la tua amica perchè non venite un pochino in barca da me a rilassarvi? C'è anche una mia dipendente a bordo e ho lo champagne....».
In un secondo, mi si palesa davanti questo scenario orrendo di noi due donnine per bene, nelle mani del pappone e della sua amica. Aiuto. E sono pronta a scommettere che il suo champagne è un Asti Tosti comprato alla Metro in stock.
Capisco che è proprio la mia amica l'unica che può salvarmi. E dico che vado a recuperarla al locale. Faccio per alzarmi. Mi agguanta la vita. Mi stringe. Mi dice: «guarda che ci conto che torni» e si avvicina pericolosamente per baciarmi. Riesco a divincolarmi, non prima di aver subito una leccata di orecchio parziale.
Corro via. Raggiungo l'amica al locale. Mi vede pallida e sconvolta. Ascolta il mio racconto e mi propone di andare a menarlo: «Tu hai le zeppe, io il tacco 12. In qualche modo ne usciamo». Suggerisco che abbiamo un problema più serio: ritornare all'albergo senza che ci veda. Il che comporta una passeggiata di un'ora a piedi scalzi per tutte le vie della cittadella, circumnavigando il porto. Piedi neri, cocci di bottiglia evitati per miracolo, la strana consapevolezza che nei vicoli bui si annida il babau della nostra infanzia.
Arriviamo sane e salve in camera. Ci ridiamo sopra, dando dello sfigato pesante al tipo in questione.

Dodici ore dopo. Venezia. Suona il mio cellulare. Rispondo. «Valeria, sono Maurizio. Ci siamo conosciuti ieri sera». Chiedo come ha avuto il mio numero. Risponde, con assoluta naturalezza: «Sono andato in tutti gli hotel e ho chiesto di una italiana che si chiama Valeria. Finchè me l'hanno dato». Gli dico che non si azzardi mai più ad usarlo, o lo denuncio. Mi ha chiamato altre cinque volte. L'ultima poco fa. Ma la perla è stato il suo primo sms: «Ciao Valeria. Sono Maurizio. Che ci siamo conosciuti ieri sera in maniera originale. Se ti va fatti sentire, che mi facesse piacere». Oddio. Stalker e ignorante. Qualcuno mi aiuti.

Correlati