Mister Right

7 Agosto Ago 2012 1305 07 agosto 2012

Bestiario estivo - parte II

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Prima di passare alla seconda parte delle avventure estive, giusto perché sappiate quale livello può raggiungere la sfiga, ieri dopo l’ennesima telefonata dello stalker, mentre armeggio con lo smart phone nel tentativo di capire come bloccare il numero in entrata….mi parte per sbaglio una chiamata. A LUI.
Smadonno la qualunque e mi aspetto che richiami dicendo: «Amore, allora lo vedi che anche tu mi vuoi?». E invece…mi scrive un sms che recita: «Scusa, chi sei? Non riconosco il numero». Quindi, riassumendo: stalker, ignorante e anche bipolare. Andiamo bene.

NANI, SPREAD E ALTRE STORIE
Tornando a noi. Serata nella cantina più alla moda del paesino in cui passiamo le vacanze, dove c’è una band davvero fenomenale che suona pezzi rock meglio di Bon Jovi. Io e la mia amica abbiamo un solo desiderio: ballare e berci un paio di Cuba in santa pace.
Ma. Nel tavolo vicino al nostro c’è un orrendo uomo sui 50 anni, con t-shirt gialla. Baffi, occhiale appannato e denti in tinta con la t-shirt. Aria già pesantemente ubriaca e molesta.
Non gli sembra vero di avere accanto due esemplari di donnine come noi. E quindi, nell’ordine: agita la birra che sta bevendo, ammiccando e strizzando l’occhio (il che, dietro quegli occhiali a fondo di bottiglia, regala momenti di non comune ilarità). Di fronte al nostro rifiuto, comincia ad allungare le dita e la mano, come per toccarci. Un ET dei giorni nostri, un blob al quale cerchiamo di sfuggire sdraiandoci sulla panca, mentre la band suona Psycho Killer (mai colonna sonora fu più azzeccata).
Ci alziamo, nella speranza che ci lasci in pace. Lui decide di passare all’insulto e ci urla «Merde!» in tedesco. Eh no. Insultate da un tedesco no. Io e la mia amica sfoderiamo prima la mossa alla Balotelli, mettendoci a fare Hulk in mezzo alla pista da ballo (cosa che fa scoppiare a ridere l’uomo con il gilet verde smeraldo, di cui parliamo nel prossimo post) e poi via con osservazioni ad alta voce del tipo: «Siete comandati da una culona (ndr, licenza poetica), mortacci vostri e dello spread, Italia Italia über alles». Il Cuba ci mette del suo, nel darci la forza di dare vita a questo asse del male.

Il tedesco è talmente fatto di birra che ci appare tutto sommato innocuo. Facciamo l’errore di sentirci al sicuro. La band attacca Kiss di Prince: una canzone sulle cui note sarebbe capace di muoversi in modo sexy anche la culona di cui sopra. Figuratevi noi due.
Ma mentre sculettiamo ben bene, nel buio della cantina – che peraltro ha il nome evocativo di Katacomba – ci rendiamo conto di avere quattro occhi addosso.
Sono quelli di due nani. Due over 30, alti non più di un metro e cinquantacinque, pelosissimi. Due trolls, praticamente. E hanno anche il marsupio. IL MARSUPIO. Per amor di Dio. Ma perché c’è ancora gente che va in giro con il marsupio? Temo che lo abbiano preso per un aumenta-pacco. Una sorta di push up per il pene.
Ci rendiamo conto che ci hanno puntato pesantemente e che si danno di gomito studiando strategie di guerra. Del tipo: «Io mi prendo la bionda, tu la mora». Siamo agghiacciate. David Gnomo era pure carino, come cartone animato. Ma molestate da due trolls con marsupio no, proprio no.
Decidiamo che è meglio uscire a prendere una boccata d’aria. Sulla porta c’è il tedesco. Mi palpa le chiappe. Una prima volta. Mi giro di scatto fulminandolo con lo sguardo. La mia amica mi trascina via, conoscendo la mia anima rissosa da ragazza di periferia. Il terzo Cuba non mi aiuta a rimanere calma. Escono dal locale anche i nani. E si avvicinano. Occorre una exit strategy. Subito. L’amica dice: «Rientriamo al Kata, che siamo amiche del padrone, ci difende lui». Ma il tedesco ha appena avuto la stessa idea. Mi si avvicina e mentre sono appoggiata al bancone, mi rimette le mani addosso. Mi sento come Il Gladiatore. Sento una voce dentro di me che dice: «Al mio segnale scatenate l’inferno». Mi giro e gli piazzo due sberle sulla pancia. Sudata ed enorme. L’amica mi prende al volo per il vestito e mi trascina fuori, mentre il tedesco stranito fa segno ai tizi cattivissimi che ha vicino che l'ho appena picchiato.
Peccato che all'uscita ci siano i Nani. Appena ci vedono imboccare la via dell'albergo, si mettono a seguirci. Vorrei, nell'ordine a) non aver bevuto tre Cuba b) non aver indossato le zeppe c) non aver picchiato il tedesco d) non essere una donna che attira l'attenzione degli uomini. Ma nessuno di questi desideri è esaudibile, ahimè.
E per dare il colpo finale alla serata, mentre stiamo letteralmente scappando da due marsupi pelosi con piccole gambe, io, che sono appassionata di gatti, penso bene di fermarmi ad accarezzarne uno, dicendo alla mia amica: «Oh....guarda....gatto mao....fammi una foto....». Lei mi lancia un'occhiata. I nani si avvicinano. Mi dice, con tono fermo: «Valeria, alzati da lì e lascia stare quel fottuto gatto. Hai appena picchiato un tedesco e ci sono due trolls che ci inseguono». Manco mia madre mi cazzia così. Coda tra le gambe (la mia, non quella del gatto), mi decido a seguirla in albergo. Dove prendiamo un'ultima lavata di capo dalla cattivissima concierge che fa il turno di notte, per aver dimenticato la chiave di ingresso del portone e averla svegliata.
L'anno prossimo, pastina in brodo e tutti a letto alle nove.

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