Mister Right

16 Agosto Ago 2012 2340 16 agosto 2012

Mappe

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Mappe del cuore. Confini impossibili da tracciare.



Serata agostana a Milano. Caldissimo. Scazzo generalizzato.
Un film abbastanza insulso: «Se mi lasci ti cancello». Una scena che mi ha fatto pensare: Jim Carrey chiede che gli vengano cancellati dalla memoria tutti i ricordi legati alla ex. E il medico che deve occuparsi della procedura lo invita a mettere in un sacco tutti gli oggetti che in qualche modo sono legati alla sua esistenza con la fidanzata che gli ha spezzato il cuore. Nel suo caso, c'è una palla di vetro che hanno preso insieme durante un viaggio a Boston, un album di fotografie, una coppia di Mr. e Ms. Potato, un paio di vestiti con il suo profumo ancora addosso. Ed è da questi oggetti che viene ricostruita una mappa mentale del loro passato, che verrà cancellata. Facile e indolore. Almeno all'apparenza.

Il problema è che secondo me le cose sono un filino più complicate di così.
Quanti e quali sono i pezzi che compongono le mappe delle nostre relazioni? Tutte, intendo. Quelle importanti e quelle leggere, quelle che durano 15 anni e quelle che dopo 15 giorni sono finite. E soprattutto: vogliamo davvero resettare emozioni e cervello, alla fine di una storia?

NOTE DI TE. Le canzoni sono uno degli elementi che, secondo me, caratterizzano più di ogni altra cosa una storia. C'è quella che faceva da sottofondo al primo bacio, quella che ascoltavi sempre mentre facevi l'amore, quella che è partita all'improvviso dalla radio di un centro commerciale e lo hai guardato, mentre lui guardava te e ti sorrideva, perchè era la «vostra». C'è quella che era di sottofondo quando ti ha lasciato. Che solo a sentire le prime note su un taxi, ti tocca scendere per non piangere. C'è quella che il deejay di una discoteca francese trasmetteva mentre lui si è girato di colpo, al bancone del bar, e ti ha baciato. C'è quella che suonavano quando hai compiuto 30 anni e lui ti ha fatto ballare. Quella che hanno messo quando sei entrata nel salone per la festa del tuo matrimonio. Ci sono tutte quelle che hai cancellato dall'Ipod perchè le aveva scelte lui.
E ognuno di questi «lui» ha un suo set di note, che sono lì ogni volta a riaccendere i ricordi. Provate a cancellarle, se ci riuscite. A volte non basta nemmeno mettere in pausa.

PEZZI DI TE. Alzi la mano chi non ha una felpa, una maglietta, un qualcosa con ancora addosso l'odore dell'altro, che anche se sono passati mille anni...chiudi gli occhi e ti sembra di sentirlo ancora. A volte quando una storia finisce e finisce pure male, ti viene la tentazione di buttare via tutto. Ma chissà perchè, a sbarazzarti di quella cosa dalle maniche troppo lunghe, completamente fuori moda, non riesci. Conosco amiche che hanno tentato il suicidio dopo aver scoperto che la madre aveva destinato al macero una t-shirt con scritto Praha Drinking Team (ndr. «Ancora sudata», ci teneva sempre a precisare lei) ricordo del loro viaggio insieme. Altre che hanno costretto la donna delle pulizie ad andare in sacristia a riaprire i sacchi neri, alla disperata ricerca di una camicia a maniche corte da gelataio perchè era quella con cui lui l'aveva baciata la prima volta e lei lo aveva preso pure in giro. Poi ci sono io. Che un abito indossato da lui un giorno di dicembre l'ho tagliuzzato a pezzi piccoli con la forbice. E mi sono sentita gran bene, dopo averlo fatto. Ma ho anche io il mio pezzo «imbuttabile» nell'armadio: è la felpa che indossava la prima volta in cui l'ho visto. E quello è un momento che, nel bene e nel male, mi ha cambiato la vita.

LUOGHI DI TE. E vogliamo parlare di come facciamo a cancellare i ricordi di dove sei stata con lui? C'è il vecchio metodo dell'esorcismo. Tornare sul luogo della memoria con una persona diversa, tendenzialmente un'amica con cui alcolizzarti piangendoci anche un po' sopra, e sperare che ricordo-schiacci-ricordo. Non sempre funziona, ma almeno diamo al cervello l'obbligo di scegliere tra due opzioni.
Certo, poi ci sono strade di Milano in cui non sei passata per anni, e dopo che ci hai passato due sere a baciarti in macchina, neanche a farlo apposta ti ci ritrovi a sfrecciare davanti tre volte in una settimana. O luoghi in cui sei tornata decine di volte, ma non c'è niente da fare. Lui è sempre lì. Nella piadina che avete mangiato la notte in cui l'autostrada era bloccata e vi siete persi su una strada provinciale da qualche parte in Romagna. Nel profumo di kebab che ti ha fatto assaggiare per la prima volta quando facevi l'Erasmus a Londra. Nel caffè di Starbucks. Che quando ordini, anche se lui è lontanissimo, per un attimo ti accorgi che ti ricordi perfettamente come lo vuole. Nel tuo negozio preferito, dove ti piaceva guardarti allo specchio del camerino e sentirti dire da lui che eri bella. Luoghi diversi, uomini diversi, ricordi diversi. Vite che si sovrappongono e si mischiano. Ma la traccia originale quella no, quella non se ne va più.

PAROLE DI TE. C'è il grafomane vecchio stile che ti scriveva lettere. C'è l'sms dipendente che ti ha scaricato il cellulare a furia di dirti carinerie. C'è il chattaro. C'è quello che si apre solo su Skype. Parole scritte, che restano lì, per sempre. E poi ci sono le parole dette. Quelle che fanno bene e quelle che fanno male, malissimo. Quelle che non ti aspetti. Quelle che non vorresti aver mai detto. Quelle che vorresti aver detto meglio. Quelle che «al telefono il tono di voce mi fa sempre fraintendere tutto». E vorresti riattaccare. Quelle che hai urlato, sussurrato, detto a fior di labbra. Discorsi che raccontano un io, un tu, un noi. Neanche se ci lobotomizzano, secondo me, si dimenticano.

E l'impossibilità di tracciare davvero i confini di questa mappa, secondo me, è semplicemente, dolorosamente, sorprendentemente meravigliosa.

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