Mister Right

17 Settembre Set 2012 0001 17 settembre 2012

Buoni propositi

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Buoni propositi. A volte, purtroppo, non bastano.



«Fai un fioretto», ci dicevano da piccole. «Scrivi tre buoni propositi per l'anno nuovo», «Prometti di fare questo o quell'altro». E via così. Siamo cresciute con quest'idea catto-radicale che per conquistarsi il Paradiso bisognava essere buone. Che in cambio di un nostro sacrificio, Dio, Gesù Bambino o chi per lui ci avrebbe ricompensato. A quell'epoca abbiamo promesso di non mangiare troppo cioccolato e di fare i compiti invece di giocare in cortile.

A una trentina d'anni di distanza, le cose non sono granchè cambiate. Che sia Capodanno o no, siamo ancora qui a fare buoni propositi. Ma stavolta, sulle storie d'amore. Specialmente quando finiscono. Anzi, diciamola tutta. Quando veniamo lasciate.
Quando raggiungiamo la consapevolezza che le domande che abbiamo in testa - com'è che noi avevamo l'impressione che tutto andasse bene e invece siamo state scaricate senza troppi complimenti? E anche laddove avevamo il sentore che qualche spiffero dalla porta stesse passando...c'era bisogno di fare tutto questo casino? -  probabilmente, una risposta non ce l'avranno mai, ecco che cadiamo nella trappola mentale del «datemi voi la soluzione, che io non la trovo». Ed è qui che veniamo invitate dalla nostra cerchia a seguire uno dei seguenti buoni propositi:

IGNORALO. Il consiglio arriva da due tipi di persone. La mamma, innanzitutto. Che lo fa per istinto di protezione. E come tale, superati i vent'anni, andrebbe ignorata. Abbiamo l'età ma soprattutto il dovere di vivere. E anche di sbagliare, eventualmente.
E poi dall'amica che è ancora talmente delusa e incazzata con il genere maschile da augurarsi la sua scomparsa in toto. Quindi: ti ha mollato? Bene. Peggio per lui. Ignoralo. Non rispondere agli sms, alle telefonate, a Skype, agli sguardi, ai saluti. Non andare a spiare la sua pagina Facebook. Lo incontri? Guardalo come se fosse un granello di polvere. E se possibile, cerca pure di evitare di incrociarlo.
Baco numero uno: Sfido chiunque di noi sia stata lasciata a resistere alla tentazione di rispondere a un tentativo di contatto, qualunque fine esso abbia.
E per l'amor di Dio, smettiamola di negare che andiamo a spiare le pagine di Facebook per vedere se posta una foto con quel cesso - perchè sicuramente di questo si tratta - per cui ci ha lasciato.

FAGLI VEDERE CHE STAI DA DIO. Ci sono situazioni in cui la sofferenza e il dolore sono tali da avere un effetto devastante sul nostro stato fisico, oltre che emotivo. Storie di ingrassamenti e dimagrimenti improvvisi e all'apparenza irreversibili. Di gastriti incurabili. Di eritemi psicosomatici. Di insonnia che lo Xanax ci fa una pippa.
Ma grazie a Dio, nella maggior parte dei casi, siamo ancora nella condizione di tirare fuori le palle e far vedere allo stronzo di turno cosa si è perso. Non servirà a farlo tornare, ma se non altro ci farà stare meglio. Di solito ci accompagna lungo la via della rinascita una delle poche amiche che è felicemente fidanzata e come tale viene accarezzata, neanche fosse la madonnina nera di Częstochowa. Se si sdraia a terra, giriamo su di lei come sulle palle del toro in Galleria Vittorio Emanuele. E allora via, dal parrucchiere. A farsi una bella ceretta all'inguine. E già che ci siamo, anche baffetti e sopracciglia. Da Intimissimi, a comprare un completo di un colore acceso, che basta con 'sto nero e bianco. Un vestito semplice e sexy allo stesso tempo. Una scarpa che ci slancia. Dodici euro investiti nella September Issue di Vogue, 916 pagine di stile per sognare. Compiuti questi riti pagani, generalmente, ci si sente invincibili. Anche se dentro stiamo morendo, tendenzialmente siamo in grado di fare un ingresso trionfale a casa, in ufficio, al motoclub, in discoteca, dovunque abbiamo la certezza che lui ci sia. E di strappargli almeno uno sguardo. Non ci serve altro.
Baco numero due: diciamo che ci guarda. Diciamo che ci guarda e ci dice pure che siamo in splendida forma e ci trova bene. Scatta la sega mentale: ecco, adesso penserà che sto benissimo anche senza di lui. Dovevo farmi vedere con la tuta e il mollettone in testa, così avrebbe capito quanto ci tengo.

FATTI UN ALTRO. SUBITO. È la vecchia storia del chiodo schiaccia chiodo. Siamo piene di corteggiatori...perchè incaponirsi su uno che ci ha detto molto chiaramente che di noi non ne vuole più sapere? Il mondo è fatto di uomini che non aspettano altro che stare con noi. E a sentire le descrizioni delle amiche disincantate sono tutti più maturi, più intelligenti, più capaci di capire come siamo veramente, più consapevoli della gemma rara che hanno tra le mani.
E allora usciamo, andiamo alle feste, conosciamo un sacco di gente nuova, siamo così sorridenti che neanche una paresi facciale avrebbe lo stesso effetto. Flirtiamo a manetta. Rimediamo inviti a destra e sinistra. Ci facciamo offrire cene in cui scattano anche delle conversazioni carine. Poi ci facciamo riaccompagnare a casa. E chissà perchè, è allora che ci torna in mente il buon proposito «Me lo devo dimenticare. È finita. Non c'è più. È lontanissimo. Mi ha fatto così tanto male che non merita più un secondo di me».
E allora spegniamo l'interruttore. Lo baciamo. Ci finiamo a letto. Ci autoconvinciamo che l'abbiamo felicemente sostituito e caspita, è stato più facile del previsto.
Baco numero tre: c'è un piccolo problema nel fare fioretti dei quali non è si è convinti. Che non funzionano. E alla fatica di mantenere una promessa in cui non crediamo si aggiunge l'orrenda sensazione di aver fatto qualcosa che non ci apparteneva. Che qualcun altro ci ha suggerito di fare. Gli interruttori non si spengono. Il vuoto non si riempie a comando. Lo squallore di un incontro fatto tanto per...non possiamo fare finta di non sentirlo.
Meno male che in cucina abbiamo una tavoletta di Lindt. Da mangiare intera, senza sensi di colpa. Perchè la verità è che i buoni propositi sono fatti per essere infranti. Soprattutto se è quello che muoriamo dalla voglia di fare.

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