Mister Right

20 Settembre Set 2012 0034 20 settembre 2012

VIP - Very Improponible People

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Very Improponible People. Umanità varia incontrata a un evento stampa. Molto esclusivo. Pure troppo. Allargare il giro a gente meno sfigata non sarebbe stato male.



Consentitemi questa licenza poetica e fatemi cambiare l'acronimo.
Perchè quelli da cui mi sono trovata circondata in una due giorni di trasferta lavorativa sono proprio questo: VIP. Non solo perchè, come me, sono stati invitati a un evento di gran lusso da una nota casa automobilistica, ma soprattutto perchè sono IMPROPONIBILI.  E, avete indovinato, sono tutti, invariabilmente, uomini.
Prima di partire racconto alle amiche il programma: prova su strada della macchina, aperitivo al tramonto in un castello nel senese, poi rientro a Firenze dove alloggiamo in un 5 stelle sull'Arno e ceniamo sulla terrazza del Westin, con la città ai nostri piedi.
Mi chiedono: «Ma quanti uomini ci saranno?». «Una quarantina», rispondo. E loro, in coro: «Vale, ma che culo...in mezzo a tutto quel testosterone chissà chi conoscerai». Si, come no....

IL TRANSFER VERSO L'INFERNO. Arriviamo all'aeroporto di Firenze dove ci aspetta un minivan. Saliamo in quattro: io, l'unica altra donna del gruppo e due uomini. Il primo VIP è oversize, con un look da vitellone di ritorno. Camicia a righe che tira troppo sulla pancia e Rolex d'oro in bella vista. Esordisce dicendo che da lì lui andrà al Forte (ndr. perchè se te la vuoi tirare non dici Forte dei Marmi, dici solo al Forte), così si rilassa e gioca a golf. Capelli brizzolati, Ray-Ban (ndr. marziani.....please, dopo i 40...niente Ray-Ban), mi guarda fisso. Io, tipo ciribiribì Kodak comincio a pensare «Fammi diventare parte del sedile...ora». Ma non ho i superpoteri.
E quindi lui mi chiede:
«Sei nuova?»
«No, lavoro da un po' nel settore, ma non giro spesso»
«Ah, certo, sei un collaboratore occasionale?»
«No, veramente sono il direttore del sito»
«Ah ok, ho capito. I siti internet non valgono niente. Ce ne sono migliaia, sono tutti uguali, scritti male e senza valore. Non li legge nessuno». Poi aggiunge: «E poi, scusa - additando anche la ragazza accanto a me - capisco perchè vi mandano in giro, siete giovani e carine, però, diciamolo, se vi danno in mano un Porsche in pista, cosa ci fate?».
Penso: a) non l'ha detto davvero b) adesso lo meno c) voglio andare a casa.
Mi sistemo meglio sul sedile, tolgo gli occhiali da sole e chiedo per chi lavora. Mi risponde che lui è editore e autore di sette riviste, fa le prove su strada, scrive gli house organ delle aziende, manca che dica «Comincio presto, finisco presto e di solito non pulisco il water», e siamo a posto. Lo blandisco, come di solito faccio con chi ho intenzione di prendere per i fondelli, e dico: «Ah bhè, certo che di fronte alla tua esperienza, io non valgo proprio niente». Ci crede e si compiace come Gongolo. Peccato che il nano più adatto per lui sarebbe Sfigolo.
Meno male che siamo arrivati alla consegna delle macchine. Rischio di finire a bordo con lui, salvata in corner dal quarto occupante del minivan. Un UOMO vero. Un giornalista colto, brillante, simpatico. Che mi prende sotto la sua ala protettiva e mi tiene compagnia per tutto il tempo. C'è anche un altro collega, harleysta e pazzo per le moto. Un trio d'eccellenza.

IL CASTELLO DELL'ORRORE. Un centinaio di km di curve e controcurve dopo arriviamo al Castello di Casole. Un posto così bello da mozzare il fiato. I miei due salvatori spariscono nel parco alla ricerca di un angolo in cui il cellulare prenda. Io per evitare che qualcuno attacchi bottone mi rifugio prima nel buffet e poi a un tavolo, decisa a intraprendere una conversazione con la mamma che impedisca a chiunque di disturbarmi. MA. Un sms dalla 3: «il suo traffico in uscita è bloccato». Oddio. Di fingere una telefonata non sono capace. E prima che abbia il tempo di inventare un'altra exit strategy ecco che mi si materializza accanto l'uomo dal k-way rosso. Ora: ci sono circa 28 gradi. Il K-way è passato di moda negli anni Ottanta. E tu, VIP, hai quasi 60 anni. Ma come ti viene di indossare un k-way? E non basta. Ha anche il marsupio. Ed esordisce con un: «Ti posso offrire una Mentos?». Oddio. Anche le Mentos adesso. Penso per un attimo che sia tagliata con il Roipnol, ma lui ha una tale faccia da babbazzo, che non è possibile. Declino l'offerta della Mentos. Si siede e dice: «Ma sai che tu assomigli a qualcuno?». Riprovo il ciribiribi Kodak. Figuriamoci se funziona, non c'è campo....e infatti lui riprende: «Sai, io faccio il giurato a Miss Italia e sono fisionomista. Le Miss me le ricordo sia quando sono apparecchiate (ndr. e fa l'occhio porcino) sia quando sono al supermercato». Mi faccio tristezza da sola. Sento una voce che gli intima di non darmi fastidio. Il mio salvatore. Che mi prende sottobraccio e mi porta alla conferenza stampa e poi indietro, sino a Firenze.

GALEOTTO FU BRUNELLESCHI. Tirati a lucido, siamo pronti per la cena. Durante la quale, a turno, si avvicinano una serie di VIP che vanno dal collega di agenzia, romano, che se la tira leggerissimamente e pensa di fare colpo parlando male delle Harley-Davidson (FAIL), all'altro che mi chiede se non trovo che assomigli a John Malkovich (ma anche no, FAIL), all'altro ancora che la butta sul professionale e dice che conosce molto bene il mio direttore, che è un grande giornalista e che «quindi posso venire a prenderti in redazione e mangiamo insieme» (ndr. la pausa pranzo per me è sacra e mangio solo con quattro colleghi ben precisi. FAIL).Per fortuna che sono seduta accanto al mio salvatore. Il quale comincia a parlarmi della cupola del Brunelleschi e del mistero architettonico che ci sta dietro. Andiamo in terrazza a guardare le luci di Firenze e a fare le foto. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. Un sacco di cose da imparare. Mi torna in mente una notte a Trieste, qualche mese fa. Penso che se quest'uomo non fosse del 1943...sarebbe un potenziale Mr. Right.
E che alla fine, siamo ancora, tutte e inesorabilmente, alla ricerca di un altro padre. Che venga a salvarci. Con un cavallo bianco, forse. Ma basta anche una conversazione intelligente.
E tutto il resto è noia.

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