Mister Right

6 Ottobre Ott 2012 0026 06 ottobre 2012

Caterpillar

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Il principe azzurro. Meglio lavare in acqua fredda.



Mr. Right si è preso una pausa. Una di quelle pause che servono quando nella vita di noi single alla ricerca del Principe Azzurro - che come dice la t-shirt dell'amica R. «stinge al primo lavaggio» - succede qualcosa di completamente inaspettato.
Ovvero. Nella peggiore settimana della nostra vita, quella in cui, come se non bastasse quanto sofferto sino ad ora, siamo costrette a sbattere la faccia sullo squallore stereotipato delle ragioni per cui LA nostra storia è finita - il clichè vecchio come il mondo del capo che se la fa con l'ultima delle sue stagiste, per parlare fuori di metafora - ci tocca coordinare un evento a cui devono partecipare centinaia di persone. In cui tutto deve andare alla perfezione, perchè è il nostro lavoro. E quindi via, un sorriso ben stampato sulla faccia, un abito viola a dispetto della sfiga, che aiuta a portare il lutto, e andiamo in scena.

METTIMI IN LISTA. A due ore dall'evento, un amico speciale chiede di aggiungere alla lista una persona, che è di passaggio in città. La vocina da maniaca del controllo che alloggia in me sussurra: «No, Vale, siete già in overbooking di 120. Devi dire di no». Ma in fondo, uno in più cosa vuoi che sia. Lo aggiungo. L'amico la butta lì: «Sai che secondo me potrebbe piacerti? È un 40enne, single, molto simpatico». Mi manda la sua foto via Skype. Scoppio a ridere. È probabilmente l'uomo più distante da chi immagino accanto a me. Tanto che dimentico lui, il suo nome, la sua faccia.

CATERPILLAR. Tre ore, qualche bicchiere di champagne e troppe ore sul tacco 12 dopo, stacco finalmente dal ruolo di pr e raggiungo l'amico, per salutare e rilassarmi. «L'imbucato» si presenta. Io lo guardo e dico: «Ah, sei tu...ma lo sai che volevano fare in modo di farci uscire insieme? Non riesco a pensare a niente di più improbabile». Lui, prendendomi in pieno contropiede - non solo risponde a tono, ma mi travolge in una conversazione che senza che me ne renda conto mi estrania dal resto della festa. Parla solo lui, per l'80% del tempo. Mi racconta le cose più strane. Ed è simpatico, brillante, travolgente. Si crea una strana dinamica per cui andiamo avanti per un'ora a punzecchiarci. E la mia vocina interiore comincia a dare piccoli colpi di tosse.
Cerco di svicolare chiacchierando con il tipo del bacio rubato sul taxi che, ahimè, si rivela, come sospettavo, l'uomo più noioso del mondo. Svicolo per la seconda volta e mi ritrovo seduta accanto al caterpillar. Ancora un'oretta di risate e chiacchiere, poi - devo ammettere con un certo sollievo - lo vedo che se ne va. Saluta dicendo che è contento del fatto che non ci rivedremo più. Rispondo che la cosa è reciproca.

IL RATTO DEL CELLULARE. Più o meno un'ora dopo sono su un taxi che mi riporta a casa ed è quasi la una del mattino. Suona il mio cellulare. Un numero che non conosco. Rispondo. È lui. Chiedo come ha avuto il mio numero di telefono, già meditando di fanculizzare l'amico che di sicuro glielo ha passato. Lui invece mi comunica che mentre ero distratta, ha preso il mio cellulare e si è chiamato, memorizzandolo. Sono basita e ho appena il tempo di pensare che tutti gli stalker e i fuori di testa li trovo io, che lui mi chiede dove sono. Dico che sono quasi a casa. Propone di raggiungermi per bere qualcosa insieme. Rispondo che sta sognando. Però, sopra i colpi di tosse, sento la vocina interiore che muore dalla voglia di rivederlo. E in meno di mezz'ora ci ritroviamo insieme, nuovamente in questa modalità di punzecchiamento reciproco. Con me che dico che tra noi non potrà mai esserci niente e lui che mi comunica di essere certo che io sono la donna che sposerà. Esordisce con un: «Devo farti tre domande. Chi ha lasciato chi? Come ti ha chiesto di sposarlo? Senti ancora qualcosa per lui?». La mia parte razionale pensa che non è proprio il caso di rispondere. Ma c'è una specie di nonsochediavolo che mi impedisce di tacere. Lui parte in quarta. Dice: «Tu mi piaci» con un tono che fa sembrare il tutto come l'unica cosa che ha senso in questa notte di inizio autunno. Chiede quando ci rivedremo. «Mai. Tu non mi piaci», rispondo io. Lo carico a fatica su un taxi, con la certezza che non saprò mai più niente di lui e della sua travolgente parlantina.
Ah, nel frattempo ho anche il piacere di assaggiare i suoi baci. Non male. Ma tant'è. Non ci rivedremo più, quindi che sia un baciatore notevole non è rilevante.
Perchè io, che sono una donnina tutta razionalità, ho deciso che tra noi non succederà mai niente. E si fa come dico io. E poi non è il momento, la situazione, la congiunzione astrale giusta.
Salgo in casa. Non so se è la stanchezza, il mohito mischiato allo champagne, i baci.
Ho come l'impressione che mi manchi l'aria. Che mi manchi lui. Avverto distintamente la voglia che non finisca così. Ma è questione di un attimo.
Eh no, io a questo non sono pronta. Spengo la luce. E anche la vocina interiore.

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