Mister Right

3 Dicembre Dic 2012 0827 03 dicembre 2012

Nessuno mette Baby in un angolo

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'Nessuno mette Baby in un angolo'. Dirty Dancing, 1987.



Sabato pomeriggio. Dopo una mezz'ora in cui due persone che si stanno cominciando a conoscere si sottopongono volontariamente a una delle esperienze più probanti per gli equilibri uomo donna - la salita in ascensore sino al quinto piano de La Rinascente per comprare le decorazioni dell'albero di Natale - scatta un desiderio irrefrenabile.

Ma no, cosa avete capito? (ndr. In mezzo al delirio di persone che improvvisamente popola Milano preda dello sclero da shopping natalizio, mentre vecchiette alla ricerca della palla di Natale di Wedgwood vi pestano i piedi pur di accaparrarsela, in negozio ci sono 28 gradi e fuori 7, avete comprato Vanity, Gq, Il Corriere + IoDonna, la Gazzetta + SportWeek e avete la borsa che pesa 10 chili...e paghereste per avere almeno un antiestetico mollettone con cui legarvi i capelli...il sesso è l'ultima, ma proprio l'ultima cosa a cui pensate).

Il desiderio è quello per tablet di ultimissima generazione. Addocchiato nella vetrina di un negozio di telefonia del centro. Proprio quando stai anche pensando di cambiare abbonamento. Via, si entra.
Fosse facile.
Il mio accompagnatore, uomo che SA come si sta al mondo, mi precede e mi apre la porta. Mentre, dall'alto del mio tacco 12 (ndr. non chiedetevi cosa ci faccio, tra La Rinascente e il flagship della Vodafone, mentre diluvia, con un tacco 12 scamosciato. Perchè questa domanda, con annessi smadonnamenti, me la sono già fatta io), compio piccoli, fintamente eleganti ed equilibristici passi verso di lui....dall'interno esce un hobbit (come altro definiamo un uomo alto poco più di un metro e sessanta? Un nano, forse. O un neeeeein, come dice sempre la mia amica Fra). Anni? Qualcosa di imprecisato fra i 60 e i  70. Improbabile Loden grigio. Capello bianco con riporto. Mi pare di ricordare che indossi anche una sciarpa di un colore acceso. Tipo arancione: il che mi porta a pensare a) è un residuato bellico dei sostenitori di Pisapia, ma ha l'aria troppo da fighetta b) vuole fare il metrosexual, ma è fuori tempo massimo c) è un regalo della sua giovane amante - una moglie saprebbe che a quell'età l'arancione non si indossa, ma poi lo guardo meglio e penso che un'amante...neanche a pagamento.

Sta parlando al telefono, mentre esce del negozio. Ad alta voce. Smadonnando. E, letteralmente, mi travolge. Io, che già sono sul barcollante andante per i motivi di cui sopra, piego a sinistra sul muro, a cui mi appoggio con la mano e per un nanosecondo non cado a terra, rovinosamente. Ad alta voce pronuncio, con il tono da stronza che mi contraddistingue, un accalorato: «Avanti, eh?». Il vecchio nano non fa neanche una piega.
Ed è quel punto che succede la prima delle due cose fantastiche di cui, beata inconsapevolezza, sarò protagonista da li a poco: il mio accompagnatore si gira e dall'alto del suo metro e 85 e della sua voce stentorea, richiama all'ordine il nano. «Ehi, faccia attenzione e chieda scusa alla signora». Il loden con intorno l'omuncolo si gira, seccato e arrogante e sbuffa: «Ma per favore». Perchè è veramente un milanesotto, altrimenti direbbe un: «Ma mi faccia il piacere». Se ne va, continuando la sua conversazione al telefono. Io scuoto la testa, mi ricompongo e oltrepasso la soglia, commentando con il mio Golia la maleducazione del Davide di turno.
Ci dirigiamo insieme verso la postazione del customer service. E lui, all'improvviso e senza darmi spiegazioni, fa un mezzo giro su se stesso, mormora qualcosa con quel tono da Fight Club, sommesso ma inequivocabile, che io non colgo, e inforca la porta del negozio.
L'usciere mi guarda, come dire: «Avete litigato?» (evidentemente è l'ipotesi più probabile, per due persone insieme in un sabato pomeriggio di dicembre). Io ho l'aria più perplessa di lui. Esco dal negozio, pensando che forse si è accorto di aver dimenticato qualcosa in un altro posto.
Invece, eccolo lì. A 10 metri da me. Sulla pensilina del tram. Non è solo. C'è il nano. Lo riconosco dal cappotto. Sta ancora parlando al telefono, mentre cerca di fermare un taxi.
Nonostante la distanza, sento perfettamente cosa gli dice. È un discorsetto molto chiaro, che non da adito ad equivoci: «Si rende conto che ha quasi fatto cadere una signora (ndr. ci sono momenti nella vita di una donna in cui essere chiamate signore ha un suo perchè) e non le ha nemmeno chiesto scusa? Ma chi si crede di essere lei? Non le hanno insegnato l'educazione? Guardi che ho visto benissimo che quando la ragazza (ndr. però quando poi da signora ridiventi ragazza...wow) gliel'ha fatto notare, lei l'ha mandata a quel paese. Si vergogni, maleducato». Il nano tenta una replica, vecchia maniera: «Lei non sa chi sono io». Lo vedo che rotea gli occhi alla disperata ricerca di un'auto che lo carichi. Ma niente. Tanto che la conversazione riprende, con il mio difensore che gli appoggia un dito sul petto e gli dice: «Guardi, meglio che lasciamo perdere». E il nano che, arancione in volto come la sua sciarpa, è a un passo dallo sciupùn (ndr. versione milanese dell'infarto). Arriva il taxi e lui sgattaiola via.
Il mio Don Diego De La Vega mi si fa incontro. Sguardo fiero, incazzato quanto basta.
Io non riesco a dire una sillaba. Credo sia la prima volta in 36 anni che un uomo prende le mie difese in modo così plateale (ndr. ci fu un giorno in cui mia madre prese a male parole un gruppo di bambine che mi prendevano in giro. Uno scricciolino di 40 chili contro un gruppo di bullette di periferia che stile Shining invece di «Danny, vieni a giocare con noi», mi cantava, in cerchio, «Sei una mongola, sei una mongola». Momenti che ti segnano).
Ma una scena alla «Nessuno mette Baby in un angolo» non l'avevo vissuta mai.
E al diavolo l'emancipazione, la parità, il «ce la caviamo da sole perchè siamo forti e indipendenti», il «per favore non fare il maschio-macho a tutti i costi che è un atteggiamento maschilista e sessista».
Essere difese da un novello principe azzurro è fantastico. Primordiale. Assoluto. «Avercene», diciamo sempre io e la mia amica Cicci, di uomini così.
Speriamo mi crescano in fretta i capelli. Devo farmi la treccia. Qui c'è da calarla giù dalla finestra del castello.

Nessuno può mettere Baby in un angolo

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