Mister Right

11 Gennaio Gen 2013 1524 11 gennaio 2013

Per tutto il resto c'è Alicia

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Othello e Desdemona.



Ora. Non è questione di essere gelose. E poi questo è un blog in cui dovremmo parlare di uomini. Ma il problema è che al mondo ci sono le donne. E quando tu sei una donna sai bene di cosa sono capaci le tue consorelle (senza esagerare con «una faccia una razza», perchè io, consorella di certe mignotte, non mi ci voglio sentire).
Ma tornando al tema del giorno: è un doloroso passatempo, a volte per fortuna persino divertente, scoprire a quali livelli di bassezza e ridicolo arriva il genere femminile pur di attirare l'attenzione di un uomo. E quindi riportarne qui gli esempi più eclatanti è quasi un dovere morale.
Per quanti si stanno domandando se il post nasce da un velato, ma forse neanche troppo, desiderio di togliersi qualche sassolino dalle Manolo, confermo. Sottoscrivo. Tutto. Si, la sottoscritta ha pagato sulla propria pelle lo scotto di alcune di queste strategie. E si è vendicata (leggerete tra poco come).
Ma prima di passare al grottesco elenco, una precisazione: stiamo cercando Mr. Right. Dobbiamo però essere consapevoli di una verità incontrovertibile: a donna mignotta corrisponde uomo che gode nell'essere adorato, inseguito, accarezzato nel suo ego smisurato. Ogni potenziale Mr. Right nasce con questa tara. E di fronte alle vostre domande o obiezioni risponderà sempre e inequivocabilmente: «Ma mica sono stato io a fare lo scemo. Ma mica sono stato io a cercarla. Ma mica ho fatto niente io. Ma mica è colpa mia se piaccio». Nessuno è escluso, fidatevi. Anche quello per cui mettereste la mano sul fuoco. Consiglio spassionato: tenetevi la manina da conto.

QUELLE CHE...MI PIACE. Nella vita ci vogliono delle certezze. Una è che la signorina di turno, sì, proprio quella che beandosi dei cinque minuti di attenzione che lui le ha dedicato si è già scelta l'abito da sposa sul catalogo, esiste. E ci tiene a farlo sapere a tutto il mondo. Che tuttavia, per usare un francesismo, non se la fila di pezza.
Bruttina stagionata, ragazzotta di provincia o tutte e due le cose insieme, vive nella convinzione che la coppia si basi sull'annullamento della propria personalità per dare spazio a quella dell'uomo da cui sogna di essere amata, sul manifestare in ogni modo possibile che tutto quello che lui posta o twitta è bellissimo, fighissimo, giustissimo. Professionista del «mi piace» compulsivo e del commento da bimbaminkia, che neanche le fan degli One Direction. Quando finisco sul profilo della persona che mi interessa e non vedo il suo Like, ormai mi preoccupo. Perchè mi è del tutto evidente che questa poverina non ha una vita sua e probabilmente vive sintonizzata su Facebook anche al cesso. Altrimenti non si spiega come, dopo un nanosecondo dalla pubblicazione, il primo segno di apprezzamento sia sempre e inequivocabilmente il suo.
Exit strategy: abbandonate l'idea di batterla sul suo campo. Non ce la fareste. A meno di decidere di non avere più una vita. Potete sperare due cose: a) Mark Zuckerberg potrebbe chiudere Facebook e darsi al bird watching b) visto che l'Italia è zona sismica, potrebbe anche venire un cataclisma che fa saltare ad eternam la connessione Adsl nella zona in cui abita (ndr. Maya, contiamo su di voi). Io ho scelto la strada del: mi aspetto che Mr. Right voglia vicino a sè una donna intelligente. E non una stalker. Punto.

QUELLE CHE...CE L'HO SOLO IO. Le riconosci da lontano. Potenza di photoshop, qualcuno le ha convinte che sono delle top model. Anche se vanno bene giusto per il catalogo del Postalmarket. E quindi postano foto su foto. Nude, vestite, semivestite, seminude, orizzontali (soprattutto), verticali (già meno). Guardate il loro profilo: «tutto intorno a me», direbbe la Vodafone. E ogni volta che postano, taggano e chiedono pareri: «Come sto? Ti piaccio? Come mi trovi?». Io e le mie amiche le chiamiamo «quelle che te la fanno annusare». Attenzione, che dopo tre giorni, come il pesce, puzzano.
Exit strategy: qui è facile. Botox e silicone ancora non hanno fatto il patto con il diavolo. Sfioriranno in modo naturale. E si estingueranno. Darwin insegna.

QUELLE CHE....IL POTERE LOGORA CHI NON CE L'HA. Ormai non vale neanche più la regola: mettiti con un imbianchino o un idraulico e stai serena. Perchè gli artigiani sono merce rara e preziosa, ormai. Però diciamo che se vi mettete con un imprenditore, un uomo facoltoso, un qualcuno che ricopre un ruolo e ha del potere avete molte più possibilità di imbattervi nelle groupie di professione. Quelle parassite che nella speranza di brillare di luce riflessa (ndr. perchè da sole, ad emergere, non ce la farebbero mai) mandano auguri a tutte le feste comandate, fanno finta di aver bisogno di lui per capire come funziona il mondo, chiedono pareri e consigli in maniera fintamente disinteressata. E qualche volta, purtroppo, lui ci casca. Perchè è molto più semplice rimanere in ufficio a farsi adorare dalla cascamorta di turno, che tornare a casa da una moglie o una fidanzata che, giustamente, a volte avanzano pretese.
Exit strategy: occhi aperti. Non sottovalutatele. Mai. Ma qui si che la strategia del «sai cosa lasci e non sai cosa trovi (ndr: e se lo sai...sarà sicuramente peggio di me) può funzionare. Certo, diventa un mestiere: mia nonna diceva sempre «Valeria, per un uomo bisogna sempre essere in ordine. E fare la donne». Intimo, ceretta, profumo. Tutto è lecito. E fidatevi, chi vi dice che non conta l'aspetto esteriore, non ha capito nulla. O ha tacitamente accettato di vivere in una coppia aperta. Ma qui il «cornuta, consapevole e contenta» non è contemplato.

QUELLE CHE...OLTRE LE GAMBE C'E' DI PIÙ. E veniamo alla specie più pericolosa. Specie se state uscendo con un uomo intelligente. Perchè questi «cessi a pedali», come li chiama la mia amica Fra, non potendo puntare sulla fisicità decidono di metterla sul cervello. Quindi si producono in amabili conversazioni che all'apparenza sanno di sostanza. In realtà sono un concentrato di banalità scopiazzate da qualche sito web raccogli-news, che persino il fumo nero di Lost è più denso.
Un pregevole esemplare me lo sono trovata in casa una sera, durante una cena tra amici. Portata da un amico, ha la faccia (in brutto) della Littizzetto (ndr. e ce ne vuole a essere una brutta copia della Littizzetto). Vestita con un improbabile accozzaglia di nero e marrone, con proporzioni che invece che nascondere evidenziano i suoi difetti fisici (ndr. certo, l'impresa non sarebbe stata facile nemmeno per Miccio e Gozzi di Come ti vesti?). La riconosco da lontano, nel suo atteggiamento fastidioso. Con 10 persone intorno, lei parla solo con LUI. Sorride alle sue battute, risponde alle sue frasi, ne prende le difese davanti agli altri. Arriviamo al punto che, trattandosi di una cena in piedi, con sedute non assegnate (ndr. Che mi serva di lezione. Sempre e solo cene placée d'ora in avanti. E non ci si alza nemmeno per andare in bagno) la Littizzina con mossa pachidermica inchioda il suo culone accanto a LUI. E non si muove. Nemmeno quando, al dolce, lui propone a ME di dividere una fetta di pandoro. Io mi metto in piedi, davanti a lei. E la fisso. Come a dire «Togli il tuo vestito da quattro soldi dalla mia sedia». Ma lei niente. Tanto che alla fine segno il territorio come i gatti, sedendomi in braccio (ndr. a lui, non a lei).
Exit strategy: vi racconto la mia. «Caffè?» chiedo. Rispondono di si in tre: LUI, la mia amica e LEI. Mi avvio verso la cucina. Prendo la moka, quella seria, e preparo DUE ottime tazze di caffè Illy. Poi estraggo dalla dispensa una vecchia cagata che funziona con le cialde (ndr. non a caso, amatissima dal mio ex). C'è vicino anche la scatola delle cialde: Alicia Perle. Questione di un attimo. Attimo sufficiente ad accorgermi che le cialde sono scadute nel 2009. E a decidere che non solo me ne frego, ma anzi, provo un grande godimento a servirle un caffettino indigesto. Torno in salotto. Vassoio con tre tazze. Lei sorride a pieni denti e ringrazia. Anche io sorrido. E penso che la vendetta va servita fredda. E il caffè, avariato, ma caldo.

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