Mister Right

13 Febbraio Feb 2013 2014 13 febbraio 2013

La seconda volta

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Ricominciare ad amare. Difficile, ma possibile.



A meno di immaginare un mondo di vergini e di rapporti che nascono e finiscono sempre e solo con la stessa persona (ndr. ma poi, avrebbe davvero senso?) siamo tutti destinati ad essere «la seconda volta» di qualcuno. E qualcun altro è destinato ad esserlo per noi.
Ma incastrate in quella serie di surreali convinzioni che ci inculcano sin da ragazzine, «il primo amore non si scorda mai», «la prima volta devi farlo con qualcuno di importante», «ci si sposa per stare insieme tutta la vita», «un figlio si fa solo se sei davvero convinta e ci si conosce bene» rimaniamo spesso ancorate a un passato che pesa. Troppo. E ce ne accorgiamo solo quando il meccanismo illusorio del «per sempre» si spezza.
Perché rimettere in moto un ingranaggio che si è inceppato non è affatto semplice. Superare il male, la disillusione, la paura di lasciarsi andare di nuovo è praticamente impossibile. Evitare di leggere tutto in maniera distorta e deviata dal male che ti hanno fatto, lo è altrettanto. Come lo è sottrarsi al meccanismo più o meno consapevole di far pagare al “prossimo” le colpe che sono di qualcun altro.
E allora che si fa? Si prova. A sopravvivere. A ricominciare. A crederci ancora. Ma, chi ci è passato o ci è in mezzo lo sa bene, è tutta in salita.

Non ha nessuna importanza da che parte della barricata si è. Ho amiche in crisi perché sono innamorate di uomini che sono già stati sposati. E non possono evitare di pensare che lui, una vestita di bianco davanti, se l’è già trovata. Che lui, in ginocchio con un anello in mano, ci si è già messo. Un confronto che il genere femminile è bravissimo ad autoalimentare e che alla fine, logora.
Chi sta dall’altra parte, e ha camminato lungo la navata di una chiesa andando incontro a quello che dava per scontato sarebbe stato il suo «per sempre», deve chiedere al suo «secondo» di fare lo sforzo di non sentirlo, il peso di un passato che, dal momento che quando ci si separa non ci lobotomizzano il cervello (ndr. magari….), è sempre lì.
Ho letto libri e ricerche che parlavano dei tempi necessari a superare il trauma: almeno un anno, due anni, non meno di cinque. La verità è che un pezzo del cuore di ognuna di noi apparterrà sempre alle persone che abbiamo amato. Il che va bene, per carità.
Ma a volte, quando la ferita è ancora fresca, basta un momento per ripiombare di colpo indietro. Tornando non tanto al legame affettivo, ma a tutti gli annessi e connessi che anni di storia ci lasciano addosso.
E questa è una cosa difficile da capire per chi non ci è passato. O per chi, semplicemente, ha un carattere diverso, forse più capace di chiudere porte da cui, invece, continuano a passare spifferi.
Il problema è che è come stare di fronte a una finestra da cui senti entrare il freddo. La vedi, la tocchi, ma il foro da cui passa il gelo non lo trovi. Sai dov’è, ci metti un rattoppo, ma poi c’è il giorno che la apri, per cambiare aria, e non riesci più a richiuderla come avevi fatto un tempo.
E allora maledici il giorno in cui hai deciso di cambiare aria. Pensi che in fondo ti è andata male e quindi forse facevi meglio a stare li ad espiare non si sa bene quale colpa, perché abbiamo tutte questo retaggio cattolico che in fondo se soffri te lo meriti.
Poi da quella finestra passa un raggio di sole. Senti un po’ di caldo, certi giorni più intenso, certi giorni meno, ma lo avverti distintamente. Vuoi fare finta di ignorarlo, ma non puoi.
Ti fai avvolgere, ti abbandoni alla scoperta di un nuovo modo, meravigliosamente leggero, di imparare a ragionare in due. Ed è bellissimo.

Poi. Poi ricompare una nuvola. E di fronte alla tua finestra ricomincia a fare un freddo cane.
Non è colpa del sole, che non riesce a scaldarti abbastanza. È che certi giorni il calore lo devi sentire dentro di te e devi essere tu a tenerti stretta. Non c’è nessuno, per quanto speciale che sia, che può farlo al posto tuo.
L’alternativa è abdicare. Una parola che va tanto di moda in questo periodo. Fortissima tentazione. Inconsapevole o meno tentativo di restare ancorati a una vita che conosci, anche se è piena di dolore, per la paura di cosa succede ad abbracciare quella nuova.
No grazie. Io all’amore ci voglio credere ancora. E il mio Mr. Right dovrà fare altrettanto.

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