Mister Right

8 Marzo Mar 2013 1328 08 marzo 2013

Donne, il bello di essere geishe

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Geishe. Fiere e speciali. Come le donne che accettano di essere 'femmine'.



Io sono allergica alle mimose. Cioè. Non è che sia proprio allergica. Ma se c'è un orrendo e pulviscoloso mazzetto giallo in una stanza, mi viene immediatamente mal di testa.
Credo sia una perfetta metafora di come la penso sul femminismo. Ovvero: noi donne siamo esseri speciali e superiori, questo è noto. Lo sappiamo noi, lo sanno gli uomini (e la cosa gli brucia immensamente), lo sa la società, lo sa il mondo del lavoro. Si tratta di un dato di fatto talmente acclarato e condiviso che ho sempre pensato non ci fosse alcun bisogno di scendere in piazza per gridarlo.
Aborro i «se non ora quando?», i reggiseni bruciati, le donne con il pisello, le supermanager androgine, quelle che si sentono emancipate perchè hanno un marito che passa l'aspirapolvere, il finto perbenismo di chi fa finta di non sapere che non sempre sono le donne a subire il ruolo di oggetto e che anzi, spesso si fanno usare consapevolmente e per scopi precisi.
E sono fortemente convinta che i ruoli ancestrali - io donna/tu uomo - non abbiano nulla di poco dignitoso o di svilente per noi. Anzi. Sono sicura che se tornassimo un po' tutte a fare le donne...le cose andrebbero decisamente meglio.
Pensate a quante coppie si disfano dopo surreali sabati all'Auchan di Cinisello Balsamo, in due, a pretendere di insegnare al maschio che è meglio scegliere le uova fatte da galline allevate all'aperto o a illudersi che colga l'importanza di scegliere il prodotto che ti da 50 punti fragola, invece di buttare - stile tiri da tre di Kobe Briant - cose «a cazzo» (ndr. scusate, ma non c'è un modo migliore di dirlo) nel carrello. A quanti padri non si sono più ripresi da chi gli ha imposto di assistere al parto. A quanti subiscono il peso di una donna che ne sa più di loro e glielo ricorda di continuo.
Quindi, in questo 8 marzo in cui perdono solo a mio padre di avermi fatto gli auguri, io dico: ben vengano le geishe. Ben vengano le donne che fanno da mangiare, puliscono, mettono in ordine. Quelle che raccolgono i calzini da terra. Quelle che si alzano di notte perchè il bimbo piange. Quelle che puliscono la lettiera del gatto. O la pupù santa del piccolo. Quelle che fanno finta di capire come funziona il fuorigioco. Quelle che sorridono sentendo: «amore, sto tornando e sono con due colleghi. Ci fai una pasta?». Quelle che rispondono all' «amore? Caffè!» pronunciato stile «Wilma, dammi la clava» dal marziano in mutande sul divano, che segue la partita di calcio a un volume da Studio 54. Quelle che lo raccontano alle amiche, che hanno il mal di pancia mestruale. E non al marito. Quelle che non hanno bisogno che lui lavi i piatti, per dirsi che sono donne à la page. Quelle che sono amabilmente sottomesse. Quelle che sanno fare le first lady, lasciando a lui il centro della scena.
A una condizione.
Che tanto quanto noi siamo geishe, altrettanto loro devono essere maschi Alfa. Maschi con la M maiuscola, se preferite. Non mezze calzette. Non abbiamo bisogno di un alto livello di sofisticazione. Back to basics: uomini, non uominicchi o quaqquaraqquà. L'anello mancante tra l'homus erectus e la bestia. In grado di fare tutta una serie di cose che noi, nel dna, non abbiamo. E senza le quali non potremmo essere felici.

MR. BLACK & DECKER. Se, come me, avete appena traslocato, sapete che c'è un'unica cosa senza la quale una casa non si può finire. Il trapano. Il maledetto trapano che serve per attaccare il pesantissimo specchio della nonna. Per fissare le mensole della cucina, altrimenti dove li mettete i libri di Nigella Lawson? Per mettere le tende. Per attaccare il rampicante al muro. E chi diavolo deve usare un oggetto duro e a punta, che penetra nel muro, se non un uomo? Ecco, potenziali Mr. Right. Se non potete essere definiti anche Mr. Black & Decker...andiamo male.

MR. DDT. Non è affatto vero che tutto quello che Dio ha creato ha una funzione. Gli insetti e in particolare cavallette e scarafaggi, per quanto mi riguarda, non ce l'hanno. Ergo, se c'è un uomo in casa, è a lui che spetta il compito di ucciderli. Scene come quelle a cui ho assistito - maschio in piedi sul letto che urla «che schifo» e surrealmente aggiunge «è colpa tua che lasci le finestre aperte» - sono intollerabili. Il Ddt è affare vostro. Così come la raccolta del cadavere con la paletta e il relativo gettarlo nel water. E nel caso aveste il coraggio di lamentarvi per le nostre urla isteriche, pensate alle scene che fate quando la vostra squadra del cuore le prende dall'ultima in classifica. E fate silenzio.

MR. PARABOLA. Sino a prova contraria, siete voi che avete bisogno dell'abbonamento Sky. Siete voi che dovete seguire quattro programmi diversi che vi raccontano la partita, come se all'improvviso potesse esserci un colpo di scena. Siete voi che non capite che la vita può essere meravigliosa anche solo guardando Grey's Anatomy sul canale contenuto nel pacchetto base. Che non apprezzate i filmoni dei canali agè del digitale terrestre. O vi addormentate guardando la trilogia di Jane Austen su Cielo. Che andate in sbattimento se noi abbiamo un orgasmo guardando Masterchef.
Di conseguenza, sta a voi parlare con l'800190190 e rispondere a domande del tipo: «Ha messo bene la Scart?» (? La Smart? Si, è parcheggiata sulle strisce residenti), «Ha verificato la presenza del cavetto trasformatore che si inserisce con la presa femmina nel retro del decoder?» (?? Anche le prese hanno un sesso?), «Ha controllato il livello di frequenza della banda Uhf?» (? cos'è, un latte a lunga conservazione?). Poi potete collezionare tutti i pacchetti che volete e vantarvi con gli amici: «Sky Calcio? Ce l'ho! Sky Golf? Ce l'ho! Sky Badmington? Ce l'ho!».

MR. LANCILLOTTO. In caso di necessità, sappiamo difenderci, a parole e con le mani, da sole. Ma è così bello pensare che c'è qualcuno pronto a sguainare la spada per noi. Qualcuno che ci salvi come Richard Gere in Ufficiale e Gentiluomo, come Patrick Swayze in Dirty Dancing, come il padre di Michael J. Fox in Ritorno al futuro. Qualcuno che quando c'è da litigare con il vicino dica: «Vado io che sono un uomo». Che quando smadonnate con il call center, chiami lui e alzi la voce, facendosi rispettare. Che quando vi rubano la bici, vi dica: «Tranquilla, andiamo alla Fiera di Senigallia e ce la riprendiamo a forza».
Anche chi nega fino alla morte, in fondo il principe azzurro a bordo del destriero lo sogna. Quindi vi prego, uomini, salvateci, diteci che andrà tutto bene, stringeteci forte la notte, dateci la forza che ogni tanto ci manca, sdrammatizzate le nostre nevrosi, dateci un po' della vostra meravigliosa semplicità, spiegateci l'inutilità delle seghe mentali, allungate un piede contro il nostro, accarezzateci la testa mentre noi ci accozziamo sul divano. E saremo vostre per sempre.

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