Mister Right

13 Maggio Mag 2013 1546 13 maggio 2013

A piedi nudi (?) nel parco

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Sasha Baron Cohen. O anche, il molestatore dei Giardini Pubblici.



Poi dicono che il numero delle donne single è in aumento. E ci credo. Cresce in proporzione al livello di vergognoso infastidimento a cui sono in grado di arrivare gli uomini di oggi. Che tocca vette così basse (scusate l'ossimoro) da lasciarci incredule. E incazzate. Le prove? Eccole.
Quando mi tocca fare qualcosa di spiacevole o sono obbligata a vedere qualcuno che mi sta sulle palle, tendenzialmente cerco di coccolarmi un pochino, subito prima. E le coccole spesso, per me, fanno rima con il cibo. Perchè ho rivisitato il famoso proverbio, in questa chiave: «Mens serena, in panza piena». Ergo, oggi che devo pagare dazio in un'atroce combinazione «fare una cosa che odio + incontrare una persona che mi urta», mi regalo un fantastico sandwich al salmone.
Doverosa precisazione: sarà l'anima irlandese, ma io adoro il salmone affumicato. Lo mangerei tutti i giorni, non fosse che la salatura non è l'ideale per la ritenzione idrica e la prova costume. Il sandwich in questione, tra l'altro, esprime il concetto di cibo godurioso alla massima potenza: salmone, maionese, erba cipollina, insalata, su pane ai cinque cereali appena appena scaldato. Orgasmico. Aggiungeteci il mio piano di mangiarmelo da sola, ascoltando la musica, al sole, su una panchina dei Giardini Pubblici e avrete una donna felice.

Certo. Come no. Non appena mi avvio a piedi oltre il cancello dei giardini, mi si avvicina un tipo. In bici. Vestito come Sasha Baron-Coen in Borat (vedi foto sopra). Parla con uno strano accento spagnoleggiante e mi chiede: «Scusa, dov'è il traguardo?». Il mio cervellino scaltro, ormai assuefatto alla Milano City Marathon, alla Stramilano, al Ciclopride, alla corsa campestre in difesa dei diritti dei lemuri o a una qualsiasi delle boiate che il nostro sindaco organizza per mettersi a posto la coscienza, bloccando il traffico delle auto (ndr. scusate lo sfogo), pensa che ci sia davvero una gara. E quindi rispondo: «Il traguardo di cosa?» Risponde: «Di dove stai correndo tu. Così mi metto li e ti aspetto». Lo guardo con una faccia a metà tra lo «spero ti investa la safety car, mentre attendi» e il «mollami, sfigato» che contraddistingue una vera stronza quale io so diventare in una situazione come questa. E procedo a passo spedito. Peccato che lui abbia il vantaggio di avere sotto le chiappe una bici. Quindi mi affianca e riprende: «Ti accompagno, così ci conosciamo un po' meglio». Rispondo, gelida: «Vorrei solo mangiare qualcosa DA SOLA». Crede di fare il simpatico 2.0 e dice: «Allora dammi il tuo contatto Facebook, che ti scrivo». Rispondo che non ho Facebook. Rilancia: «La tua mail posso averla? Ti scriverei delle bellissime lettere» (ndr. uomini, là fuori, segnatevi ben bene che via mail NON si scrivono lettere. Si prende carta, penna e calamaio e si scrive, vecchio stile. Si, lo so che non avete il correttore automatico. Ecco perchè questa è una bellissima prova. Al primo refuso, siete rimbalzati a vita).
Mentre questo demente in calzamaglia mi assilla, cerco inutilmente una panchina libera. Su alcune dormono i barboni, su altre ci sono adolescenti che limonano duro. Alla fine, un miraggio. Praticamente corro, tanto che la fastidiosa ghiaietta mi si infila nelle ballerine, saccagnandomi i piedi. Quello non molla: «Vabè, ma come sei pessimista....non ci credi nell'amore a prima vista? Io si». Rispondo: «Io credo solo nel mio desiderio di mangiarmi un panino DA SOLA». E lui: «Ultimo tentativo....mi dai il tuo numero che ti mando degli sms?». Lo guardo incredula. La mia espressione tradisce lo sfinimento. Rimette i piedi sui pedali. Ma non se ne va prima di avermi detto: «Non sai cosa ti perdi». Mi mordo la lingua, prima di rispondere che con quella tutina di lattice, cosa mi perdo lo vedo. E non è granchè.

Sono sull'agognata panchina. Scarto il sandwich, sto dando il primo morso quando....«Scusa, posso sedermi accanto a te?». Uomo di circa trent'anni, giubbotto di jeans su jeans sporchi di non so cosa. Basta questo. Invece c'è anche una mano fasciata in modo inquietante, come se fosse stata tagliata di fresco in una rissa. Non ha l'aria, per capirci, di un Richard Gere che come in Pretty Woman si è messo li per mangiare un'insalata e fare conversazione. Confido nel fatto che taccia. E invece no. «Ma cosa ci fa una ragazza come te senza nessuno a farle compagnia?» che è la versione 2013 del «Ma non ci siamo già visti?». Rispondo, sempre con l'aria da amabile stronza: «Sto benissimo DA SOLA». Tace. Poi ricomincia: «Pranzo leggero, eh? Vuoi fare la dieta? Dovresti fare una corsetta, piuttosto». Ora, fammi capire. Mi stai scassando le palle. Ti sto ignorando. E tu cosa fai? Mi parli di dieta e corsetta? Mancava mi dicesse: «Non dovresti mangiare perchè sei grassa» e facevamo Bingo. Mi alzo, infilo il sandwich nella borsa (e nel farlo sporco di maionese gli occhiali da sole - sacrilegio) e cerco disperatamente un altro posto in cui mettermi. Sento che mi grida «Oh, aspetta, ma dove vai? Oh, ma ti sei offesa?», per poi concludere con un, sottovoce, ma perfettamente udibile: «Ma guarda questa quanto se la tira». No, adorato pirla. Io non me la tiro. Io mi chiedo se davvero esiste una donna al mondo che si sia fatta rimorchiare in questo modo. Da uno come te, poi. Se c'è, portatemela. Vi prego. Voglio toccarla per sentire che è vera.

Finisco miracolosamente il panino in pace. Ma a quel punto sono talmente scazzata che non sento neanche più il sapore. E so che mi rimarrà sullo stomaco, visto che l'ho mangiato in moto perpetuo, invece che in relax al sole come volevo.
Mi dirigo verso l'uscita del parco, al mio odioso appuntamento. Incrocio uno. Che mi sussurra «Ciao bella». E io, togliendomi anche gli occhiali da sole, incurante di tutto quello che ti insegnano (non reagire alle provocazioni, non rispondere, tira dritto), schiocco un sonoro: «Ma vaffanculo».
A piedi nudi nel parco? Meglio le scarpe chiodate.

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