Mister Right

30 Ottobre Ott 2013 0027 30 ottobre 2013

B-side. Mr.Right incontra Rocco Siffredi

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Parental Advisory: questo post contiene un linguaggio forte. Del resto, per raccontare il dietro le quinte dell'incontro di Mr. Right con Rocco Siffredi, parole da educande non sarebbero appropriate. Quindi, se siete bigotti, cattopredicatori o beghine, tanti saluti e amici come prima. Altrimenti, buona lettura ;)

Dunque. Come in ogni storia, ci sono due versioni. Quella ufficiale, in cui per conto del giornale per cui lavoro vado a intervistare Rocco Siffredi, con la missione di farlo parlare di tutto tranne che di sesso. E ne esce un'intervista carina, che potete leggere qui.
E poi c'è il lato B. Come in un 45 giri. E visto che parliamo del re dell'anal...mai termine parve più consono di questo.
Sorvolo sulla cinquantina di giornaliste ingrifate che fanno le radical chic, seccate per aver dovuto alzare il loro culo flaccido dalla scrivania a cui sono inchiodate e venire a intervistare Siffredi. Che si imbottiscono di timballo di riso al buffet e fanno commenti tipo: «Si va bè, stiamo parlando di uno che ha costruito la sua fortuna sul suo pene...non è che possiamo aspettarci molto...» (ndr. bhè, nel vostro caso, siete così cesse che non posso nemmeno pensare abbiate fatto altrettanto, al femminile).
Ma non appena lui apre bocca e dice «Gli uomini di oggi non capiscono che le donne vogliono essere dominate, non comandare. Devono essere prese con forza e decisione», si mettono a gridare «Bravo!» con tanto di applauso, mentre io me le immagino, queste piccole kapò, che sono arrivate a 50 anni brutalizzando mariti e compagni e lamentandosi che non riuscivano ad avere un orgasmo.
Sorvolo anche sui pochi uomini presenti che abbozzano di fronte al palese livello di eccitazione generalizzato (ndr. GIURO di aver sentito più di una collega dire «si vede il pacco anche attraverso i jeans». E se cercate la mia conferma, l'avrete. Era vero.) con frasi tipo «bhè dai, in fondo non dicono mica che le donne bisogna farle ridere? Abbiamo qualche speranza anche noi». Ehm...no.
Perchè Rocco riassume un concetto primordiale, in due frasi: «Le donne vogliono sentirsi desiderate. Vogliono i baci! Ma perchè voi uomini non le baciate più? (e via, con un altro coro di «Bravo!» a cui mi associo pure io) Vogliono i preliminari! Ma cos'è sta cosa che trac, vi mettete a letto e andate dritti al sodo? Non è mica una gara a chi finisce prima!».
E poi, ce n'è anche per noi: «E voi donne, ma insomma. Smettetela di fare i maschi. Ricordatevi che dovete essere voi a tenere acceso il fuoco, ogni giorno. E non è una metafora: siate sensuali e toglietevi dalla testa che dovete metterci soggezione. Quella roba li vi ha rovinato. Voi dovete essere accoglienti». Ovazione.
Commento, con la ragazza che mi siede accanto: «Allora esistono ancora gli uomini che hanno capito come funziona». E lei: «No, Vale. Lui è Rocco Siffredi. Gli altri sono gli uomini e basta».
Il grido della pr mi riporta alla realtà: «Avete due minuti e mezzo ciascuno per le interviste individuali!». E in un secondo mi ritrovo di fronte a lui. Che tanto per rendere tutto più semplice mi sta a 3 cm dalla faccia e dal corpo. Io esordisco con: «Ciao Rocco, sono Valeria Volponi, di LetteraDonna.it e, guarda, a differenza degli altri, non voglio parlare di sesso, con te». Ho addosso una collana di perle, lunga (per fortuna è bigiotteria, perchè visto quello che sta per succedere, se fosse stata quella di mia nonna, lei si sarebbe rivoltata nella tomba. O forse no, ora che ci penso, perchè era un bel peperino pure lei).
La prende, se la gira tra le dita, mi tira verso di lui e dice: «Ma sei proprio sicura che non ne vuoi parlare?». Io, a dispetto di ogni buon proposito, a 30 secondi dall'inizio dell'intervista sono già in una dimensione ultraterrena, sudaticcia e in bambola. Faccio il classico colpo di tosse imbarazzato e comincio a fare le mie domandine serie. Lui risponde altrettanto seriamente e io penso che mi sono ripresa e tutto andrà per il meglio. Fino all’ultima domanda: «Rocco senti, dimmi un sapore, un cibo, un gusto che per te corrisponde al piacere». Mentre finisco la domanda, mi rendo conto di cosa ho chiesto e del rischio che sto correndo: lui ride, mi accarezza la mano e il braccio. Io mi ritraggo di scatto, manco fossi la vergine maria e dico: «No ascolta, non mi accarezzare che mi vien caldo». Lui ride e non molla la presa. Anzi, mi dice, ammiccando: «Più che un gusto, direi…un retrogusto…scegli tu di che cosa». Voglio morire.
Faccio in tempo a dire: «Bene, abbiamo finito, grazie mille», che mi ricordo di aver chiesto a un amico di farmi una foto. Me ne ha scattate due. Una seria, in cui io sono super professionale, con la penna in mano, che faccio le domande. L’altra è quella che vedete qui. È il momento in cui a intervista terminata, Rocco mi strapazza amabilmente e mi passa una mano sulla pancia. Si, sulla pancia. Ci salutiamo. E visto il brivido che mi regala quella mano addosso...torno in ufficio pensando che non mi stupirei nel rendermi conto che l’immacolata concezione dei tempi moderni...esiste.

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