Mister Right

28 Novembre Nov 2013 2259 28 novembre 2013

Charles. E quella carezza in 140 caratteri

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Charles Bukowsky. Era bello avere 15 anni.



Avrò avuto 15 anni. Ero una ragazzetta di periferia con le idee molto confuse sul «cosa come quando del mio futuro». L'unica cosa chiara era che avevo già cominciato a subire il fascino dell'Irlanda e più in generale del mondo anglofono, che fosse Uk o America (per una che all'epoca odiava volare, l'Australia era decisamente troppo lontana) e avevo una fissa: imparare perfettamente l'inglese, per andarmene. Ero un'italiana che aveva voglia di emigrare in tempi non sospetti, insomma.
E nonostante avessi dato un paio di baci alla francese e niente di più, avevo già qualche problema con i pischelli del cortile. Sembrava non riuscissi ad attirare altro che sfigati. Quelli che le amichette più sgamate scaricavano, a me intenerivano. Ma come fossero gatti della Barilla sotto la pioggia, mica da avere come fidanzati. Ma loro, comprensibilmente, fraintendevano. Ne ricordo almeno due che, dopo avermi fatto la fatidica domanda «Ti vuoi mettere con me?» ed essersi sentiti rispondere di sì, al momento di baciarmi hanno ricevuto una sberla. Con vanto della sottoscritta: «Si vedevano le cinque dita».
Capite bene che a un certo punto ho avuto la lucidità di pensare: «Finchè non trovo uno che mi piace da morire, lasciamo perdere». E così ho fatto. Complice una classe, la IV D del Liceo Parini, che aveva solo sei maschi, impegnati a suonare alla chitarra canzoni di De Gregori e di Paolo Conte, mentre io mi capicollavo da Moscova a Bisceglie per arrivare a casa in tempo per sentire Albertino e Fargetta al Deejay Time, stare da sola non era difficile.
Poi. Poi è arrivata un'estate. Un paesino di 500 anime sopra Bordighera. Uno scazzo generalizzato addosso. Perchè io volevo andare a fare una vacanza studio in Irlanda (vedi sopra) e invece qualcuno aveva deciso per me che non ero abbastanza grande e libera per scegliere. E come spesso succede.. tanto per ricordare quegli anni, come cantavano gli Otr (ndr. ma che fine hanno fatto gli Otr? Li immagino come i Cugini di Campagna, impegnati in nostalgiche performance alle sagre di paese)...«quando meno te l'aspetti come una bomba»...è arrivato lui. Bellissimo. Mezzo americano. Irraggiungibile quanto basta, ma con la capacità di esserci quando meno me lo aspettavo. Era all'ultimo anno di liceo e stava per andare a fare l'università a Londra. Ascoltava i Beastie Boys e i Police. E leggeva libri di cui io non avevo mai sentito parlare. Mi ha insegnato tutto quello che non sapevo e tanto di quello che sono oggi lo devo al suo modo di guardare il mondo, che è diventato il mio.
Un giorno mi ha dato una copia di Storie di ordinaria follia: «Conosci Bukowsky?». «Sto leggendo Barry Lindon», ho risposto. E lui: «Piccolina, Barry Lindon va bene per sognare, Buck è la vita vera». E io quel libro l'ho divorato, sera dopo sera. C'era dentro tutto quello che avrei voluto essere io: niente regole, la voglia di essere uno scrittore, il senso di non appartenere alla realtà in cui eri capitato, le avventure, lo sballo, il sesso. La capacità di dire in una frase, cinica e cruda, le più grandi verità.
E io non sono più stata la stessa, grazie ai suoi libri. Li ho letti tutti, cercando in lingua originale quelli che non erano tradotti, e nei vari traslochi della mia vita sono sempre venuti con me. Rileggo racconti o romanzi interi di Buck almeno una volta all'anno, quando arrivano quei momenti in cui mi sembra di non vedere più lucidamente le cose. E mi arrendo alla bellezza di quelle parole e anche al ricordo di quel primo amore.
C'è stato solo un momento in cui ho smesso di farlo: quest'ultimo anno. Che è stato così pieno di cose inaspettate e intense da lasciarmi, a malapena, il tempo di avere bisogno di leggere qualcosa che mi tirasse un po' su. Anche quando non ero al massimo della forma.
Ieri sera, tra le centinaia di tweet che leggevo stravaccata sul divano, «quando meno te lo aspetti, come una bomba», il vecchio Charles me lo sono ritrovato davanti.
Con questa frase: «Si riduce tutto all'ultima persona a cui pensi la sera».
Eh già, Buck. Ci hai preso anche stavolta.

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