MLON13

17 Novembre Nov 2014 1033 17 novembre 2014

Ilaria Cucchi, una grande storia (di normalità) italiana

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L'Italia è il Paese che amo. Perchè è un Paese straordinario. Nella sua immensa ed immutabile normalità. Nella gioia e nel dolore. Nella salute e nella malattia. Nel falso moralismo più arcipocrita. E nel doppiopesismo più agghiacciante. Finchè il morto non ci separi. E ci dia finalmente una speranza. Oltre a un nuovo lavoro.

L'Italia è tutto ed il suo più aberrante contrario. Perchè è tutto normale. E normalizzato. E' normale che ci si indigni e si chieda la testa dell'Alfonsa Signorini per un titolo doppiosensita che fa da secoli, solo perchè verso un ministro giovine ed invisibile come la Madia. Mentre è normale e normalissimo che si plauda all'inchiestona e allo sgoop gossipparo quando si prendono di mira - con ben più legittima ferocia - le amazzoni pasionarie pidielline. In Italia è normale che un Presidente sui generis come il Massimo Ferrero venga deferito per una battuta cazzara buttata lì tra un filippino e un indonesiano de Trastevere. Mentre è normale e normalissimo che chi lo giudica e lo condanna abbia dato della scimmia bananara a migliaia di giocatori nostrani. In Italia non ti puoi più neanche permettere - vedi il quietissimo Vincenzino Montella - di far la benché minima e innocentissima allusione da bar dello sport. Altrimenti sei immediatamente e pubblicamente additato come l'Hannibal Lecter del sessismo più incontrollato. Mentre è normale, e normalissimo, continuare a sfottere il Renatino Brunetta per i suoi pacchiani e arci noti deficit fisici.

In Italia è normale che per tre giorni di pioggia vada tutto sott'acqua, morti inclusi. Perchè poi è normale dar la colpa alle precedenti amministrazioni pubbliche, comunali e pedemontane de no' altri. In Italia è normale che una linea metro che fuori confine fanno in tre quattr'anni qui si completi (non ancora) in un trentennio, divenendo l'opera più costosa di sempre. Ed è normale e normalissimo che il sindaco di suddetta Capitale si nasconda miseramente dietro una manciata di multe a sua insaputa. In Italia - e solo in Italia - è normale che criminali delinquenti parassiti sociali fancazzisti come chi assale in corsa l'auto del malvagio Salvini vengano chiamati 'anarchici antagonisti dei centri sociali'. Perchè è normale che qui, nel Belpaese, tali scimmiette saltanti nei cofani altrui facciano il giro di tivvù radio e giornali accusando il politico di tentato omicidio, affermando pure che un partito democraticamente eletto debba esser radiato per legge. Tanto è normale così. Che si avvalori e si dia voce e legittimità alla tesi dei salotti benpensanti per cui lo sporco brutto e cattivo provocatore Matteo se la sia andata a cercare. E ben gli stia.

In Italia è normale che una mandria di farabutti come quei galantuomini dei No-Tav sfascino cantieri con molotov e cesoie in nome del nulla più cosmico. Facendo pure i gradassi e sfottendo gli sbirri 'pecorelle'. Perchè tanto in Italia è normale che la polizia non possa manco rispondere, ne' tanto meno difendersi. Perchè è normale che i vigliacchi rimangano impuniti. E che se osano sparare ad uno scooter che ne trasporta tre (tra cui un latitante) e che non si ferma al blocco, è normale che diventino per tutti bastardi killer aguzzini. Perchè in Italia è normale giustificare chiunque, trasformando buzzurri manigoldi in eroici martiri da carrozzone televisivo. Dal capo ultrà che tratta con lo Stato per una partita in mondovisione. Da chi dilania lo stomaco di un indifeso ragazzo obeso. Da chi imbratta e devasta abitazioni o locali sfrattati, nel nome di quella ridicola occupazione antagonista e nell'ancor più irrealistico e pazzesco principio che deve garantire una casa per tutti, di diritto. Nel nome dell'idiozia. E dell'assoluta più impunita malvivenza. Di chi distrugge e si impossessa di un'intera città. Umiliando e sfregiando un rispettoso ed onestissimo ricercatore padre di famiglia. In pieno giorno. Nell'assoluta indifferenza. Nel nome dei centri sociali.

Così in Italia diventa normale e normalissimo che, dopo aver chiesto, sventolato e sbraitato a gran voce la ricerca senza Se e senza Ma di una vera legale e definitiva giustizia da parte di uno Stato democratico di diritto, poi ce ne si strafotta altamente delle sentenze della magistratura giudicante, gridando allo scandalo, al gomblottone, alla più becera commistione malavitosa, alle più svariate e stravaganti tesi camurriose precostituite. Come l'intoccabile guru Robertino Saviano, che dal piedistallo pontificatore del suo eremo cristallino e incontaminato spara a zero sull'assoluzione Iovine-Bidognetti, definendola come la tipica 'cosa' all'italiana, senza coraggio e con tanta Camorra, minacciando financo di fuggire dai confini. Alla faccia della democrazia. E dell'autonomia del terzo potere dello Stato sovrano. Della serie 'Viva la giustizia, ma solo se ci garba il verdetto'.

Perchè in Italia è normale e normalissimo avere arsura e fretta di verità. Per poi indignarsi e scandalizzarsi se questa non è quella 'nostra', quella attesa, quella che vogliamo, o quella che una certa opinione pubblica si aspetta di default, e per dogma assoluto. Come per la morte di Stefano Cucchi, dove l'epilogo più logico e lapalissino è che la pasionaria sorella Ilaria - dopo aver accartocciato e strappato la sentenza di assoluzione, dopo aver (legittimamente) dichiarato guerra allo 'Stato', e già dopo essersi intascata il milione e tre dall'Ospedale Pertini, e ancor prima dopo essersi candidata alle ultime elezioni politiche sempre per quello Stato che oggi non riconosce ed ignora, ecco che d'emblée, tout court, e per grazia e risarcimento ricevuto - si trovi catapultata a lavorare nientepopodimenochè dietro le telecamere di Mamma Rai, la buona vecchia e cara tivvù di Stato. Lo stesso che Ilaria Cucchi accusa e aborra, e con il quale, dopo un magico colpo di spugna televisivo, tra una settimana ci andrà tranquillamente a braccetto. Dimenticandosi della giustizia marcia e collusa. Dimenticandosi di quella sentenza inaccettabile ed abominevole. E dimenticandosi, ahi noi, pure del fratello Stefano. Grazie al quale oggi Ilaria - al secolo amministratrice di condominio - potrà diventare una starlette dell'opinione pubblica. Perchè in un Paese come l'Italia succede anche questo. Perchè in Italia, signore e signori della Coorte, è tutto fottutissimamente normale.