MLON13

15 Settembre Set 2015 1102 15 settembre 2015

Un Premier vive anche di sobrietà, non solo di riflettori.

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Il punto non è esser andati a celebrare una storica impresa nazional popolare oltr'oceano, forse ineguagliabile ed irripetibile. Il punto non è aver dispensato selfies a go go, smiles arrapanti e yes we can a tutto il rettangolo terracqueo di Flushing Meadows. E il punto non è neppure che sto po po' di godimento renzitalico sia stato fatto ed elargito con la grana di Pantalone. Perchè, 150 o 200 mila che siano, quando si muove il Presidente i soldi sono e debbono essere i nostri. Il punto e la domanda categorica ed impegnativa per tutti è quella più palese e lapalissiana del caso: 'C'era bisogno di andare?'. A cui ne segue un'altra più pregiudiziale e politicamente scorretta: 'Ma perchè è andato?'. I due banalissimi quanto nodali interrogativi legano e correlano ogni momento della permanenza in Palazzo Chigi del lìder Matteo.

Ma allora c'era davvero bisogno di volare in un batter d'ali e non perdersi manco una demi volée della Vinci e un lungolinea della Pennetta, in un momento storico dove l'apocalisse immigrazione, la morsa della crisi e la cinghia della braga tricolore stringono ancora assai, sia nel popolar concreto quotidiano che a livello di opinione pubblica? C'era bisogno di lasciar capre e cavoli lavorativi fottendosene ampiamente dei lavoratori veronesi e degli espositori della Fiera del Levante per pavoneggiare gaudioso sulla passarella del pink carpet tra un all right all'Obama e un giro di tricolore alla rovescia? E poi, c'era proprio il bisogno di affibbiarsi al petto la medaglia d'oro della Pennetta come orgoglio planetario nazionale e simbolo della ragazza sudista della porta accanto che si è fatta da se' (Flavia vive in Spagna e da dieci anni ha il domicilio fiscale in Svizzera, ndr), miscelando il tutto con quell'iperbolica e immaginifica melassa moralistica e arci buonista che neppur il miglior Crozza in versione senatore Razzi? E ancora, c'era bisogno di twittare, condividere e postare all'infinito le gesta Sue, oltre che di Flavia e Roberta, sviscerando eccitatissimo la propria eiaculazione nazional emozionale, ribadendo post to post che un Paese non possa vivere di sole statistiche e meri indicatori economici, in una particolarissima era geologica depressiva dove disoccupazione giovanile, imposte, tasse e incazzatura sociale sono ai top di sempre? E infine, ma non ultimo, c'era bisogno di godere come un Biscione mediatico in mondovisione dopo aver scansato da gran dribblomane le più gravi e fangose catastrofi naturali, gli scandali politici più capitali e le disgrazie umane interne più scomode e assai meno propagandistiche?

No. Non ce n'era bisogno. Perchè non era ne' il modo, ne' la maniera, ne' il momento per farlo. Perchè un capo di Governo sta al Governo, e al lavoro, salvo non si tratti della finale Mundial, la cui data è già ampiamente prevista e pianificata. Perchè non è concepibile tirar il pacco ad impegni istituzionali, mondani o popolani, piccoli o grandi che essi siano. A meno che non vi siano contingenze emergenziali tipo alluvione, terremoto o inondazioni quotidiane genovesi. A cui Renzux vede ben di starne alla larghissima. Perchè i lavoratori di Verona (o Monopoli che essi siano) debbono di default aver la priorità sulla Pennetta, soprattutto se sei anche il Presidente del partito che fa del sociale il suo credo costituente. Perchè sarebbero ampiamente bastati un suo fido delegato oltre a pennellone Malagò per risolvere la pratica patriottica made in Usa. Perchè magari quei poveracci dei signori terremotati, alluvionati, mafiosizzati e morti ammazzati da immigrati mal gestiti e mai regolamentati, hanno forse più di un credito accumulato per potersi sentire un tantinello incacchiati neri. E forse, sommessamente, aver qualcosina da ridire su quei centocinquantamila euri e rotti lanciati dall'aereo de no' altri. Perchè gli emoticon e la magìa presidenziale contano na sega se poi le tasse sul lavoro sono le più alte d'Europa, quelle sulle imprese sfiorano il 70%, e l'unica ricetta di cui si sente ancora parlare è la trita, ritrita e solita dronizzata tassa sulla casa. Che donerà una mancetta per un annetto, per poi esser polverizzata da altre migliaia di micro subdole e tossiche tassette in stile Abissinia. E perchè non puoi dichiarare a tutta stampa nemmeno un anno fa or sono che mai (e poi mai) si sarebbe assistito e lucrato sulla passerella mediatica in stile Kim Jong Matthew, per poi scavalcare gradinate e balaustre alla Olio Cuore per inseguire il grande sogno selfato del miracolo italico d'oltre oceano.

Ora, al di la' delle sterili e pretestuose (seppur legittime) polemiche sul 'super' aereo di Stato che supporterà il premier nei suoi prossimi viaggi protocollari -- giusto aver mezzi moderni, costosi e adeguati ai tempi, perchè si è anche giustamente pagati per produrre in volo -- il nodo focale renzian persecutionis rimane la violenta ossessiva e spasmodica ricerca dell'ultra eccesso di visibilità trionfante da parte del magnetico Matteo, che potrebbe rappresentare non solo una vittoria di Pirro, bensì un enorme e dilaniante boomerang di Troia su testa e nèi del rottamator fiorentino. Che, invece di continuare la sua bavosa rincorsa del culto e della celebrità personalistica del Buon Governo, scappando furbescamente dal minimo pericolo sindacal elettorale, forse meglio farebbe se ottemperasse alla promessa di quieta morigeratezza proclamata appena qualche mese fa. Senza dover sempre, ogni giorno, ad ogni incontro, su qualunque fottutissimo evento infelice, estrarre la solita noiosissima stramaledetta banda di gufi, dicendo sempre la sua, ad ogni costo, commentando, ritwittando e taggando la benchè minima insignificante e presunta maldicenza rivolta alla casa del Signore. Come rifarà - ahi noi - anche questa sera dal signor Pardo a Tiki Taka. Come se il maximo compito e priorità d'esecutivo fosse sempre e comunque quello di smentire e ribadire la propria illuminata ed incontestabile ragione. Ovviamente in prima seconda e terza serata, o a reti unificate. Mentana permettendo. Senza pensare che, forse, un capo di Governo potrebbe e dovrebbe vivere anche di sobrietà, e non solo sotto i riflettori stellati del proprio narciso proselitismo.