Nimby

24 Giugno Giu 2015 0228 24 giugno 2015

Roma, una pistola, Bruto e una fine inaspettata...

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Mani in alto, questa è una rapina!

Già, l'incubo peggiore. Qualcuno che di soppiatto ti punta una pistola dritto in faccia dove gli occhi possano vederla, per incuterti il terrore e permettergli di fare di te qualsiasi cosa voglia.

Quanti hanno mai provato questa orribile sensazione? Quanti hanno una fottuta di vivere questa scena?

Forse tanti, migliaia. Milioni. Nessuno sano di mente avrebbe voglia di essere immobilizzato, terrorizzato, rapinato.

Eppure a Roma sta accadendo esattamente questo. Qualcuno le ha puntato la pistola davanti al naso, lì dove possa vederla e temerla quella canna di ferro pronta a fare fuoco. E uccidere.

Uccidere i sogni di cambiamento di una città incancrenita da anni di corruzione, malaffare, malagestione, connivenza, convenienze, paure, bugie e ruberie.

Volete lo scalpo di Ignazio Marino e della sua squadra? Bene, venite avanti. Prendetevelo. Avete il popolo che vi fa scudo, non possiamo impedirlo. La pistola è troppo vicina al nostro naso per non sentire l'odore della polvere da sparo, e mentre le nostre orecchie stanno già sentendo il rumore del caricatore che fa il suo ultimo scatto prima di sparare, noi saremo già lontani, a distanza di sicurezza dal vostro mirino.

Ma Roma no. Roma sarà ancora a tiro di quelli che oggi vorrebbero riconsegnarla nelle mani dei suoi aguzzini, come quella donna ferita e sottomessa dal suo figlio malato a cui offre obbedienza in cambio di un tozzo d'amore, che tanto non riceverà mai.

Noi saremo lontani, a contare le ferite di amici che credevamo fedeli ma che in realtà ci hanno voltato la faccia proprio mentre avevamo più bisogno di una loro semplice carezza sulla spalla. Come si fa con quei giovani, piccoli uomini che provano a pedalare sulle biciclette lasciando i rassicuranti pedali dell'infanzia.

Volevamo solo cambiare. Volevamo pulirle l'anima a Roma nostra, e non solo le mani con un sapone da discount per cancellare le tracce dopo aver partecipato all'ennesimo banchetto in cui se so magnati pure li mortacci loro, come hanno fatto altri, con la connivenza o il complice silenzio di quelli “boni”.

Ce l'hanno tolta quella possibilità, e Roma nostra resterà con l'anima nera, mischiata al colpevole rosso del sangue di quanti si sono sempre professati superiori, anche se l'unica cosa che hanno al di sopra della norma è la spocchia.

Siamo stati traditi e togliamo il disturbo.

Non siamo graditi a lor signori, e allora leviamo le tende.

Ma la pistola è ancora lì, puntata tra le palle dell'occhi de Roma nostra. Il mirino è puntato, la puzza del ferro è forte perché è vicino al naso, il carrello ha fatto il suo ultimo scatto e il grilletto freme già per esplodere.

Stappate lo champagne, nemici non cari. Avete vinto voi. Roma è vostra. Il banchetto si riapre: siete tutti invitati.

Anzi no.

A magnà possono accomodasse solo quelli che la strada la conoscono già. Quelli che hanno le gambe lunghe per fare i gradoni del Campidoglio a due a due fino a ché non diventano disparo.

Arriveranno con gli abiti della festa, statene certi. Ma l'abito non farà mai il monaco e il conto da pagare lo lasceranno all'oste. Come hanno sempre fatto.

Voi li chiamate Buzzi e Carminati, noi li chiamiamo “non solo Buzzi e Carminati”.

Il conto prima o poi qualcuno lo pagherà. E quel qualcuno lo farà con i nostri e vostri soldi, “guadagnati” arrivando di soppiatto, puntandoci la pistola dritto in faccia dove gli occhi possano vederla, per incuterci il terrore e permettergli di piegarci.

E poi spareranno.

Il sangue sarà rosso e nero. Ma non sarà il nostro. Quello ce lo avranno già tolto tutto. Mentre voi ci dicevate di sfanculare perché non eravamo capaci.

Ricordateci solo come quelli che non hanno avuto paura che la pistola sparasse, mentre era alle spalle che dovevamo guardarci. Da quel colpo di coltello sferrato da Bruto.

Se non cambia, la storia si ripete. Infinite volte.

Buonanotte Roma nostra. E buona sorte.