Nimby

2 Marzo Mar 2016 2005 02 marzo 2016

Lorenzo Basso (Pd) “Bisogna ridurre il gioco in Italia”

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“Il fenomeno del gioco è stato sottovalutato per troppo tempo dalla politica che, solo ora, ha deciso di riorganizzare l’intera materia - ha dichiarato Lorenzo Basso deputato Pd e componente della Commissione Attività produttive della Camera –; quando anni fa ho promosso in Regione Liguria la prima legge di contrasto al gioco d’azzardo, ero in una situazione di totale isolamento. Oggi noto con soddisfazione che tanti enti locali hanno iniziato a seguirne la scia”.
Ma proprio la circostanza che siano gli enti locali a gestire la situazione comporta il rischio serissimo che si abbia una situazione a macchia di leopardo in Italia sulla lotta alla ludopatia. “E’ necessario avere una regolamentazione omogenea che dia più forza agli enti locali e che, al tempo stesso, sia in grado di orientarne l’azione in maniera efficace riducendo l’offerta sul territorio – prosegue Basso – ma, da subito, bisogna introdurre il divieto totale di pubblicità così come avviene per il fumo. Il divieto di mandare in onda gli spot dalle 7 alle 22.00 è già un bel passo in avanti”.
In poche parole bisogna tenere lontano il più possibile dalla tentazione i giocatori. E qui si entra nel terreno scivoloso della tutela del diritto al gioco. Diritto che lo Stato vuole assecondare autorizzando altre 250mila slot. “Non credo che la ludopatia sia un business di Stato – conclude il parlamentare democrat – anche perché lo Stato incassa solo il 10 per cento delle somme; così come non credo che il contenuto della legge di stabilità modifichi la situazione. Il problema reale è che la liberalizzazione di 10 anni fa ha causato tutto questo. Serve limitare fortemente i luoghi deputati al gioco e vietarne la promozione in maniera radicale”.
Il titolo di capitale del gioco d’azzardo in Italia se lo aggiudica il comune di Santena in provincia di Torino. Secondo i dati ufficiali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli in questo piccolo comune, di appena 10mila abitanti, ogni mese si gioca per un ammontare di circa un milione di euro in videolottery.
A dire il vero il comune piemontese è tra i pochi che ha deciso di vederci chiaro sulla “sparizione” dei suoi cittadini nelle sale da gioco. Tuttavia il rapporto tra abitanti e “puntate da gioco” è stratosferico. A nulla sono valse le prediche del parroco così come vani sono risultati i tentativi del sindaco Ugo Baldi. E che dire del caso segnalato dall’associazione “gruppo giocatori anonimi” di Mestre, dove un giovane diciannovenne, approfittando del ricovero del padre, ha copiato i dati della carta di credito del genitore e ha giocato 70mila euro in una notte. Il giovane, del tutto fuori controllo, ha bruciato in poche ore i risparmi di una vita dei genitori, nel tentativo impossibile di recuperare la perdita iniziale.
Questi sono solo due esempi di una casistica ben più preoccupante nei numeri e nel trend in costante crescita. Se nel 2002 gli italiani giocavano 4 miliardi di euro l’anno, oggi la cifra ha sfondato il muro degli 80 miliardi. Il gioco è la terza realtà economica del nostro Paese.