Nimby

25 Ottobre Ott 2016 1526 25 ottobre 2016

I frigoriferi della Raggi “congelano” la battaglia sugli stipendi della Lombardi

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Sono ore, da quando ho letto l'intervista di Virginia Raggi al direttore di Repubblica, Mario Calabresi, che non riesco a togliermi dalla mente un'immagine. Roberta Lombardi col volto livido, che fa drizzare i capelli in testa a collaboratori e colleghi che le sono a tiro, inveendo contro la sindaca di Roma.

Ovviamente è una fantasia prodotta dalla mia testa, ma non senza qualche buona ragione. Che, a mio avviso, pendono a favore della deputata.

Perché se penso a quanto lei, da prima firmataria della proposta di legge sulla riduzione degli stipendi dei parlamentari e dei consiglieri regionali, con tanto di colpi di accetta su indennizzi e rimborsi, si sia fatta il proverbiale “mazzo” (mi scuso del francesismo) per far arrivare il testo in votazione in Aula, alla Camera, sfidando le commissioni parlamentari col rischio di vederselo rinviare perché non si è discusso degli emendamenti, proprio in questo periodo di campagna elettorale per il referendum, dando una eccezionale mano alle ragioni del no per il suo Movimento, non posso che solidarizzare con la prima, storica capogruppo M5S a Montecitorio, che ha visto oscurato il suo lavoro da poche, semplici parole. Quelle sui frigoriferi abbandonati apposta nei cassonetti romani, già sfregiati e graffitati, forse per fare dispetto a lei e alla sua Amministrazione.

Se fosse successo a me, confesso che mi sarebbe salita la carogna sulle spalle. Ma come? Io spacco in 8 il capello per mettere il Pd di Renzi in grave difficoltà, portando i suoi deputati a votare no ad un provvedimento, sì populista, ma anche molto popolare, proprio nel momento in cui stanno rimontando nei sondaggi, peraltro rigirandogli contro il loro slogan referendario, e tu che fai, mi copri tutto con sta storia dei frigoriferi, di cui sono pieni social e media online?

Come minimo avrei fatto volare le scartoffie dal mio tavolo, giusto per sbollire la rabbia. Poi sarei andato in aula, mi sarei preso il successo – che nel caso specifico era vedersi bocciata o rinviata la proposta per mano del Pd – e sarei corso in Campidoglio a piazzare un frigorifero scassato davanti alla porta della Raggi, per non farla più uscire. E magari avrei lasciato anche un simpatico graffito: “A Virgì, questo frigo lo manda Renzi, per ringraziarti dell'aiuto che gli hai dato. Tuo, Matteo”.

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