Nimby

11 Novembre Nov 2016 2006 11 novembre 2016

Voto sì, ma Renzi e Boschi non sono come i giovani della Resistenza

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Non è un mistero che io voterò sì al referendum del 4 dicembre. Le motivazioni, almeno una piccolissima parte, le ho già esplicitate qui.

Quello che non mi scende, però, è l'esagerazione, da qualunque parte arrivi. Che sia dal fronte del No e nemmeno dal fronte dei favorevoli alla riforma costituzionale. Infatti, non condivido i parallelismi usati la sera di venerdì 11 novembre dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti, che in pratica ha paragonato Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e chiunque abbia collaborato alla stesura e alle modifiche della riforma, ai membri dell'Assemblea costituente che hanno partecipato alla Resistenza dal nazifascismo, negli anni bui del Ventennio.

De Vincenti era ad Avezzano, quando si è lasciato scappare una frase un po' troppo hard: “Così come l'attuale Costituzione è stata scritta dai giovani che hanno partecipato alla Resistenza armata – ha detto -, anche l'attuale riforma viene scritta da una nuova generazione che ha preso in mano il destino ed il governo di questo Paese. Un governo di giovani che ha deciso di dare un futuro ai giovani che la vecchia generazione non è stata capace di dare”. Ecco, questa non la mando giù.

Conosco poco, a livello personale, il sottosegretario. Professionalmente, invece, l'ho seguito più volte e mi ha sempre dato l'impressione e l'idea di essere un uomo quadrato, preparato e senza fronzoli per la testa. Perciò mi stupisce un'entrata così dura nel dibattito della campagna referendaria, soprattutto per la mitezza del servitore dello Stato.

Spero sia solo uno scivolone da trance agonistica, perché i conati per la manifestazione condivisa da Anpi, Casapound e Forza Nuova a Latina e l'amarezza per l'espulsione di Laura Puppato, rea di aver manifestato apertamente la sua libera scelta politica, sebbene in contrapposizione con la linea dell'Anpi nazionale, sono ancora troppo forti per sentir paragonati ragazzi che la Guerra e il fascismo l'hanno studiato sui libri di storia, a quelli che invece hanno rischiato la vita perché Renzi, Boschi e la nuova generazione potessero vivere in pace. E liberi.

La campagna elettorale è un conto, la storia del nostro Paese un'altra. Non confondiamole mai.

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