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24 Ottobre Ott 2017 1948 24 ottobre 2017

L'arte si mostra a Roma, le opere di Cambellotti in esposizione a via Margutta dal 27 ottobre

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Dal 27 ottobre saranno in mostra a Roma le opere di Duilio Cambellotti (1876-1960), grazie alla Galleria W. Apolloni che, nel nuovo spazio di esposizione in via Margutta 53B, esporrà numerose opere dell'artista italiano di arti grafiche e visive, già presentata al Museo Emilio Greco di Sabaudia l’estate scorsa. In questa occasione, oltre al catalogo già esistente “Io sono Cambellotti”, pubblicato da De Luca editori d’Arte (a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, con presentazione di Antonio Pennacchi) verrà pubblicato anche un secondo fascicolo, presentato nel corso dell'inaugurazione della mostra, venerdì 27 ottobre alle ore 18.

Cambellotti era un artista di schietta e programmatica romanità, che padroneggiò ogni tecnica e materiale, fu poliedrico ed eclettico creatore di sculture di bronzo, legno, pietra e terracotta, cesellatore di medaglie, realizzatore formidabile di pitture murali, di vetrate, di maioliche, di incisioni e xilografie, di mobili e arredi. Fu anche scenografo, costumista, e “metteur en scène”, soprattutto per il teatro classico a Siracusa e ad Ostia, ma anche per il cinematografo, dagli inizi del muto fino al neorealismo del dopoguerra: il suo primo trionfo artistico, del resto, fu l’allestimento della prima rappresentazione de “La Nave” di Gabriele d’Annunzio, nel 1908. Fu anche creatore di manifesti come quello per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 e illustratore di numerosissimi libri: sarà esposta, infatti, la lussuosa edizione delle “Favole” di Trilussa dalla copertina figurata in tessuto colorato, ricca come un piccolo arazzo.

L’arte che invece non praticò mai fu la pittura da cavalletto destinata agli amatori privati. Infatti fu un fedele seguace dell’ideologia umanitaria di William Morris, e concepì sempre la sua arte come opera di divulgazione popolare, come educazione al bello per le masse. Non solo: seppe imporre al gusto contemporaneo eleganti idealizzazioni di oggetti rustici – mobili, maioliche – che potessero rendere consapevole il pubblico borghese dell’atavica bellezza degli strumenti del lavoro contadino. Saranno esposti, infatti, due prestigiosi mobili al fine di dimostrare la sua unicità di artista-artigiano.

Il suo amore quasi religioso, ma laico, per Roma - quella Roma antica svelata dalle scoperte archeologiche a lui contemporanee - si riversò soprattutto nella creazione delle “Leggende Romane”, prima tempere e poi xilografie, a cui lavorò tutta la vita. Cambellotti, infatti, creò un neoclassicismo tutto suo, espressionista e rustico. Socialista umanitario, moderato e pacifista, resuscitò in senso 'popolare' e repubblicano anche la simbologia romana del fascio, dell’aquila e della lupa, molto prima dell’avvento del fascismo, che quando arrivò al potere se ne impadronì trovando in Cambellotti un repertorio simbolico già pronto. Delle “Leggende Romane”, vi sono diverse tavole originali e numerosi studi relativi, nonché le rare tirature originali di alcune xilografie della serie che rimase inedita finché l’artista fu in vita.

Oltre che per Roma, il suo amore per l’Agro Romano e Pontino lo portarono a studiare gli alberi e le piante, gli animali, i paesaggi, le abitazioni, le genti e i costumi della campagna romana, per conservarne il ricordo in forme artisticamente stilizzate e inconfondibili, diffondendone le immagini al fine di sensibilizzare la società sulle condizioni di arretratezza, fatica, miseria e malattia in cui vivevano i contadini dei latifondi malarici.

Con Giovanni Cena, Giacomo Balla, Sibilla Aleramo, Alessandro Marcucci e altri intellettuali umanitari del tempo, fu attivo per promuovere le scuole per i figli dei contadini a cui prestò la propria opera di decoratore in edifici in cui il rustico artistico delle cose familiari accogliesse i bambini in ambienti pratici e salubri. L’osservazione degli usi atavici lo portò a studiare la Roma antica delle origini, in un tempo in cui gli scavi al Foro e al Palatino ne portavano alla luce resti e memorie.

Illustratore di propaganda nella Prima Guerra Mondiale, creatore di singolari monumenti ai caduti nel primo dopoguerra – Terracina, Priverno – Cambellotti fu anche coinvolto nell’opera delle nuove città di fondazione della Bonifica Pontina. Sua la smisurata pittura murale con la “Conquista della Terra” che orna il palazzo della prefettura di Latina. Terracina era infatti la sua residenza estiva, dove abitava la pittoresca Torre Frangipane, dall’alto della quale ha immortalato un volo di rondini in uno splendido disegno in cui le volanti messaggere della primavera si librano alte e grandissime al di sopra dei tetti del paese minuscoli e lontani.

Saranno in mostra i gessi originali di due delle tre Dolenti del Monumento ai Caduti di Terracina, uno splendido bronzo de “La Corazza” (celebrazione dell’antico guerriero contadino italico), un gesso di leonessa, un presepe di terracotta magistralmente dipinto. Delle “Leggende Romane” la tempera più antica del Ponte Sublicio e tre altre leggende - Marte, Orazio Coclite e l’Origine del Campidoglio - stampate da Cambellotti in vita. E ancora: gli acquarelli e disegni preparatori per la casa dei Mutilati di Siracusa, dove i soldati feriti sono tramutati in dolorosi tronchi potati carichi d’armi; la xilografia di Terracina bombardata e il suo disegno preparatorio, “La Legnara”, che fa parte di un poema iconografico dedicato al Circeo e alla navigazione antica; manifesti e tempere preparatorie per le tragedie greche messe in scena a Siracusa; una serie di medaglie di bronzo con le relative preparazioni in gesso e cera mostrano a qual punto alta fosse la maestria di Cambellotti in quest’arte nella quale egli fu davvero un Cellini del XX secolo; un cartone di vetrata, disegno smisurato per l’oculo della facciata del Duomo di Teramo, che mostra una Vergine tra gli angeli circondata di fiori come una donna Liberty. Numerose anche le piccole illustrazioni per libri che mostrano la sapienza grafica di Cambellotti disegnatore, non solo di tavole, ma anche di vignette testate e finalini, una maniera di adornare il libro in ogni sua parte affinché la parte dell’artista fosse pari a quella dell’autore del libro.

Tra le opere presentate a Roma rammentiamo un “Buttero” insieme rustico e futurista appartenuto a Bruno Mussolini; le bronzee conche “dei Cavalli” e “dei Bufali”, prodigio di naturalismo e sinteticità formale; un vaso di bucchero, resurrezione dell’antica tecnica etrusca, ornato dai segni dello Zodiaco. Si segnalano anche le meravigliose illustrazioni per il Prometeo e i Sette contro Tebe di Eschilo e i modellini di scenografie, come quello per “L’Aiace” e per “L’Ecuba”, dove le linee del modernismo si sposano con l’evocazione dell’antichità remota, tanto da rendere contemporaneo lo stile dell’Ellade primitiva.

Un po' di informazioni utili:

Dove: La mostra si presenta presso la Galleria W.Apolloni, Via Margutta 53B.

Quando: Dal 27 ottobre al 23 dicembre.

Il Catalogo, a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, (De Luca Editori d’Arte), è introdotto da uno scritto di Antonio Pennacchi, l’epico romanziere di “Canale Mussolini”, e si avvale della collaborazione di Anna Maria Damigella, Francesco Parisi xilografo e storico della xilografia, di Francesco Tetro, Direttore del Museo Cambellotti di Latina.

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