Nomos e Caos

27 Gennaio Gen 2015 1847 27 gennaio 2015

Anna Frank, maestra di verità

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<< C'è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all'assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l'umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo >>. A scrivere queste parole fu Anna Frank poco più di un mese prima del suo trasferimento al campo di sterminio di Bergen Belsen, dove morì due mesi prima della liberazione dell'Olanda.

A settant'anni dalla liberazione dal Nazifascismo, le parole di Anna sono di un'attualità enorme. Distruzione, strage, assassinio, furia... non c'è un'epoca storica in cui l'uomo, in un modo o nell'altro, abbia risparmiato i suoi simili, e in generale il proprio mondo, dall'odio e dal male.

Di esempi purtroppo, la Storia ce ne dà quanti ne vogliamo, ma il movente, in realtà, lo si ritrova sempre in tre grandi elementi: le risorse, il potere, l'esasperazione delle ideologie.

Gli Assiri saccheggiavano e uccidevano i popoli vicini, per accaparrarsi le loro risorse, erano attratti dalle ricchezze dell'impero babilonese, e agivano sulla base del volere della spietata divinità che veneravano. I Romani hanno sì creato un impero grandioso e memorabile, ma non ci sarebbero riusciti senza conquistare e soggiogare le altre popolazioni e le loro risorse, e senza una sfrenata adorazione del potere. Tra '400 e '500, l'Europa è andata a conquistare le Americhe, sterminando le popolazioni locali e appropiandosi senza nessun tipo di scrupolo di ogni loro risorsa, in parte mascherandosi dietro a una presunta 'missione civilizzatrice' da portare avanti, come del resto ha fatto in Africa e in Asia. Nella prima metà del '900, le più grandi potenze mondiali si sono consumate in quella che Benedetto XV chiamò << l'inutile strage >>, mosse di nuovo dalle smanie di potere e conquista delle risorse. Una guerra così tanto sanguinosa che la Francia qualche anno dopo non avrebbe avuto nemmeno abbastanza uomini per il proprio esercito e che, comunque, portò poco dopo a un conflitto ancora peggiore.

Ed è proprio qui che arrivano le parole di Anna. Lei le scrisse da protagonista di una delle più orrende pagine della storia dell'uomo, ignara del fatto che il mondo intero, un giorno, le avrebbe lette. Le scrisse in un momento in cui la lotta per le risorse, per il potere e l'esasperazione delle ideologie non solo raggiunsero il loro apice, ma si fusero nella loro più nefasta combinazione. Le scrisse nel momento in cui l'umanità si faceva artefice del suo più grande tentativo di autodistruzione.

E' per questo che le sue parole meritano la nostra memoria settant'anni dopo. Anna, nella tragicità che stava vivendo, è riuscita a riassumere la più brutta verità che l'uomo si trascina da sempre.

Oggi, le parole di Anna ci chiedono di essere vigili e di non abituarci ai fondamentalismi e alle guerre, e di non abituarci a vedere uomini che muoiono vittime del potere, della smania per le risorse o di un'ideologia portata fino all'esasperazione.