Nomos e Caos

2 Febbraio Feb 2015 1736 02 febbraio 2015

L'altro Mattarella: Piersanti

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Un’Epifania tinta di sangue.

Era il 6 gennaio del 1980 e a Palermo, Cosa Nostra freddava il presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. Otto i colpi d’arma da fuoco sputati dalla mafia, per eliminare un presidente scomodo dalla scacchiera degli oppositori, che in quel momento era solo un uomo che si recava a messa con la sua famiglia.

Scomodo, perché nonostante la mafia ancora non esistesse a livello legale (come il procuratore aggiunto Bernardo Petralia ha ricordato la settimana scorsa agli studenti della Statale di Milano, prima della legge Rognoni-La Torre del 1982 l’associazione mafiosa non era contemplata nel nostro ordinamento giuridico), Mattarella aveva già capito come questa, in Sicilia, facesse il bello e il cattivo tempo. Scomodo perché voleva di meglio per quella regione, la sua regione, la regione di cui era primo rappresentante agli occhi del mondo.

Nella sua attività politica, Mattarella cercò in tutti i modi di liberarsi da quel pregiudizio che lo attorniava, il pregiudizio che la sua carriera fosse spianata in quanto figlio di Bernardo Mattarella, esponente della Democrazia Cristiana (come Piersanti), numerose volte ministro e sospettato di essere tra i referenti nel rapporto tra la DC e la mafia. Ma in Regione, tutti ritrovarono in Piersanti un uomo fidato e ‘adatto’ al ruolo di presidente, compresa l’opposizione comunista. E le percezioni sulla sua serietà, si sarebbero trasformate presto in realtà.

Conferenza Regionale dell'Agricoltura, del 1979. Pio La Torre accusò pubblicamente l’assessore all’agricoltura, Giuseppe Aleppo, di essere un politico colluso con la mafia e di aver reso l'assessorato stesso un centro di corruzione regionale. Cosa fece il presidente Mattarella? Ci mise la faccia. Non solo non sostenne l’assessore Aleppo, ma ribadì che la gestione trasparente e legale dei contributi agricoli regionali fosse fondamentale.

Oggi, l’elezione del fratello di Piersanti, Sergio Mattarella, alla Presidenza della Repubblica ha riportato alla luce quella vecchia foto del 1980, in cui a metà tra i sedili della sua auto, le braccia sconvolte di Sergio e la mano sanguinante della moglie, colpita da un proiettile, si vede Piersanti ancora aggrappato alla vita.

Un’elezione che, in un modo o nell’altro, richiama gli italiani alla memoria del proprio passato e ricorda, al tempo stesso, di essere vigili nel presente.

Ne approfitto per ringraziare coloro che ogni giorno s’impegnano per migliorare il Paese, facendo memoria delle vittime della criminalità organizzata, come i miei compagni di WikiMafia (‘Libera Enciclopedia sulle Mafie’ da cui peraltro ho attinto per riflettere su Piersanti Mattarella) e Unilibera Milano (ogni giorno ricordano le vittime di mafia, con l’iniziativa #nonsononumeri). Giovani che come me, credono che per l'Italia un futuro migliore possa esserci.