Nomos e Caos

10 Febbraio Feb 2015 1249 10 febbraio 2015

In Siria con il cuore e con la mente

  • ...

Quattro anni di sangue, morte e distruzione. Una crisi sempre più intricata dove la lotta per il potere, gli interessi economici e strategici, e le ideologie sono pericolosamente mescolati tra loro.

La guerra in Siria è una delle più grandi tragedie a cui il Mondo oggi sta assistendo. E mentre il presidente Assad, intervistato dalla BBC, proprio ieri ha affermato che la Siria 'non respira attravero gli Americani ma attraverso i suoi cittadini', il suo popolo muore un po' sotto le bombe, un po' per mano dell'ISIS e un po' annegato, nel disperato tentativo di ricostruire la propria vita aldilà del Mediterraneo.

Ma anzichè parlarvene io, ho chiesto a qualcuno che di Siria se ne intende più di me. Al mio caro amico e compagno di studi, Sami, ho fatto alcune domande sulla guerra e su com'è viverla a distanza. Sami è nato a Damasco ma, pur vivendo qui a Milano, ogni anno torna in Siria da amici a parenti per le feste e per l'estate...o meglio, vi tornava.

'Da siriano che vive a Milano, in che modo ti stai rendendo utile al popolo siriano?'

'Dall'inizio del conflitto io e la mia famiglia operiamo tramite associazioni locali: sono molti i volontari che aiutano i profughi che arrivano a Milano, in stazione centrale per esempio, dandogli cibo, vestiti e beni di prima necessità. Allo stesso tempo si raccolgono fondi e aiuti umanitari da mandare in Siria per essere distribuiti da associazioni che operano in loco.

Da non sottovalutare il sostegno mediatico: attraverso i social network mi impegno a diffondere notizie sulle vittime e sull'esercito di liberazione'.

'A proposito di social network... ci sono amici, conoscenti che ti chiedono aiuto per uscire dalla Siria?'

'La situazione in Siria è precaria e rischiosissima. Ho parenti che sono andati a vivere il Libano e in Turchia, mentre un mio caro amico è rifugiato in Giordania. Persone che mi chiedono se avrebbero speranza di venire in Italia ce ne sono ma purtroppo non posso incoraggiarle: come faccio a incoraggiare qualcuno ad affrontare la trversata nel Mediterraneo? Anche la via legale è complicata perchè il visto è molto difficile da ottenere'.

'Quella della Siria è una delle più grandi tragedie degli ultimi anni. Cosa ti ha colpito di più del percorso che ha portato a questa carneficina e cosa più ti colpisce del conflitto in corso?'

'La totale cecità del Mondo. Nell'estate del 2011 ero in Siria, quando sono cominciate le prime manifestazioni del popolo. E nessuno, soprattutto l'Occidente, ha saputo cogliere il messaggio dei siriani, inermi mentre i militari di Assad gli sparavano addosso. Manca la volontà da parte degli attori coinvolti di trovare una soluzione politica, che abbandonano al loro lavoro i diplomatici davvero attivi come Staffan De Mistura.

Si è arrivati a un vuoto di potere occupato dall'ISIS, la peggior cosa che potesse capitare in Siria.

Anche i media ci mettono del loro... da quando l'ISIS è arrivato non si parla d'altro, facendo perdere così di vista il conflitto e le sofferenze che il regime di Assad sta portando ai siriani'.

'Hai sollevato una questione importante, quella dei media. Quali sono i problemi legati ai canali d'informazione che si occupano del conflitto?'

'Al momento l'unico argomento trattato è l'ISIS, il cosiddetto 'Stato Islamico' che con l'Islam non ha proprio nulla a che fare. Sugli altri attori invece, si sta facendo troppa confusione. Per esempio, si dice che i moderati sono legati ad Al Nusra, e quindi ad Al Qaeda...questa è una falsità. I rivoluzionari moderati hanno fatto degli errori come tutti gli attori sul campo ma rappresentano l'unica forza che sta davvero cercando di portare avanti la causa della rivoluzione siriana, cioè la caduta della dittatura'.

'Sami, che soluzione vedi per questo conflitto?'

'Al momento, speranze di pace non ce ne sono. Il primo male da sconfiggere ora è l'ISIS, un cancro per la Siria e per il Mondo. Ed è proprio da qui che possiamo costruire una prima speranza di pace: la liberazione dall'ISIS può essere vissuta come un'occasione per ripartire come siriani.

La Siria del domani deve essere quella per le generazioni perse: non ci sono solo i morti in tutto questo ma ci sono anche bambini e bambine che hanno perso un enorme pezzo della loro vita. E io, da parte mia, sogno che la mia terra di nascita diventi un paese democratico dove la società civile possa occupare davvero il proprio posto'.