Nomos e Caos

3 Marzo Mar 2015 1138 03 marzo 2015

Ha vinto Twitter

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Ebbene sì: l’Isis ha dichiarato guerra anche a Twitter.

Lo avrebbe fatto sul web, minacciando di morte il co-fondatore del social network, Jack Dorsey, più i suoi dipendenti. La loro ‘colpa’? Aver chiuso gli account del califfato.

E mentre Twitter sta collaborando con le forze dell’ordine per accertare l’attendibilità del messaggio, proprio su quel messaggio, correlato a un’immagine del volto di Dorsey nel mirino, vale la pena riflettere.

«Avete iniziato una guerra destinata a fallire. Vi avevamo detto dall'inizio che questa non era la vostra guerra ma non ci avete ascoltato e avete continuato a chiudere i nostri account su Twitter». E poi il punto clou: «Hey Jack, come proteggerai i tuoi dipendenti quando i loro colli diventeranno un obiettivo ufficiale per i soldati del califfato...cosa dirai alle loro famiglie?»

Un linguaggio che fa pensare a un altro ‘appello-show’ dei fanatici dalle bandiere nere che impazzano per il Medio Oriente e per le strade libiche seminando morte e ignoranza, ma che rivela al tempo stesso un vero colpo basso di Twitter. Perché suona proprio così: “Ci avete chiuso gli account? Bene, giù le teste!”

E’ un miserabile appello che, collegato al Mediterraneo rosso per il sangue dei 21 copti decapitati, le esecuzioni dei giornalisti in Siria e in Iraq, le minacce ai politici occidentali e i fotomontaggi che mostrano la ‘presa’ del Vaticano, cerca di far sentire l’Occidente sempre più vulnerabile. In realtà, il messaggio dato al mondo è stato un altro: Twitter ha vinto.

Domanda: «Hey Jack, come proteggerai i tuoi dipendenti quando i loro colli diventeranno un obiettivo ufficiale per i soldati del califfato...cosa dirai alle loro famiglie?»

Risposta: «Gli dirò chi erano i loro cari e cosa siete voi. Capiranno la differenza tra chi ogni giorno mette il mondo in contatto, incoraggiando l’incontro tra opinioni, culture e religioni, e chi invece ha completamente perso il senso di ‘umanità’. Vedranno i loro cari ricordati come uomini e donne che credevano in un futuro migliore, al contrario di chi il futuro lo usa solo come tempo verbale per minacciare, e che il passato lo distrugge a picconate. Sì, perché i loro cari la Storia li ricorderà con orgoglio e rispetto, mentre per voi, come per tanti altri carnefici che si sono succeduti nel tempo, ci sarà solo il disgusto».

Così dovrebbe rispondere Jack e così dovrebbero rispondere i cari di tutte le vittime dell’Isis.

E noi, a Jack e agli altri ragazzi, dovremmo dire grazie.