Nomos e Caos

8 Giugno Giu 2015 1117 08 giugno 2015

Vita da Aupair

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Fare la ragazza 'alla pari' è ancora oggi un'opportunità per andare all'estero. Tantissime le ragazze che, per un periodo della loro vita, vivono assieme a una host family straniera.

Tra queste ci sono anch'io.

Già al liceo l'idea di 'fare la aupair' mi incuriosiva ma poi, tra università e lavoro, sono rimasta in Italia. Lo scorso marzo però sono finalmente riuscita a partire per trascorrere due mesi e mezzo in Inghilterra, nello storico e bellissimo villaggio Barton under Needwood, a metà strada tra Birmingham e Nottingham.

Ma cosa vuol dire, alla fine, essere ragazza 'alla pari'?

Per prima cosa, 'fare la aupair' significa prendersi delle responsabilità.

La aupair, infatti, contribuisce all'educazione dei bambini: non gli dà un occhio quando i genitori sono fuori, ma li educa. Perchè la aupair vive assieme ai 'suoi' bambini, entrando ogni giorno a stretto contatto con loro, con le loro abitudini, con i loro sbalzi d'umore e con i loro momenti di festa. Poi si è responsabili del luogo in cui si vive. La casa ospitante, infatti, non è solo il posto di lavoro, ma è anche il luogo in cui si vive. Bisogna quindi fare come se si fosse a casa propria: sentirsi a proprio agio ma accertarsi che sia sempre tutto apposto.

La aupair deve poi trovare il proprio ruolo all'interno della famiglia ospitante.

Non si tratta di una cosa semplice. Come sostiene la spagnola Cristina, per esempio, una delle ragazze 'alla pari' che ho conosciuto nelle Midlands: «Quando la madre è in casa è come se i bambini gradissero meno la mia presenza». Stessa cosa per la francese Astrik, che non sempre riesce a capire fino a che punto può sentirsi 'parte della famiglia'.

Ma la ricerca del proprio posto all'interno di una specifica famiglia è anche uno stimolo. La storia di Alba, un'altra ragazza spagnola, ne è l'esempio: «Mentre cercavo la famiglia per me, - spiega – sono entrata in contatto con una donna malata di cancro. Quando mi ha detto che tutte le ragazze rifiutavano la sua proposta, ho capito che avrei scelto la sua famiglia: era nella stessa situazione di mio padre, e quindi avrei saputo rendermi utile».

La famiglia ospitante è, del resto, uno degli aspetti principali per vivere un'esperienza di successo: più ci si rispetta e ci si comprende con la famiglia, meglio le cose andranno.

La vita da aupair è completamente in lingua straniera.

Soprattutto per chi va in Inghilterra, come me, le mie amiche francesi Ophelia e Astrik e le due spagnole Cristina e Alba, la lingua è uno dei principali motivi per cui si sceglie di partire come ragazza 'alla pari'.

Sicuramente delle piccole difficoltà ci sono. Parlare un'altra lingua a scuola, in università o a lavoro, infatti, spesso è più semplice che nella quotidianità. Se per esempio c'è un'emergenza in casa o mentre si è fuori assieme ai bambini, la ragazza 'alla pari' deve essere in grado di comunicarlo a chi di dovere, anche se magari non conosce proprio tutti i termini di cui avrebbe bisogno. E deve cimentarsi anche con un linguaggio che per uno straniero è più difficile da comprendere... quello dei bambini! Alla fine, però, non ci sono dubbi: le abilità linguistiche migliorano.

Così come si conoscono nuove culture, nuove abitudini e un diverso stile di vita. Su questo si è soffermata, di nuovo, Cristina: «Andare all'estero come aupair è diverso da fare l'Erasmus, perchè si condivide realmente parte della propria vita con una famiglia locale». Per Ophelia, addirittura, l'elemento culturale è stato il motivo che più di tutti l'ha spinta a partire per l'Inghilterra.

Essere aupair è proprio un'esperienza a 360 gradi e, come tutte le esperienze all'estero, significa anche anche visitare nuovi posti, conoscere gente, fare nuove amicizie e imparare a conoscere meglio sè stessi. Un'esperienza che raccomando ad altre ragazze (e perchè no, ragazzi!) di fare.