Nomos e Caos

22 Agosto Ago 2015 1556 22 agosto 2015

Riflessione antimafiosa e cattolica

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Ci metti un attimo di più ad assimilare un'immagine sconcertante del tuo Paese quando ti trovi all’estero. Quell'attimo in cui sai che già che quello che stai vedendo è reale anche se non vorresti accettarlo.

E' andata più o meno così per me con le recenti immagini romane. I fiori, l'elicottero, le carrozze, la Rolls Royce, la colonna sonora de Il Padrino e quei manifesti imbarazzanti affissi fuori dalla parrocchia per il funerale di Vittorio Casamonica, una trashata che disonora lo Stato e la Chiesa, mettendo ancora una volta l'Italia in ridicolo.

E oltre alle immagini di cui siamo stati spettatori, ci sono le parole difficili da accettare. Come quelle del parroco che ha celebrato i funerali: probabilmente li rifrebbe perchè anche un esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa.

Da antimafiosa e cattolica non posso che distanziarmi dalla sua posizione. Perchè ancor prima della scomunica di Papa Francesco ai mafiosi, ci sono uomini di Chiesa, come don Luigi Ciotti e don Tonio Dell'Olio, che hanno scelto di testimoniare nella loro quotidianità il significato della lotta alla mafia e l'opposizione alle esternazioni di potere dei mafiosi. Così come ci sono stati quelli che per mafia hanno perso la vita: don Tonino Bello, don Pino Puglisi, don Peppe Diana, sono vittime che ogni anno commemoriamo. Ma alle commemorazioni ufficiali devono corrispondere anche, e soprattutto, commemorazioni quotidiane, date dall'esempio semplice e coerente di chiunque scelga di dire 'no' alla mafia. In questo caso, penso che un prete, per rimanere in linea con la scomunica di Papa Francesco e con l'esempio di Don Tonino Bello, padre Puglisi e don Diana, e per il ruolo di 'pastore' che ricopre nella società, debba opporsi a certe celebrazioni.