Nomos e Caos

3 Settembre Set 2015 0850 03 settembre 2015

Ricordando la Strage di via Carini

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Era il 3 settembre 1982 quando in via Carini, a Palermo, la Repubbica perse uno dei suoi più grandi uomini: il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa morì sotto i colpi di kalashnikov di Cosa Nostra, assieme alla moglie Emanuela Setti-Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo.

Un uomo al servizio dello Stato, che credeva in una società e in un paese migliori, fatti di senso del dovere, onestà e coraggio. E che con il suo dovere, con la sua onestà e con il suo coraggio, ha dato agli italiani un motivo per essere orgogliosi.

Oggi, a trentatré anni dalla sua morte, lo commemoriamo ufficialmente.

Ma commemorare il Generale e le altre vittime di mafia è importante farlo tutti i giorni. Commemorare infatti non significa solo rendere onore agli uomini e alle donne che hanno avuto il coraggio di opporsi alla criminalità mafiosa. In un Paese in cui la mafia continua a fare i propri affari, inserendosi nel sistema politico, economico e sociale, fare memoria aiuta a rimanere vigili su quello che accade oggi, portandoci a riflettere su come il fenomeno si sia evoluto negli ultimi decenni. Non solo, fare memoria permette anche alle generazioni più giovani di conoscere certe storie che non sempre a scuola vengono approfondite a sufficienza. E da ultimo, facendo memoria non possiamo non pensare a quei membri delle forze dell'ordine, a quei professori, a quegli studenti, a quei politici, a quegli imprenditori, a quei giornalisti, a quegli attivisti e a tutti coloro che, nella loro quotidianità, con il loro esempio semplice ma concreto, dicono "no" alla mafia.