Nomos e Caos

23 Settembre Set 2015 0910 23 settembre 2015

L'esempio di Giancarlo Siani: fare informazione è ricerca della verità

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Aveva ventisei anni Giancarlo Siani quando venne assassinato dalla Camorra trent'anni fa, il 23 settembre del 1985.

Una difesa assoluta della libertà d'informazione e una scrupolosa ricostruzione delle famiglie camorristiche e delle loro attività nel napoletano. Centinaia di articoli in cui il corrispondente de "Il Mattino" e collaboratore di "Osservatorio sulla Camorra" analizzava (e denunciava) i legami tra mafia e politica derivati dalla catastrofe del Terremoto dell'Irpinia.

Quello di Giancarlo Siani è uno dei più grandi esempi di coraggio nella storia del giornalismo. Il coraggio di andare oltre alle apparenze, di non piegarsi ai poteri criminali e alle connivenze, facendo al tempo stesso il dovere di chi fa informazione, cioè ricercare la verità e scriverne per il pubblico interesse.

Quando pensiamo e ricordiamo Siani non possiamo non pensare anche ai tanti altri giornalisti che si sono opposti alla criminalità mafiosa, come, per esempio, Pippo Fava, Beppe Alfano, Peppino Impastato, Mauro De Mauro e Mario Francese, e a quelli che le si oppongono tuttora, come Lirio Abbate, Attilio Bolzoni, Roberto Saviano, Raffaele Sardo, Fabrizio Gatti, la redazione di Telejato di Pino Maniaci, Ester Castano, e i ragazzi di Stampo Antimafioso. E al tempo stesso, viene naturale ricordare i tanti altri giornalisti che come Veronica Guerin, Anna Politkovskaja, Walter Tobagi e moltissimi altri hanno pagato con la loro vita la ricerca della verità.