Nomos e Caos

29 Ottobre Ott 2015 1912 29 ottobre 2015

"Lotta alla Mafia Siciliana", dagli anni Venti a oggi

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'Un documento che ci consegna, con la fresca potenza della testimonianza diretta, un' immagine immediata e sconvolgente del fenomeno Mafioso nell’Italia liberale e fascista in provincia di Caltanissetta e Agrigento, di Palermo e Trapani, di Enna, Ragusa e Catania'. Sono le parole di Nando dalla Chiesa nella sua introduzione a 'Lotta alla Mafia Siciliana'.

Un libro che, grazie all'impegno e alla ricerca Diego Scarabelli negli archivi dell'Arma dei Carabinieri, riporta alla luce la sistematica e dettagliata ricostruzione dei legami tra famiglie mafiose, degli interessi e delle modalità d'azione di Cosa Nostra nella Sicilia degli anni Venti, fatta dal maresciallo dei Carabinieri Paolo Bordonaro.

In occasione della prima ristampa e della traduzione in inglese del libro, che potete trovare su Amazon (http://www.amazon.it/Kindle-Store-Diego-Scarabelli/s?ie=UTF8&page=1&rh=n%3A818937031%2Cp_27%3ADiego%20Scarabelli), cerchiamo di capire, assieme al ventottenne laureato alla UCL di Londra, chi era il maresciallo Bordonaro e cosa possiamo imparare dal suo approccio nel contrasto alla mafia.

«Perchè hai iniziato a scrivere di mafia?»

«Per aiutare il mio paese - l'Italia - e gli altri Stati dell'UE. Vedo la crescita dei network criminali come una delle principali minacce per le nostre società. Spesso le organizzazioni mafiose non vengono comprese a fondo o sono sottovalutate dalla cittadinanza in generale. Troppo spesso ho sentito dire 'beh, si uccidono solo tra di loro'. La realtà è molto diversa. I mafiosi uccidono anche persone innocenti o chiunque altro si opponga ai loro interessi. In aggiunta, il loro potere economico gli permette di influenzare le nostre società. Solo attraverso la ricerca e il dibattito possiamo comprendere il vero pericolo rappresentato da queste associazioni».

«Lotta alla Mafia Siciliana non è di certo il primo libro sulla mafia. Qual è la differenza tra il tuo libro e altri libri sul fenomeno mafioso?»

«È importante che ci siano diversi libri sulla mafia siciliana. Cosa Nostra è senza dubbio una delle organizzazioni criminali più studiate. É diventata “affascinante” anche grazie a film famosi. Tuttavia, ci sono ancora alcune questioni aperte sulla mafia siciliana. Il mio libro cerca di rispondere ad alcune di esse contenendo, ad esempio, il più antico rapporto, datato 1927, che raffigura in dettaglio la struttura interna della mafia siciliana. Paolo Bordonaro, maresciallo dei Carabinieri italiani, autore del rapporto, dimostra la struttura piramidale con un vertice che controllava diversi “rappresentanti” a capo di svariati gruppi mafiosi sparsi in tutta l'isola. Allo stato attuale degli studi, nessun altro rapporto ci fornisce una descrizione della gerarchia della mafia nell'intera Sicilia».

«Quindi Lotta alla Mafia Siciliana è necessario per comprendere il fenomeno mafioso in sè o si limita a una ricostruzione, seppur importante, del contesto criminale della Sicilia di inizio Novecento?»

«La relazione scritta dal maresciallo Bordonaro contenuta in 'Lotta alla mafia siciliana' è per molti aspetti una pietra miliare per lo Stato italiano. Per ora, è la prima relazione che illustra la struttura interna della mafia in tutta l'isola e le connessioni tra i vari gruppi. Ma c'è di più. Grazie alle scoperte di Bordonaro, conosciamo in maniera approfondita le famiglie mafiose operanti a Caltanissetta, ad Agrigento ed in altre province. Scopriamo inoltre come sono salite al potere dopo la Prima Guerra Mondiale, come si sono aggiornate e come si sono rafforzate. Leggiamo anche come Bordonaro riuscì a sconfiggere molti mafiosi. Ma una delle cose più importanti del rapporto è la chiarezza. Bordonaro ricostruisce vari reati di mafia e dopo averli presentati sottolinea perché l'organizzazione si sia comportata in un certo modo. Così comprendiamo il modus operandi dei mafiosi».

«La ricostruzione fatta dal maresciallo a inizio Novecento la ritroviamo nella realtà mafiosa odierna?»

«Senza dubbio ci sono molte somiglianze tra i gruppi mafiosi combattuti e scoperti da Bordonaro e quelli attuali. É anche possibile che alcuni discendenti di sangue dei mafiosi con i quali si è scontrato siano ancora membri di spicco della mafia. Ma non possiamo esserne sicuri. Infatti, sebbene Bordonaro abbia svelato alcuni segreti della mafia, dopo la sua brillante operazione in Sicilia nel 1927 che ha portato all'identificazione di 274 potenziali mafiosi o collaboratori e la condanna di 122 di loro (ottenendo uno dei risultati più importanti nella storia della lotta alla mafia), è quasi stato dimenticato. Se le cose non fossero andate così, sarebbe probabilmente stato più facile per gli investigatori moderni ricostruire gli alberi genealogici di diverse 'cosche' o gruppi mafiosi. Ma questo non è stata colpa di Bordonaro che anche dopo il suo congedo ha continuato a sottolineare quanto fosse importante contrastare la mafia. Se in passato ci può essere stato un errore istituzionale che ha portato a dimenticare le grandi scoperte di Bordonaro, oggi il mio lavoro è stato accolto con grande entusiasmo dai Carabinieri che mi hanno anche permesso di avere il loro stemma araldico sul libro».

«Conoscere l'esperienza del maresciallo Bordonaro dunque sembra fondamentale per chi vuole studiare la mafia. Ma può essere utile anche agli attori di contrasto, sia sul piano nazionale che internazionale?»

«Una delle grandi scoperte fatte da Bordonaro è che il boss mafioso, contro cui stava combattendo, stava progettando di diventare il capo mafia di tutta la mafia siciliana. Per farlo, il boss aveva preparato diversi gruppi armati pronti a intervenire. Aveva anche consolidato il suo potere a livello locale, soprattutto in provincia di Caltanissetta, per poi prendere il potere sulla mafia ovunque in Sicilia. Questo tipo di comportamento esiste ancora. Molti affiliati sono disposti ad estendere il loro potere ed investimenti al di fuori delle loro città e regioni. Per evitare tutto ciò è fondamentale avere una prevenzione e reazione coordinata. Quello che oggi viene erroneamente percepito da alcuni come un problema unicamente per l'Italia è in realtà una minaccia crescente per l'intera Unione Europea. Pertanto la lezione più importante che possiamo imparare da Paolo Bordonaro è quella di non sottovalutare mai i network criminali e di essere pronti e disposti a collaborare al fine di sconfiggerli prima che mettano radici profonde».