Nomos e Caos

21 Giugno Giu 2016 1733 21 giugno 2016

Search and Rescue, una cosa per tutti?

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In inglese è "Search and Rescue", in italiano "Ricerca e Salvataggio". Si tratta delle attività messe in campo in condizioni di emergenza e pericolo, mirate alla ricerca e al soccorso di persone disperse o non in grado di allontanarsi da dove si trovano; attività che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Anche se ad occuparsene sono prevalentemente corpi nazionali e forze armate, come ad esempio la Guardia Costiera, l'Aeronautica Militare, il Comando Alpini, i Vigili del Fuoco e Protezione Civile, sono tantissime le realtà di volontariato che ogni giorno contribuiscono a salvare vite umane.

Una di queste è la SAR-PRO, Associazione Nazionale per la Promozione Culturale della Ricerca e Salvataggio, composta da specialisti e sostenitori di 'SAR' e specializzta in corsi per Operatore di Ricerca e Salvataggio e per Capi Squadra di Operatore di Ricerca e Salvataggio. Assieme al coordinatore del comitato tecnico scientifico, Marco Giusti, cerchiamo di capire il ruolo di questa associazione e cosa significa fare 'SAR' in Italia: cosa fare per potersi dedicare a essa e a quali limitazioni si va incontro?

«Su quali fronti di emergenza siete prevalentemente attivi?»

«Ci occupiamo di Ricerca e Salvataggio in ambiente terrestre e marino e di incidenti aerei. Un'ulteriore branca della nostra attività Culturale è dedicata all'Urban-SAR, cioè Ricerca e Salvataggio in ambiente urbano e a fronte di eventi naturali e antropici che coinvolgono i luoghi abitati. Anche se abbiamo una presenza maggiore nelle regioni del centro e nord Italia (i più recenti Corsi di "Standardizzazione Operativa SAR", svolti secondo parametri di Certificazione KIWA-CERMET, si sono tenuti nel Lazio, in Veneto e in Emilia-Romagna) siamo un' "associazione nazionale", attiva in tutto il Paese».

«In uno scenario complesso come quello del Mediteranneo che valore aggiunto possono portare associazioni come Sar-Pro?»

«Assistiamo a scene emotivamente impegnative: centinaia di migranti che cercano di attraversare il Mediterranei su barche e battelli che stanno a galla a fatica. Sapere che l'Italia è pronta a salvare quelle migliaia di persone non basta per far abbassare la guardia. Tutto il personale che partecipa al SAR nel Mediterraneo è ben preparato ma molte sono le componenti da tenere in conto nell'ambito delle operazioni SAR: è utile che i tantissimi operatori che forniscono il loro prezioso aiuto abbiano lo stesso livello di preparazione e qualità tecnica. La nostra associazione fornisce conoscenze e consigli affinchè l'intera "SAR Community" possa fornire al meglio il proprio contributo».

«Un normale cittadino come può dare un sostegno concreto alle attività di Search and Rescue? E al tempo stesso, entro quali "limiti" deve rimanere il suo impegno?»

«Essere Operatore di Ricerca e Salvataggio richiede molte ore di addestramento e preparazione. E' comunque vero che tutti possono donare il loro aiuto per salvare una vita umana: basta essere in grado di fornire informazioni corrette ai soccorritori o supportarli dal punto di vista logistico. Se poi un qualunque cittadino volesse prendere parte alle operazioni SAR, il mezzo migliore è iscriversi ad una delle tante associazioni che si occupano di SAR. Col supporto di SAR-PRO, per esempio, ci si può preparare per operazioni di ricerca che richiedono molto personale da dividere nelle tante squadre, dispiegate sul territorio dove si è persa la persona da cercare. E' chiaro che fare Ricerca e Salvataggio senza conoscenza dei rischi a cui si va incontro o senza adeguato equipaggiamento può essere il primo passo per "farsi male" ed appesantire una situazione operativa già di per sé "emergenziale"».

«Saper cooperare tra attori nazionali e internazionali, autorità di polizia, militari, politica e società civile rimane una delle priorita' per far fronte alla situazione nel Mediterraneo. Da militare e civile al tempo stesso, come valuti l'attuale sistema di cooperazione?»

«L'Italia ha da sempre uno dei migliori sistemi SAR d'Europa. La cooperazione fra forze militari e civili, nazionali ed internazionali fa parte del nostro DNA. Abbiamo buone conoscenze tecniche e allo stesso tempo mettiamo molta umanità in quello che facciamo. Se potessi scegliere dove perdermi in Europa, lo farei in Italia! A parte gli scherzi, posso dire che il nostro "Sistema SAR" non ha da guardare altrove per imparare cosa fare e come. Anche la SAR-PRO ha un compito qui, che è proprio quello di divulgare come supportare gli operatori esperti che già sono sul campo e come avvicinarsi al SAR con un occhio alla sicurezza e l'altro all' "economia" degli sforzi, quest'ultimo aspetto è forse l'unico punto ancora da perfezionare».

«In generale, quali sono i punti di forza e i limiti delle attivita' di Search and Rescue in Italia?»

«Il SAR non si opera solo in mare. Ogni giorno decine di persone si perdono in Italia, su terra e in cielo (anche se poi perdersi in cielo significa "arrivare" su terra o in acqua). Si pensi che dal 1974 ad oggi le persone disperse in Italia sono arrivate a 35.000 e centinaia sono le organizzazioni militari e civili che operano 24 ore su 24 per attuare le prime fondamentali azioni utili a salvare la vita delle stesse. E' chiara dunque la complessità del SAR, con professionisti e volontari che rischiano la propria vita per salvarne un'altra. Operazioni come quella per cercare Yara Gambirasio o inviare soccorsi alla "Costa Concordia" rimarranno per sempre nel nostro immaginario come grandi esempi di efficienza e solidarietà italiana».

«Un cittadino che volesse impegnarsi in attività di Search and Rescue quali requisiti dovrebbe avere e cosa deve fare di concreto?»

«Non tutti possono cimentarsi in Ricerca e Salvataggio da un elicottero, ad un metro di distanza da una parete rocciosa, di notte. Ma se a terra, dove l'elicotterò dovrà poi ritornare con la persona salvata, non c'è un operatore addetto alla logistica, all'illuminazione o alla preparazione dei mezzi per il trasporto veloce in ospedale, la vita del disperso o del ferito rimarrà ancora in pericolo. Tutti possono essere Operatori di Ricerca e Salvataggio: l'importante è che ognuno conosca e si limiti al proprio ruolo, seguendo procedure e comunicazioni in perfetta sintonia. Per gli individualisti il SAR non è l'ambiente adatto: per fare Ricerca e Salvataggio bisogna sentirsi ingranaggio di un motore che va a"passione" e tanto tanto addestramento».