Non lavorare stanca

21 Maggio Mag 2012 1217 21 maggio 2012

La solitudine dell'esodato

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Emilio Celeste doveva andare in pensione il 5 gennaio 2012, poi è arrivata la riforma Fornero.



In un piovoso pomeriggio di maggio,  sono in redazione quando squilla il telefono: "Pronto?". Dall'altra parte del filo una voce fioca e triste: "Buonasera, sono Emilio, si ricorda? Perchè anche lei mi ha abbandonato?".
A parlare è Emilio Celeste, un signore di 60 anni che ho intervistato qualche mese fa, quando la parola "esodato" cominciava a risuonare come una marcia funebre nelle case di chi era rimasto senza lavoro e senza pensione. Ma soprattutto senza risposte.
Una massa sconosciuta di persone che rappresenta  l'"effetto collaterale" della riforma del sistema previdenziale fatta senza saper neanche calcolare quante persone sarebbero poi rimaste nel limbo.
E il limbo di Emilio è quello un padre di famiglia rimasto senza lavoro per il fallimento della sua azienda. Un limbo da cui pensava di uscire il 5 gennaio 2012, nel giorno del suo 60esimo compleanno, quando sarebbe dovuto andare in pensione con 39 anni di contributi.
Ma a dicembre è arrivata la riforma Fornero. E tutto è cambiato. Celeste ha scoperto che doveva lavorare sino a 67 anni. O forse, visto che è nato nel 1952, sino a 64. Di sicuro altri quattro anni.
Emilio però è disoccupato, non trova lavoro e non rientra neanche tra quei 65 mila esodati calcolati dal ministero a cui il governo dovrebbe offrire un'ancora di salvezza.
Gli è rimasta solo la penna per scrivere e chiedere aiuto. "Se qualcuno non mi aiuta mi uccido davvero", mi dice al telefono. Una frase che Emilio ha già pronunciato, ma ogni volta quelle parole dette quasi per scuotere gli animi dei politici, sembrano scuotere solo Emilio, sempre più cupo e disperato: "Glielo chiedo per favore, mi dia una mano, non mi abbandoni anche lei".
Via email mi manda le lettere che ha scritto in questo ultimo mese, e che si aggiungono alle decine già mandate da gennaio.  Sono indirizzate al  presidente della Repubblica, al premier Mario Monti, al ministro del Lavoro. Nessuno però risponde alle sue domande.
E più i giorni passano più l'ansia diventa terrore, preoccupazione, depressione, vergogna. "Come faccio a vivere senza un lavoro, senza uno stipendio?", mi chiede. E io a malincuore sono l'ennesima persona che non sa dargli una risposta.

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