Non lavorare stanca

7 Settembre Set 2012 0338 07 settembre 2012

Fiom, una e trina. Ora anche la maggioranza si spacca. Ma è tutta una questione politica

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La Fiom ha tre teste, la maggioranza si spacca.



È di nuovo rottura in casa Fiom. Questa volta però la disputa non si gioca tra la maggioranza e la minoranza. Il conflitto è interno alla maggioranza, la Cgil che vogliamo.
Il 6 settembre al termine del Comitato centrale, due dei tre segretari nazionali Giorgio Airaudo e Laura Spezia hanno rimesso il proprio mandato nelle mani del leader Maurizio Landini.
Una decisione che era già stata annunciata a luglio, ma il capo dei metalmeccanici della Cgil aveva congelato le dimissioni. Oggi però c'è stata la resa dei conti: Airaudo ha preso il microfono e confermato la decisione. Che però non va contro il leader Landini.
A quanto pare anche all'interno della Fiom si sta giocando, ormai da mesi, una battaglia tutta politica e il passo indietro di Airaudo e Spezia risulta solo una mossa strategica che permetterà di eleggere una nuova segreteria, senza Sergio Bellavita.
L'OCCASIONE PER LIBERARSI DI BELLAVITA. A farne le spese sarà infatti soprattutto il terzo segretario nazionale, che da tempo è in aperto conflitto con Landini e che davanti alla proposta fatta ieri dal leader della Fiom: un Patto per il lavoro da presentare a Federmeccanica, Fim e Uilm, ha optato per un'alternativa.
Così il Comitato centrale si è concluso con il voto su tre documenti contrapposti: quello di maggioranza presentato da Landini, approvato con 92 voti; quello di Sergio Bellavita che ha ottenuto 13 voti; quello di minoranza presentato da Gianni Venturi, Fabrizio Potetti e Augustin Breda che ha raccolto 30 consensi.
Insomma una maggioranza spaccata in due, ma non da oggi. Per questo le parole di Bellavita: "Le dimissioni di due componenti della segreteria a causa della differenziazione che si è prodotta sui documenti conclusivi, hanno l'esclusivo obiettivo di escludere la sinistra dalla maggioranza Fiom", sono sembrate forzate. Tutti infatti sanno che non è solo il disaccordo sulla proposta fatta da Landini a mettere in crisi la segreteria. E a testimonianza ne è il fatto che le dimissioni dei due segretari erano già sul tavolo di Landini da luglio,  quindi prima che si riunisse il Comitato.
Insomma il conflitto va ben oltre la condivisione o meno di un documento. Che potrebbe al massimo essere considerato il casus belli.
TUTTA UNA QUESTIONE POLITICA. La partita è invece, ancora una volta, tutta politica. E a evidenziarlo sono state le stesse parole di Bellavita: "Sarebbe gravissimo se la nostra contrarietà assoluta alla svolta Fiom, con la proposta alle imprese di un patto su crisi e lavoro, determinasse la ridefinizione di una segreteria senza la sinistra", quasi a dire che Landini non sia un sindacalista di sinistra.
Bellavita parla di una "svolta della Fiom", che non è avvenuta certo in questi giorni. Da tempo la linea di Landini è crititicata da una parte della sua stessa maggioranza.  E alcuni segnali di malcontento si erano avvertiti chiaramente il 22 giugno quando a Bergamo il capo della Fiom fu contestato da un gruppo di operai dello stesso sindacato.

http://www.youtube.com/watch?v=Sk21ZphXY-U

A non piacere è l'avvicinamento del leader della Fiom al partito di Antonio Di Pietro. Una simpatia verso l'Idv che molti in Fiom non condividono: la minoranza perché vorrebbe essere più piddina; mentre l'ala più vicina a Bellavita e quindi a Giorgio Cremaschi, Rete 28 aprile,  vorrebbe slegarsi dalle logiche di partito e seguire il filone movimentista.
Ma soprattutto perché a tenere saldo il legame tra Fiom e Idv è il responsabile lavoro del partito, l'ex sindacalista Fiom Maurizio Zipponi, che Cremaschi sin dai tempi di Rifondazione comunista ha smesso di apprezzare. Tanto che da allora le frecciatine non sono mai mancate.
FIOM NON SIA IN BALÌA DEI PARTITI. L'ultima in una recente intervista rilasciata dal presidente della Rete 28 aprile ad Affari italiani. Cremaschi non solo ha puntualizzato che "ci sono troppi sindacalisti che si mettono a fare partiti", ma ha ribadito che come Fiom "siamo sempre stati indipendenti dagli schieramenti politici, anche da quelli di centrosinistra".
Per questo l'incontro indetto il 9 giugno a Roma dal sindacato con i leader di Pd, Idv e Sel non è piaciuto per niente: "Non è compito della Fiom lavorare perché ci sia la pace tra Di Pietro, Vendola e Bersani".
Ma a parte le critiche e le frecciatine che attraversano i corridoi della Fiom, il legame con l'Idv sembra consolidato. E in questi giorni è stato ancora più evidente dopo l'intervista rilasciata al Manifesto il 4 settembre dall'ex leader della Fiom e coordinatore dell'area ''la Cgil che vogliamo'' Gianni Rinaldini.
IDV E LA RICHIESTA DELL'EX FIOM. Rinaldini, mentore e padre politico-sindacale di Landini, ha chiesto all'Idv, promotrice dei quattro quesiti referendari (di cui due relativi al ripristino dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e dei diritti universali previsti dal Contratto Nazionale, art. 8), di tornare in Cassazione con un nuovo comitato promotore allargato senza caratterizzazioni di partito.
Una richiesta che molti temono possa essere interpretata come un invito a nozze, che potrebbe poi portare la Fiom a diventare cinghia di trasmissione dell'Idv. O di Sel. O del Pd. A ognuno la sua, in fondo Fiom è una e trina.
Insomma è ancora una volta la politica a dettare gli umori e gli amori all'interno della Fiom, anche quando la crisi e la perdita del lavoro per migliaia di persone richiederebbe un dispendio di energie per ben altri motivi.

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