Non lavorare stanca

13 Settembre Set 2012 1718 13 settembre 2012

Monti e lo Statuto dei politici

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Monti critica lo Statuto dei lavoratori ed è polemica.


I toni sono sempre gli stessi, pacati, sommessi. Ma Monti al volante rimane un pericolo costante. I suoi discorsi sono lenti e spesso noiosi, ma inversamente proporzionali alla velocità delle frecciate che lancia.
L'ultima il 13 settembre: «Alcuni dei danni maggiori arrecati al Paese sono derivati dalla speranza di fare bene anche dal punto di vista etico, civile e sociale, ma con decisioni politiche che spesso non erano caratterizzate da pragmatismo e valutazione degli effetti», ha detto il premier intervenendo in teleconferenza al XXVI convegno della Società italiana di Scienza politica, all'università Roma Tre.
Sarà che la scienza politica è ostica, sarà che la sua voleva essere una lectio magistralis, una di quelle per le quali ti danno la laurea anche se poi non sai nulla in materia. E chi ti ascolta rimane a bocca aperta non per ammirazione ma per incomprensione. Così  la domanda nasce spontanea: cosa voleva dire Monti?
Voleva attaccare lo Statuto dei lavoratori creando una dicotomia tra le parole "speranza", "bene etico, civile e sociale" e "politica" e "pragmatismo"? Bè se così fosse non ha detto niente di nuovo.
Da tempo ormai il bene comune in politica si è trasformato in uno slogan che nella pratica diventa: sì siamo tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri.
«Certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici hanno finito, impattando sul gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti deboli che intendevano favorire», ha proseguito Monti, spiegando di fare riferimento «anche a certe disposizioni dello Statuto dei Lavoratori». E qui verrebbe da dire: Monti che stai a dì?
Il suo non sarà mica un esempio concreto di quanto i politici siano incapaci di essere pragmatici e di realizzare il "bene etico, civile e sociale"? Non per essere "populisti", termine tanto in voga in questo periodo, ma sappiamo già che al governo alla fine, nonostante le speranze e le buone intenzioni il gioco del mercato si trasforma sempre in un gioco d'azzardo, dove sul piatto vengono messi proprio i beni dei più deboli. Vedi decreto esodati (i nuovi 55 mila), ancora inattuato "manca la copertura finanziaria", dice il Pdl.


Insomma un discorso ambiguo quello di Monti, che ha messo subito lavoratori e sindacati sulla difensiva. E non solo. Per una volta anche il ministro Fornero ha dovuto restituire il favore e correre in aiuto di Mario.
Le modifiche dello Statuto dei lavoratori "non sono previste adesso", ha assicurato il ministro del Lavoro, "lascio a Monti le sue dichiarazioni", ha proseguito, rilevando comunque come "le modifiche all'articolo 18 siano una buona premessa per fare più occupazione".
Intanto così, per essere pratiche pratiche, ieri ho pranzato con un'amica che dopo un contratto a tempo determinato è tornata ad un cococo, ma questa volta per un periodo più lungo, "perché con la riforma Fornero adesso l'azienda se ti fa subito un altro contratto rischia poi di doverti assumere" (l’intervallo di tempo tra un contratto e l’altro passa da 10 giorni, o 20 se il contratto supera i 6 mesi, a ben 60 o 90 giorni di attesa).
Ma  non è che Monti parlava dello Statuto degli economisti o dei politici? In effetti così la sua frase avrebbe un senso: "Alcuni dei danni maggiori arrecati al Paese sono derivati dalla speranza di fare bene anche dal punto di vista etico, civile e sociale, ma con decisioni politiche che spesso non erano caratterizzate da pragmatismo e valutazione degli effetti».
Se così fosse alla fine allora avrebbe anche dovuto consigliare la lettura del libro di uno suo collega bocconiano, Luigi Zingales, dal titolo "Manifesto capitalista", che invita tutti ad arginare il capitalismo clientelare con un capitalismo fondato su un'etica, un insieme di valori morali, per cui gli incentivi individuali sono allineati a quelli sociali.

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