Nuccio Altieri

5 Maggio Mag 2016 1040 05 maggio 2016

Lo Stato non decida su ombrelloni e jeans

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Metà aprile, temperatura che sfiora i trenta gradi, lunghe colonne di auto sulle strade che portano al mare, turisti stranieri pronti a godersi il sole sulle nostre spiagge. Ingredienti utili per far felice gli operatori del turismo e per far ripartire il settore dopo anni di crisi economica. E invece no. I lidi devono restare chiusi perché siamo il Paese dove esiste anche una legge che decide quando uno stabilimento balneare può essere aperto.
Siamo anche il Paese in cui i negozianti non possono decidere liberamente quando applicare i saldi. Dirigismo allo stato puro. Non si capisce perché in un’economia di libero mercato (ma lo siamo davvero?), debbano essere disposizioni dall'alto a prevedere, zona per zona, quando i commercianti possano mettere in vendita prodotti attuando sconti. Sono solo due esempi di un’Italia malata di burocrazia e statalismo soffocata da uno Stato sempre più invadente, controllore, sprecone. Uno Stato che blocca la crescita e lo sviluppo delle imprese con tasse e imposte che hanno assunto un peso spropositato.
Oltre agli esempi fatti fino a qui, potremmo citare migliaia di altri casi. Divieti, sprechi e inutili lungaggini burocratiche, pressione fiscale alle stelle che quotidianamente ingabbiano un cittadino sottoposto a varie forme di arbitrio in un rapporto d’ingiustificata subalternità.
Lo statalismo è una malattia cronica dei partiti della sinistra italiana che per decenni si è abbandonata a un insensato tassa e spendi. Ma anche nel centrodestra, che per sua natura, dovrebbe essere la casa del libero mercato, del sostegno agli imprenditori, della semplificazione burocratica, si annidano da sempre statalisti incalliti.
Oggi abbiamo un governo di sinistra sostenuto in parlamento da forze di centrodestra. Una compagnia piuttosto variegata ma dove non trovano posto i liberali. Anzi, a parole ce ne dovrebbero essere in tanti ma i fatti raccontano un’altra storia: basta guardare cosa è successo con la legge di riforma costituzionale che dovrà essere sottoposta al giudizio degli elettori il prossimo ottobre.
Come Conservatori e Riformisti avevamo proposto una serie di emendamenti per porre un tetto fiscale in Costituzione così da fissare un limite all’imposizione fiscale ai danni dei cittadini. Ovviamente li hanno respinti.
Nel frattempo il centro studi “Impresa lavoro” ha pubblicato l’Indice della Libertà Fiscale (sette diversi indicatori, ognuno dei quali analizza e monitora un aspetto specifico della questione fiscale): siamo ultimi tra 29 paesi europei.