Nuccio Altieri

12 Maggio Mag 2016 1244 12 maggio 2016

Cosa manca in Italia e in Europa per lo sviluppo dell'industria digitale

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Turismo, grandi imprese, eccellenze del manifatturiero della moda e del design sono componenti fondamentali dell’economia italiana. Siamo, però, molto indietro su digitale e innovazione. Un vero peccato perché da questo settore potrebbe arrivare un contributo importantissimo allo sviluppo dell’Italia. Quello del digitale è un mercato particolarmente complesso perché necessita di grandi investimenti in ricerca e tecnologia e di strutture aziendali dinamiche e veloci, capaci di stare al passo con i rapidissimi cambiamenti del mercato. Per favorire la libertà di concorrenza è essenziale il ruolo dell’Unione europea che deve garantire le condizioni per la creazione di un mercato del digitale aperto all’imprenditoria dei paesi europei.

Con questo obiettivo, recentemente, la Commissione europea ha accusato Google di avere abusato della sua posizione sul mercato per favorire i suoi servizi e app. Il Commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager ha spiegato che il colosso americano promuove i suoi prodotti alle spese della concorrenza, costringendo le società che producono smartphone e che vogliono installare il sistema operativo Android a installare anche le app di Google. Così facendo, Google occupa quasi il 90% del mercato degli smartphone grazie ad Android. Questa presenza massiccia consente all’azienda di Mountain View di detenere la quota principale del mercato della pubblicità online. Agli altri, per finanziare ricerche e investimenti, restano solo le briciole.

Fin qui c’è l’azione dell’Unione europea che, come già fatto con Microsoft, ha il dovere di vigilare sul pluralismo del mercato. Ma c’è, poi, anche una questione che riguarda i singoli stati nazionali. Quello relativo alle tasse e al rapporto con i fisco. Per le somme dovute dal 2005 Google verserà al fisco britannico 130 milioni di sterline. Una cifra ritenuta troppo bassa dalla maggior parte degli osservatori internazionali. La Francia ha scelto una via diversa e avrebbe chiesto a Google 1,6 miliardi di euro di tasse non pagate. E il governo italiano? Tra contestazioni del Fisco e della magistratura, e i tentativi di accordi rifiutati dalla società americana, non è chiaro quale sia la posizione che vuole assumere il governo Renzi.