Nuccio Altieri

3 Giugno Giu 2016 1028 03 giugno 2016

Per 154 giorni l'anno lavoriamo solo per pagare le tasse, così è impossibile ripresa economica

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Gli italiani hanno una delle pressioni fiscali più alte d'Europa.

Oggi è il giorno della “liberazione”, il tax freedom day in cui si smette di lavorare per pagare l’Erario. Secondo le stime della Cgia servono ben 154 giorni di fatica: pari a poco più di 5 mesi lavorativi su 12. Tanto serve per pagare le tasse. Un’enormità, non degna di paese civile.

In Italia la pressione fiscale e' troppo elevata. Ed è così da troppo tempo. Renzi si è riempito la bocca con i proclami di riduzione delle tasse, ma ad oggi nulla e' cambiato, anzi per convenienze elettorali ha alimentato il circolo vizioso del tassa e spendi non tagliando gli sprechi di un apparato statale elefantiaco e inefficiente. Oggi paghiamo il conto salatissimo dell’indebitamento e di una politica fiscale che per sostener una spesa pubblica eccessiva ha spremuto imprese e lavoratori. Gli italiani sono costretti a pagare tasse troppo alte in beni e servizi non essenziali, non desiderati né richiesti.

Le politiche europee di austerity e del rigore inflitte negli ultimi anni hanno fatto crescere le tasse a ritmi costanti. Nel 1996 la pressione fiscale era allo 40,7%; nel 2001 al 40,1%; nel 2006 al 40,2%, nel 2010 al 41,6%; nel 2015 al 42,9%. Il rapporto della Cgia svela che, ormai, sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale “reale”. che quest’anno tocca il 48,4 per cento; 6,2 punti in più rispetto a quella “ufficiale”.
Sono numeri impressionanti e che dovrebbero spaventare. Nessun Paese sarebbe in grado di far ripartire l’economia dopo anni di profondissima crisi con questo livello di imposizione fiscale. Non è retorica dire che all’Italia serve una rivoluzione fiscale. E’ una semplice constatazione. La sfida del futuro, per chi vuole davvero cambiare e rendere moderno il nostro Paese, è questa: fare che il tax freedom day arrivi prima, senza dover far passare metà di ogni anno prima di poter incassare direttamente il frutto del proprio lavoro.