Nuccio Altieri

15 Giugno Giu 2016 1110 15 giugno 2016

Se la nazionale smaschera l’ingiustizia dello sciopero "furbo"

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Sappiamo tutti che quando la Nazionale di calcio partecipa alle grandi competizioni riscopriamo il patriottismo e che quando inizia la partita il Paese si ferma. Stavolta, però, c’è chi ha esagerato. I lavoratori dell’Atac, la società concessionaria del trasporto pubblico di Roma, hanno scioperato esattamente nelle ore in cui i ragazzi di Antonio Conte giocavano la partita d’esordio agli Europei contro il Belgio.

Sono convinto che la grande maggioranza dei dipendenti di quell’azienda siano dei gran lavoratori, però, il dato di fatto è che uno sciopero ‘tattico’ ha privato, ancora una volta, i cittadini romani di un loro diritto. Certamente anche i lavoratori hanno diritto a scioperare ma la coincidenza con la partita della nazionale lascia un senso di amaro in bocca e di frustrazione. La stessa che si prova davanti al giorno libero per allungare un weekend, alle inefficienze e ai ritardi che i cittadini devono sopportare. Certi comportamenti, certe prepotenze non sono tollerabili. Non credo si possa essere accusati di fare facili generalizzazioni se si afferma che uno sciopero proclamato esattamente nelle ore di una partita è un attacco al bene pubblico, a quei servizi essenziali che i cittadini pagano (molto caro) di tasca propria.

E qui subentrano le mancanze della politica e degli amministratori che non hanno la forza di ribellarsi al corporativismo dei prepotenti con il posto fisso, di chi resta al proprio posto a prescindere dai risultati ottenuti, dalla ricchezza prodotta, dalla capacità di soddisfare le esigenze e le richieste degli utenti. In questa vicenda si scorge la stessa matrice culturale burocratica-statalista e anti-liberale emersa anche qualche giorno fa con una sentenza della Cassazione. La suprema Corte ha stabilito che agli statali si applica l’articolo 18 in materia di licenziamento, cioè niente legge Fornero. Quindi, da un lato c’è il mondo del lavoro iper-protetto dove non conta la produttività e dove non esiste la concorrenza. Dall’altro quello che sopravvive solo se ha le capacità di reggere alle sfide e alle regole del mercato.