Olimpia43

27 Luglio Lug 2012 0936 27 luglio 2012

Gol e capitano gallesi, ma il Regno non è mai stato così poco Unito

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Le Olimpiadi possono dove la politica fallisce. A volte è vero, altre molto meno. La Gran Bretagna non centrava l'accesso al torneo di calcio da Roma 1960, e dal 1976, quando il meccanismo della qualificazione cambiò con l'introduzione dei Campionati europei under 23 (poi diventati under 21), nemmeno ci provava. Ma quando si ospitano i Giochi si ha il diritto e il dovere di presentarsi in tutte le discipline, e così lo Union Jack si è dovuto ricompattare.

Non è stato semplice, perché nessuno voleva giocare per la Regina. La gelosa custodia della propria particolarità e singolarità calcistica vale almeno quanto le rivendicazioni di autonomia/indipendenza politica dalla Corona. Alla fine solo il Galles ha ceduto, mentre Scozia e Irlanda del Nord sono rimaste arroccate nel loro rifiuto. Edimburgo poi si appresta a votare per abbandonare Londra (il referendum dovrebbe svolgersi nell'autunno del 2014, anche se il governo britannico vorrebbe anticiparlo per aumentare le possibilità che fallisca), quindi lo strappo alla regola sarebbe stato quantomai ipocrita.

Craig Bellamy affrontato irregolarmente in area di rigore, per un penalty non visto dall'arbitro. Alle sue spalle Ryan Giggs con la fascia da capitano.


Così San Giorgio e il dragone si sono ritrovati a fare comunella, lasciando da parte Sant'Andrea e la stella di David con la mano rossa (simbolo al centro della bandiera dell'Irlanda del Nord, bandita dopo il Bloody Sunday del 1972). Tra campo e panchina è scesa dunque una squadra con 13 inglesi e 5 gallesi, una minoranza piuttosto forte, con un capitano e un bomber nativi di Cardiff. Nell'1-1 contro il Senegal Ryan Giggs, a 39 anni da compiere a breve, ha giocato 90 minuti con la solita classe, Craig Bellamy invece ha segnato il gol del momentaneo 1-0.

Ma per il Galles, che ha club professionistici che militano nel campionato inglese, lo sforzo era senza dubbio minore, e di questa esperienza resterà ben poco: una divisa da gioco bellissima, e l'illusione di un'unità che non esiste più, e forse non è mai esistita. Poi lo Swansea tornerà a giocare in Premier League, il Cardiff in Championship. Il Celtic di Glasgow, orfano dei falliti Rangers, dominerà incontrastato il campionato scozzese, e nell'Ulster si riprenderà a giocare il solito calcio mediocre. Londra 2012 potrebbe essere l'ultima Olimpiade con uno scozzese a portare lo Union Jack nella cerimonia inaugurale (Chris Hoy, pistard triplo oro a Pechino) e un giorno, magari nemmeno troppo lontano, Edimburgo potrebbe smettere di cantare contro voglia God save the Queen.

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