Olimpia43

30 Luglio Lug 2012 2101 30 luglio 2012

Spada femminile, il secondo che non finiva più

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Pazzesco! Mai vista una cosa del genere in vita mia, nemmeno nei 10 anni che ho passato sulle pedane di scherma, il più delle volte impugnando una spada. Shin A Lam, 25enne sud coreana, si gioca il traguardo di una vita, la finale olimpica, in un assalto difficilissimo contro Britta Heidemann, 29enne tedesca, oro a Pechino 2008, che ha già deciso che quella di Londra sarà la sua ultima gara.

Le due arrivano al termine dei 9 minuti sul 5-5, come succede nelle scherma si va al minuto supplementare, con la priorità sorteggiata a favore della coreana. Se nessuna delle due riesce a piazzare la stoccata vincente, in finale ci va lei. E lei si difende alla grande, con l'arma sempre in linea. Quando la Heidemann tocca, tocca pure lei, mettendo a segno una serie di colpi doppi che mantengono invariata la situazione. Lo fa, per ben due volte, anche quando il cronometro segna un solo secondo alla fine. Poi il tempo riparte, con le due che ancora non hanno ripreso posizione in pedana, arriva a zero prima che l'arbitro dia l'a voi, e l'ufficiale cronometrista lo riporta a 1 secondo. Britta parte ancora, e stavolta tocca: la finale è sua.

Il problema è che nella scherma i decimi e i centesimi di secondo non si vedono. Passano, ma non si vedono. Il dubbio è forte: se l'ufficiale avesse riportato il cronometro a un secondo quando magari mancava qualche centesimo? Se semplicemente, almeno una di quelle tre volte, non fosse riuscito a farlo partire? Costruire tre azioni d'attacco, seppure in frecciata, è matematicamente impossibile, in un solo secondo, è matematicamente impossibile. La reazione del commissario d'arma coreano è perfettamente comprensibile, protesta con la giuria, chiede di verificare che il cronometro sia ripartito ogni volta, che non sia stato regalato alla Heidemann qualche centesimo di bonus.

Suspense, tutti i presidenti di giuria si riuniscono. C'è anche l'espertissimo e stimatissimo italiano Sisto. Confabulano. Passano 10, 20 minuti. Alla fine la direttrice dell'incontro viene rimandata a bordo pedana, a dire che la stoccata della Heidemann è valida. Lam piange, incredula, il suo commissario d'arma fa cenno che intende andarsene. Britta invece prima si trattiene, poi esplode nella gioia per la finale conquistata. Ma la coreana non si muove dalla pedana, non si sposta. La sua delegazione ha intenzione di presentare ricorso, ma non si trovano i soldi per la cauzione. Un vero pasticcio. Se ne va più di un'ora. Ci sarebbero due finali da disputare: una per il bronzo e una per l'oro. La Shin non ci pensa più, chissà come arriverebbe a quella finalina di consolazione. Per questo non si muove nemmeno quando Bernardini, un altro italiano, le comunica che la decisione è definitiva. Si teme il nero, arriva il giallo. Tirerà per il bronzo, 10 minuti dopo, proverà a vincerlo, ma perderà contro la fortissima cinese Sun.

Quarta, senza medaglia e tra le lacrime, ma con tutto il pubblico dalla sua parte. Accolta e salutata da una standing ovation. Le Olimpiadi sono anche questo.

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